lunedì 16 giugno 2008

Un punto debole nei discorsi di Brunetta (e di tutti gli altri)

C'è un'obiezione che nessuno fa mai al ministro Brunetta, né agli altri che espongono le loro teorie sulla pubblica amministrazione italiana.

Tutti chiedono, giustamente, alla burocrazia italiana più efficienza, più produttività, meno assenze, meno sprechi, eccetera eccetera. Ma per avere "di più" e sprecare "di meno", bisognerebbe innanzitutto sapere quanto abbiamo e quanto sprechiamo adesso. Cioè bisognerebbe essere in possesso di dati. E invece questi dati non ci sono.

Un cavallo di battaglia di Brunetta è il benchmarking. Parola che non ha traduzione in italiano, ma che in sostanza significa "fare raffronti". Si sceglie un benchmark, cioè un indice di riferimento, un risultato ottimale raggiunto da qualcuno; dopo di che si vede chi si è avvicinato di più a questo benchmark, e chi invece si è tenuto più lontano.
Niente di nuovo, ne parlava già Bassanini dieci anni fa. Ma come si fa il benchmarking se prima non ci sono i benchmark?
Facciamo un esempio concreto: l'assenteismo. Brunetta dice che bisogna portare in tre anni il tasso di assenteismo nel pubblico impiego allo stesso livello delle aziende private. Benissimo, se non fosse che fino a oggi nessuno ha mai calcolato il tasso assenteismo dei privati. Gli unici dati disponibili sono le stime, ormai un po' vecchiotte, che riguardano le sole aziende metalmeccaniche.

Senza contare che gli stessi dati sul pubblico impiego sono spesso difettosi o incompleti (nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni dalla Ragioneria dello Stato). Le cifre sul personale delle amministrazioni sono poco attendibili perché le amministrazioni in Italia sono tante (circa diecimila), sono molto diverse fra loro, spesso non trasmettono le loro informazioni agli uffici che devono raccoglierle (la Ragioneria, la Funzione pubblica), e quando le trasmettono in genere sono informazioni non omogenee.
Un esempio recente è il famoso elenco dei consulenti pubblicato su internet dal ministro Brunetta. La lettura di questa banca dati è certamente interessante e di pubblica utilità, ma è evidente che quelle informazioni sono molto approssimative: nell'elenco ci sono contratti che non hanno niente a che vedere con le consulenze e le collaborazioni, mentre non si trovano molti nomi che avrebbero dovuto essere inclusi ma che evidentemente le amministrazioni hanno tenute nascosti, anzi alcune amministrazioni non hanno affatto inviato i loro dati.
Morale: quella cifra di un miliardo e 300 milioni indicata dai giornali come spesa complessiva per le consulenze è sicuramente sbagliata, forse per difetto, forse per eccesso.

Chiunque dica la sua a proposito della pubblica amministrazione parte da cifre che lasciano il tempo che trovano. Ieri sulla Stampa di Torino c'era un intervento dell'economista Luca Ricolfi tutto basato su un assai discutibile calcolo degli sprechi realizzato dall'Osservatorio del Nord Ovest. "Almeno 80 miliardi di euro l'anno", dice Ricolfi, che poi entra addirittura nel dettaglio: la "spesa improduttiva sulla spesa totale" ammonterebbe al 18% nella sanità, al 25% nella scuola, al 35% nella giustizia civile. Non mancano poi le distinzioni territoriali, con le immancabili "enormi differenze" fra Nord e Sud.
Saranno buoni questi dati? E come sono stati calcolati? Vallo a sapere.

Questo naturalmente non significa che le cose vanno bene così e che si deve lasciare tutto come è oggi. Significa semmai che la prima riforma da fare è proprio una riforma dei numeri. Investire sulla raccolta dei dati e sulla loro corretta elaborazione. Perché non si può migliorare una cosa se prima non la si conosce.

(In un prossimo post vorrei invece evidenziare un punto debole negli argomenti dei sindacati).

2 commenti:

Anonimo ha detto...

MA DI CHE STIAMO A PARLA'?

ASSENTEISMO, FANNULLONI, PRODUTTIVITA', MERITO!

...MA CON MILLE EURO AL MESE MA CHE CAZZO VOLETE CHE LAVORAMO PURE!

BRAVA CGIL-CISL-UIL VOI VI FATE I CAAZI VOSTRI SVENDENDOCI PER QUATTRO SOLDI E NOI CI FACCIAMO I NOSTRI!

TE VOJO BENE CARO SCRIBACCHINO, TE VOJO TANTO BENE!!!

Pietro Piovani ha detto...

Di regola su questo blog non si pubblicano commenti che contengano del turpiloquio, ma per una volta ho fatto un'eccezione perché mi sembrava troppo divertente.