domenica 6 luglio 2008

La "tassa sulla malattia" aumenta e vale anche per insegnanti e militari

Il taglio ai premi di produttività previsto dal decreto Tremonti è formalmente già in vigore, ma vale per i premi del 2009 quindi ancora non può avere conseguenze pratiche (con l'eccezione delle agenzie fiscali e del ministero dell'Economia, dove i fondi integrativi vengono intaccati già quest'anno).
E' in vigore a tutti gli effetti invece un'altra misura: l'articolo 71, quello che punta a disincentivare le assenze dal lavoro.

La norma introduce una penalizzazione economica per tutti i dipendenti statali che si mettono in malattia. Per ogni giorno di lavoro perso, si subisce una decurtazione in busta paga. Già esistevano penalità di questo tipo per il personale dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti previdenziali. Adesso il decreto le estende a tutto lo Stato, dunque sono esclusi solo gli enti locali e la sanità. Inoltre la detrazione diventa più pesante: nei ministeri e nelle agenzie fiscali veniva tolta dalla busta paga soltanto la quota giornaliera dell'indennità di amministrazione; ora invece la quota si calcola su tutto il salario accessorio.

La decurtazione si applica per i primi dieci giorni di malattia, per i giorni successivi si torna allo stipendio normale. Ma se l'assenza supera i dieci giorni, il dipendente non può più mandare all'amministrazione un certificato medico qualsiasi. Il certificato deve essere rilasciato - è scritto nel decreto - "da una struttura pubblica".

Un'altra novità riguarda le visite fiscali. Il lavoratore malato è tenuto ad essere reperibile in casa dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20, sia nei giorni feriali che in quelli festivi.

L'articolo 71 sta creando, almeno per i primi giorni, un forte disorientamento nei posti di lavoro, oltre a un prevedibile malcontento. Ci sono tante cose ancora poco chiare. Provo a farne un elenco sommario.

- Il primo interrogativo che si sono poste le amministrazioni è: che cosa significa "struttura pubblica"? Qualcuno ha pensato che divenisse obbligatorio recarsi in un'ospedale o in un'ambulatorio Asl, con il prevedibile intasamento dei pronto soccorso. L'altro giorno un parere ufficiale del Dipartimento Funzione pubblica (firmato dal capo dell'Ufficio Personale Francesco Verbaro) precisava che va inteso come struttura pubblica anche un medico di base. In questi giorni il Dipartimento dovrebbe diffondere una circolare interpretativa per chiarire meglio questo aspetto.

- La cosa però ha preoccupato molto i medici di famiglia. Se i malati devono restare tutto il giorno in casa ad attendere l'eventuale controllo fiscale, per avere il certificato dovranno chiedere al loro dottore la visita a domicilio. Fra l'altro, nella imminente circolare della Funzione pubblica dovrebbe esserci scritto che il medico è obbligato a visitare di persona il paziente prima di rilasciare una certificazione, quindi anche la classica telefonata per descrivere i sintomi e chiedere qualche giorno di malattia diventa a questo punto un illecito.

- Che succede nei comparti in cui era già prevista una penalità? Nei ministeri e nelle agenzie fiscali la decurtazione durava quindici giorni, ma se si arrivava al sedicesimo si recuperavano anche i soldi persi nelle prime due settimane. Ora come si integrano le vecchie regole dei contratti con quelle del decreto? Stesso discorso per gli enti previdenziali dove la riduzione di stipendio scattava invece a partire dal quindicesimo giorno. Per i dipendenti dell'Inps ci sarà una detrazione economica doppia?


- Gli agenti di polizia ci sono rimasti male. Per mesi hanno assistito da lontano alla campagna nazionale contro quei fannulloni nullafacenti assenteisti degli statali, ma non pensavano di lasciarci le penne anche loro. Invece la tassa sulla malattia colpirà anche forze armate e forze dell'ordine. Un sindacato di polizia ha denunciato: anche gli agenti feriti per cause di servizio verranno puniti in busta paga. Dalla lettura del decreto in effetti sembrerebbe di capire proprio così, o perlomeno la cosa non è chiara. Sabato scorso la Funzione pubblica ha precisato con una nota che l'infermita per causa di servizio non comporta la penalizzazione, e ha annunciato che la cosa verrà chiarita ufficialmente nella circolare interpretativa di cui si è già detto. Un piccolo danno per i poliziotti feriti comunque ci sarà: all'articolo 70 si prevede "l'escusione di trattamenti economici aggiuntivi" per coloro cui è stato riconosciuto l'equo indennizzo per causa di servizio. Nella relazione tecnica del decreto si prevede un risparmio pari mediamente a 379 euro per ogni agente (o ministeriale) infortunato.


Dubbi a parte, è interessante leggere qualche cifra. Dai provvedimenti anti-assenteismo il Tesoro ha previsto di ricavare un risparmio netto di 27,5 milioni di euro l'anno. Il calcolo è stato fatto considerando una decurtazione media di 6,5 euro al giorno. La media appare sorprendentemente bassa in verità, ed è sicuramente infuenzata dal fatto che i dipendenti della scuola (cioè metà degli statali) hanno un salario accessorio modesto. In certe amministrazioni però il sacrificio sarà notevole, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei dipendenti colpiti saranno ovviamente malati veri.

Un'ultima considerazione. Cosa sarebbe successo se una misura del genere fosse stata presa da un qualsiasi governo negli anni passati? Giusta o sbagliata che fosse, la tassa sulla malattia è sempre stata odiata da quella parte di statali che già la subivano (ministeri, agenzie fiscali). Appena tre anni fa Cgil, Cisl e Uil chiedevano con forza nella loro piattaforma contrattuale di cancellarla dai contratti. Oggi che la decurtazione viene addirittura appesantita ed estesa a tutti, non si sentono in giro grandi urla di protesta. Sarà la posizione di forza di cui gode in questo momento il governo Berlusconi; sarà la mancanza di sponde politiche nell'opposizione; sarà che mesi di articoli di Ichino e di inchieste sugli assenteisti hanno lasciato il segno. Sta di fatto che il clima nel paese è cambiato, e anche i dipendenti pubblici se ne rendono conto.

4 commenti:

Pietro Piovani ha detto...

Profeticamente, il signor Emmo ha inviato un commento perfetto per questo post prima ancora che io lo scrivessi. Mi chiedo come abbia fatto. Ecco il testo:


"Mi consenta, l'interpretazione della Funzione pubblica sull'art. 71 non poteva essere altrimenti visto la disapplicazione di altri articoli di legge, spiega cosa si intende per struttura pubblica: anche il medico convenzionato è da considerare medico pubblicom solo che deve farlo sul ricettario del SSN nazionale e sottoscriverlo con il timbro regionale.
Per il resto non mi sembrano norme che siano penalizzanti perché il problema esiste (o vogliamo negare che esista?) e soprattutto si conoscono le medie di assenze, ma io in 22 anni di p.a. ho collezionato 21 gg di assenza per malattia, di cui 7 per infortunio ad un occhio, e le assicuro che non sono eroe.
Saluti Emmo."

Dario Quintavalle ha detto...

è del tutto irrazionale che le decurtazioni sullo stipendio vengano fatte solo per le assenze brevi. Non è affatto un disincentivo. Se uno è davvero malato per otto giorni, troverà piu conveniente prolungare il periodo di malattia di altri due per non incorrere in alcuna penalizzazione, piuttosto che tornare sollecitamente a lavorare.

Anonimo ha detto...

Grazie per i complimenti. Adesso aggiungo, se mi permette un'altra chicca, che sembra intoccabile e parlarne sembra andare contro,. la 104/92. Capiomoci legge sacrosanta ma smbremata dalla modifica del 2000 e da varie3 cirolari interpretative. Sino al 2000 la 104 aveva certe regole in effetti troppo rigide, poi è stata cambiata. vado in soldoni abolendo la convivenza, giusto ma mettendo, qui è un errore secondo me tecnico di cui nessuno se ne accorto sennò è inspiegabile tra i beneficiari anche i partenti sino al terzo grado compreso gli affini!!!!!! Cioè sorelle delle suocere, madrì delle suocere, sino ad arrivare cognato etc. etc.Paradosso del paradosso queste persone cioè gli assistenti non possono andare in permesso al funerale degli assistiti. Perché??? Perchè i permessi lutto sono concessi sino a parenti di terzo grado ma affini di I.
Non vado avanti il prossimo commento sarà sulle cause di servizio.
Saluti
Emmo
PS Sapete perchè si arrivano a questi errori perchè i dirigenti generali, ottimi, almeno nella buona parte, dirigenti per carità, non hanno contatto con la casistica come i dirigenti di campagna, come li chiamo io, questi vivono come si suol dire sul marciapiede e molti conoscono le leggi amministrative molto del migliore avvocato amministrativista.

Anonimo ha detto...

Ad oggi (19 luglio) si è chiarito che il medico di base, o di famiglia, è da considerarsi "struttura sanitaria pubblica". Per cui il dipendente in malattia, che sia il primo o il decimo episodio nell'anno solare, si fa tranquillamente certificare dal medico della mutua e non va ad intasare ridicolmente ospedali e pronto soccorsi per un'influenza. Ma va?? Ci voleva la genialata di Brunetta per scoprirlo. C'è una chiarissima sentenza del TAR del Lazio del 2000 in proposito. Ma Brunetta deve terrorizzare i dipendenti e ammiccare alla voglia di ghigliottina sul settore pubblico che ruggisce nell'elettorato di centrodestra. Non ha tempo di documentarsi prima di emanare decreti e circolari.

Quanto al post originale, rilevo alcune inesattezze. Dal medico di base il dipendente ammalato ci può andare quando vuole: non esiste che, visita fiscale o no, uno non possa recarsi dal proprio medico curante. Si fa rilasciare una certificazione della visita e se il medico fiscale arriva quando il dipendente è dal proprio medico, quest'ultimo esibirà la certificazione come giustificativo dell'assenza. Tra l'altro visto che Brunetta ha esteso le fasce di reperibilità praticamente a tutta la giornata, anche il recarsi presso una farmacia per acquistare farmaci, se si è da soli, dovrebbe essere considerato un motivo valido per assentarsi dal domicilio. Inoltre, non pare che le nuove norme si applichino solo allo "Stato" e non agli enti locali. Da dipendente regionale posso confermare che la mia Amministrazione ha (con molta, troppa, addirittura sospetta solerzia) recepito il decreto nella sua interezza.

Infine una considerazione sulla scarsa resistenza di dipendenti a sindacati al famigerato decreto. Indubbiamente i sindacati confederali, sotto shock dopo mesi di campagna contro "i fannulloni" (che continua: basta vedere i vergognosi servizi dei telegiornali, tutti proni a Brunetta e alle veline del suo Ministero) e preoccupati di essere considerati difensori dei fannulloni, non hanno mosso un dito. Solo RdB - COBAS si stanno dando da fare, con manifestazioni e proteste che naturalmente la grande stampa e le grandi TV si guardano bene dal coprire, tutte prese come sono dal compiacere il governo e rincorrere la demagogia e la facile presa popolare della caccia alle streghe dipendenti pubblici. Ma i numeri di RdB sono quelli che sono, non possono mobilitare grandi piazze. Siamo in estate, molta gente è via o non ha voglia di impegnarsi, molti colleghi sono rassegnati e apatici, come se perfino ribellarsi a questo decreto odioso e iniquo fosse ormai politicamente scorretto. L'unica speranza, e non è un granché, sono gli emendamenti che l'opposizione presenterà in sede di conversione in legge del decreto.