mercoledì 16 gennaio 2008

Gli statali, l'assenteismo e i giornalisti

Chiedo scusa se per una volta parlo del mio lavoro di giornalista e di quello dei miei colleghi.
Lunedì scorso sul Messaggero è uscito un mio articolo dedicato al tema dell'assenteismo. Basandomi sui nuovi dati della Ragioneria ho sottolineato tre cose:
- primo, che le giornate di lavoro perse dai dipendenti pubblici nel 2006 sono state meno che nel 2005;
- secondo, che l'assenteismo è un fenomeno sicuramente molto diffuso, ma meno di quanto si pensi, e sull'argomento si sparano spesso cifre che non trovano alcun riscontro nei dati ufficiali;
- terzo, che fra i lavoratori pubblici e quelli delle aziende private non c'è poi tanta differenza, al contrario di quanto di solito si dice.

Il giorno dopo, martedì, sulla prima pagina di Repubblica si legge un titolo che recita così: "Statali in malattia quattro volte più dei privati". L'articolo è costruito su un confronto palesemente scorretto: si paragonano i soli giorni di malattia dei lavoratori privati con le assenze totali (inclusi cioè gli scioperi, i congedi di maternità, i permessi retribuiti e non) dei pubblici. Per il pubblico impiego si riportano i dati vecchi del 2005. Per il privato, infine, tutto è fondato su alcune cifre di "fonte Inps" di dubbia natura, che probabilmente calcolano soltanto una parte delle assenze reali.

Naturalmente un titolo in prima pagina su Repubblica si nota molto più di un articolo nelle pagine interne del Messaggero. Così ieri in televisione tutti parlavano degli statali assenteisti quattro volte più dei privati. Ci ha scherzato sopra persino Crozza a Ballarò. Una falsa statistica diventa un fatto assodato, universamente conosciuto e perciò incontestabile. In inglese c'è una parola precisa per indicare questo genere di leggende metropolitane: factoid, ovvero "fattoide". Secondo la definizione dell'Oxford English Dictionary, il fattoide è "una informazione inattendibile, ripetuta così tanto spesso da venire accettata come vera".

Il maltrattato dipendente pubblico ha l'unica parziale consolazione di non essere la sola vittima di questo perverso meccanismo informativo. Sull'intera stampa italiana e mondiale dilagano i fattoidi, e prima o poi a tutti tocca di farne le spese.

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