giovedì 31 luglio 2008

Ammettiamolo: certi fondi di amministrazione sono esagerati

Il taglio ai fondi di amministrazione previsto da Tremonti e Brunetta nel loro decreto ha provocato le comprensibili proteste dei dipendenti pubblici. Forse però sarebbe il caso di cogliere l'occasione per una riflessione obiettiva su questi fondi di amministrazione. Non mi riferisco al modo in cui vengono distribuiti i soldi, alle solite (e giustificate) polemiche sulla meritocrazia e i premi a pioggia. Sto parlando proprio dell'entità dei fondi. Non sarebbe il caso di chiedersi se, almeno in certe amministrazioni, le risorse destinate alla contrattazione integrativa non siano troppe?

Lo so che il discorso risulta antipatico, e che non è mai piacevole sentirsi fare i conti in tasca quando magari si guadagnano 1.200 euro netti di stipendio mensile (premi esclusi). Però non sarebbe neanche giusto fare finta di niente.
Per esempio, mi piacerebbe chiedere ai dipendenti del ministero della Salute: è giusto che i vostri premi debbano comprendere, oltre alle normali risorse destinate a tutti i ministeriali, anche risorse aggiuntive pari mediamente a 9.500 euro a testa? Perché il vostro fondo di amministrazione deve essere dieci volte più grande di quello destinato a un vostro collega del ministero del Lavoro? Quale valore in più producete, quale rischio in più correte, quale maggiore sforzo vi viene richiesto, tale da giustificare dieci euro di indennità per ogni euro ricevuto da un altro ministeriale?

E non è solo una questione di casi specifici, come quello della Salute. E' un fenomeno generale. Negli ultimi anni i contratti integrativi delle amministrazioni pubbliche hanno portato belle somme nelle buste paga dei dipendenti. I dati dicono che fra il 2000 e il 2006 gli aumenti di stipendio legati ai contratti nazionali sono stati del 15% circa, ma se si includono nel calcolo anche gli aumenti di stipendio dovuti agli integrativi allora la rivalutazione delle buste paga è stata quasi del 30%. Cioè il doppio dell'inflazione.

I dipendenti pubblici hanno il vantaggio di poter contare sempre sui benefici degli integrativi, mentre chi lavora in un'azienda privata corre il rischio di non vedere neanche un soldo di premio per tutta la sua vita: nel privato la contrattazione integrativa arriva soltanto in un terzo delle imprese.

Voglio rassicurare i lettori del blog, non mi sono improvvisamente Brunettizzato. Certamente è giusto rimproverare al governo la scelta di tagliare indiscriminatamente tutti i premi. Il decreto Tremonti-Brunetta non guarda in faccia nessuno, punisce le amministrazioni che funzionano bene come quelle che funzionano male, chi distribuisce i soldi con onestà e ed efficacia come chi li regala senza criterio o peggio ancora li usa per favorire gli amici e punire i nemici.
Però mi sembra arrivato il momento di ammettere che i fondi degli integrativi fino a oggi sono stati mediamente troppo generosi. Da qui si può partire per ragionare su un riequilibrio delle risorse. Togliendo magari qualcosa a chi finora è stato fin troppo fortunato, e - perché no? - riconoscendo un po' di più a qualche amministrazione fino a oggi trascurata.

4 commenti:

Cosimo ha detto...

Qui il problema evidenziato è di sistema: si racconta in vulgata che lo "statale" campa con 1200 euro al mese, ma è una storiella per i semplici. Lo "statale" campa del tabellare, che mi risulta di un paio di cento euro più alto se parliamo di un livello economico come il C1/C2 (quello che sconta uno dei maggiori addensamenti di personale), dei ticket (fra i 7 e i 12 e passa euro) e del fondo di produttività. Su quest'ultimo occorre spendere qualche parolina: è stata il cavallo di troia per introdurre aumenti e avere stipendi decenti, dato che il tabellare era oggetto di contrattazione nazionale e, quindi, anche dell'attenzione di controllori e media. Il salario incentivante, affidato alla contrattazione integrativa, è stato l'asso della manica per i dipendenti pubblici, sia pure in modo inevitabilmente sperequato, per avere una forma di aggancio al costo effettivo della vita. Si scopre il segreto di pulcinella insomma: che con 1200 euro non si campa, se non con molte rinunce che la gente, mi scusi, non vuole fare, che le retribuzioni effettive sono più alte di un X, sia pure sperequato, che il governo deve recuperare soldi per finanziare altro e, quindi, con la storia della produttività, dell'efficienza e della meritocrazia, taglia a raso tutto il tagliabile. Produttività e meritocrazia non vanno mai separate, concettualmente, dal tema dell'organizzazione del lavoro, dei metodi e del livello di professionalità dei dipendenti. Senza contare che il dipendente "fannullone" fa comodo per appaltare all'esterno tutto l'appaltabile e favorire ulteriori clientele.

Anonimo ha detto...

Il taglio ai fondi di produttività del pubblico impiego ha trovato vasta eco nei giornali perchè tali fondi vengono descritti come profumate regalie date a pioggia in aggiunta allo stipendio.
Io che sono un cancelliere so che nel mio ministero tali fondi sono corrisposti in parte in base alla presenza, è vero, ma anche utilizzati per pagare straordinari, turni di reperibilità, turni pomeridiani, indennità di maneggio valori, indennità ai centralinisti non vedenti e altre voci legate a servizi effettivamente svolti.
Non regali dunque.

Anche io mi sono chiesto perchè un dipendente della sanità debba avere un FUA 5 volte superiore a quella del mio Ministero.
Ho cercato delle risposte nei loro conratti- oggi con internet è facile consultare tutti i contratti (tranne il contratto dei dipendenti della Banca d'Italia)- ed ho letto di indennità di servizio notturno, di indennità servizio tossicodipendenze, di radiologia, etc. che rimandano a lavoro svolto con fatica, in situazioni sgradevoli, che trovo gusto compensare adeguatamente.

Ecco, Dr. Piovani, forse Lei più che chiedersi se siano congrue queste differenze potrebbe, da buon gioralista, meglio di altri accertare - e poi raccontarci- quali situazioni di lavoro impegnativo risarciscono, quali professionalità premiano, in modo da permettere a noi di capire se è opportuno che rimangano.
Altrimenti la non conoscenza (ignoranza) porterà il dipendente pubblico di un ente a guardare invidioso e in cagnesco il collega dell'altro, esattamente come molti italiani oggi (specie i lettori di alcune testate) guardano noi lavoratori pubblici, favorendo il divide et impera di cui non abbiamo proprio bisogno.
Cordiali Saluti
P.P.

Pietro Piovani ha detto...

La lettura del commento di P.P. (che non conosco, sebbene abbia le mie stesse iniziali) mi fa capire che c'è bisogno di una precisazione. Quando parliamo di "ministero della Salute" non ci riferiamo agli infermieri delle asl, bensì ai 2 mila e 200 impiegati del ministero. Il loro lavoro è senza dubbio fondamentale per il funzionamento della sanità italiana, ma non ha niente a che vedere con i laboratori di radiologia o il contatto diretto con i tossicodipendenti.

Anonimo ha detto...

Ecco appunto io ho preso una cantonata pensando si trattasse degli infermieri e dei medici.
Come dicevo conosco la destinazione del Fondo Unico di Amministrazione del Ministero della Giustizia ma non quello degli altri ministeri.
Perciò il mio invito a Lei a farci conoscere per quali attività vengono utilizzati questi fondi nei vari enti e capire se si tratti di regalie o meno.
Suo quasi omonimo
Pietro Pionati