lunedì 25 febbraio 2008

L'anti-Ichino

Qualche giorno fa abbiamo accennato alla probabile candidatura politica di un importante sindacalista del pubblico impiego. Ora possiamo scriverne anche il nome. E' Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil, in passato segretario della Funzione pubblica.
Al contrario di quanto scritto su PUBBLICO DOMINIO (tutti possono sbagliare), Nerozzi non entrerà nella lista della Sinistra arcobaleno bensì in quella del Partito democratico. Oggi il Corriere della sera lo definisce "l'anti-Ichino", visto che il partito di Veltroni candiderà anche il professore nemico dei "fannulloni".
Insomma, il Pd sarà un partito contro i dipendenti pubblici ma anche a favore.

venerdì 22 febbraio 2008

Abolire la tassa sulla malattia

Se uno statale fa un giorno di malattia ci rimette dei soldi. Spesso si fa dell'ironia sui dipendenti pubblici assenteisti, e qualche volta anche a ragione. Ma resta il fatto che il lavoro pubblico è forse l'unico settore in cui esiste una penalizzazione di questo genere.

Cgil, Cisl e Uil la considerano una anomalia da eliminare. Lo chiedono da tempo, in particolare per le agenzie fiscali, cioè il comparto dove la trattenuta per malattia è più alta: può arrivare a qualche decina di euro per ogni giorno di lavoro perso.
I sindacati volevano che la penalità fosse abolita subito, con il rinnovo contrattuale in via di definizione. Ma questa come le altre rivendicazioni sono ormai slittate al prossimo contratto, per i motivi che abbiamo già spiegato in un precedente post.

Sta di fatto che la pratica è soltanto rinviata, e se la ritroverà sul tavolo il prossimo ministro della Funzione pubblica, che sia Pietro Ichino o Renato Brunetta. Al di là delle aspettative nutrite dai dipendenti, in effetti ci sono diversi elementi per ritenere che la penalità non abbia sortito grandi risultati.

I dati della Ragioneria mostrano che i due comparti dove si fanno più assenze per malattia sono agenzie fiscali e ministeri. In entrambi è prevista la trattenuta. Invece in altri comparti dove la trattenuta non c'è si ha una percentuale di assenze pro capite inferiore.

Sembra un paradosso, ma una spiegazione forse c'è. Secondo il contratto, il danno in busta paga si subisce soltanto se l'assenza dura meno di quindici giorni. Arrivato al quindicesimo giorno consecutivo, non si applica più la penalità neanche per un giorno. In questo modo la penalità diventa, invece che un deterrente, un incentivo a prolungare la malattia almeno fino alla terza settimana.

Ecco perché può avere un senso rimettere in discussione la tassa sul certificato medico. Fermo restando che l'assenteismo nel pubblico impiego, per quanto sopravvalutato dai media, è comunque un problema che in qualche modo, prima o poi, andrà affrontato. L'importante è farlo con strumenti che funzionino davvero.

giovedì 21 febbraio 2008

Ichino c'è

Ora è ufficiale: Pietro Ichino sarà candidato al Senato per il Partito democratico. Il professore divenuto celebre per i suoi articoli sui dipendenti pubblici fannulloni lo ha confermato al quotidiano l'Unità: "Ho accettato la candidatura alle elezioni nelle liste del Pd perché ho la garanzia del pieno diritto di cittadinanza nel nuovo partito per le mie idee e le mie proposte".

Sembra invece che un importante sindacalista del pubblico impiego potrebbe trovare posto nelle liste della Sinistra arcobaleno.

mercoledì 20 febbraio 2008

L'inquisito deve essere licenziato?

Secondo il luogo comune, in Italia i dipendenti pubblici sono intoccabili. Uno statale non perde mai il posto, si dice, neppure se commette il peggiore dei crimini. In realtà non è così, anzi ogni anno nelle amministrazioni vengono licenziate decine e decine di persone. E' la regola del "fattoide" che infesta il dibattito pubblico nel nostro paese e in tutto il mondo: ne abbiamo già parlato in un altro post.

I lavoratori che vengono licenziati sono tanti, ma sicuramente meno di quelli che lo meriterebbero. Non perché i dipendenti pubblici siano disonesti, ma perché sono tanti. E' un fatto statistico: fra 3 milioni e mezzo di impiegati e funzionari, è inevitabile che si nasconda qualche centinaio di malfattori (100 su 3 milioni e mezzo significa appena lo 0,003% del personale).

Le cronache raccontano spesso di condannati per reati gravi che rimangono al loro posto di lavoro. E' successo e continua a succedere: bidelli pedofili ancora in servizio nella loro scuola, tangentari che restano seduti dietro la loro scrivania, uscieri rapinatori e via scorrendo il codice penale.

Una prima contromisura è stata presa con il nuovo contratto nazionale dei ministeri. Con il consenso dei sindacati, è stata abolita dal contratto la regola in base alla quale un dipendente inquisito non poteva essere sospeso per più di cinque anni. Si sa che in Italia i processi (fra primo grado, appello e cassazione) possono durare anche una decina d'anni, dunque il limite di cinque anni garantiva di fatto il ritorno in ufficio anche ai peggiori criminali.
L'accordo raggiunto per i ministeri sarà esteso all'imminente contratto delle agenzie fiscali, e poi si spera anche a tutti gli altri contratti nazionali.

Ma il problema non si può considerare risolto. Il vero nodo da sciogliere è un altro. Si chiama: "pregiudiziale penale". Ovvero quel principio, anch'esso previsto dai contratti, secondo cui un inquisito non può essere licenziato finché non arriva la sentenza definitiva. Al massimo può essere sospeso, ma non licenziato. La regola produce due effetti:
- primo, che essendo sospeso il dipendente inquisito continua a ricevere la metà dello stipendio;
- secondo, che spesso l'ultima sentenza penale arriva quando sono scaduti i termini della prescrizione nei procedimenti disciplinari, per cui alla fine il licenziamento non è più possibile.
Ecco perché a volte il lavoratore pubblico riesce a salvare il posto anche dopo una condanna.

Le agenzie fiscali vorrebbero abolire la pregiudiziale penale, almeno per i reati più gravi (come corruzione e concussione) e in caso di flagranza di reato. La richiesta era stata avanzata a Cgil, Cisl e Uil in sede di rinnovo del contratto. Fra i tre grandi sindacati qualcuno era disposto a discuterne, qualcun altro preferiva di no. Alla fine si è deciso di rinviare la discussione al prossimo contratto, e al prossimo governo. Anche perché forse è più corretto affrontare il tema in una trattativa generale per tutto il pubblico impiego: i corrotti non stanno soltanto nelle agenzie fiscali.

lunedì 18 febbraio 2008

Funzionari o vicedirigenti? Dipende da chi vince le elezioni

C'è un tema su cui destra e sinistra sicuramente si distinguono. Non è un tema centrale per il paese, per questo nei programmi di Pd e Pdl non ce n'è traccia. Ma è una questione che riguarda personalmente molti dipendenti pubblici: la nascita della vicedirigenza.

Quelli che oggi si chiamano "funzionari", cioè gli impiegati di area C, aspirano a diventare "quadri" o "vicedirigenti" che dir si voglia. Non si tratta soltanto di cambiare nome. In ballo c'è l'istituzione di un corpo separato da quello dei normali impiegati, che si staccherebbe dal contratto nazionale del "personale non dirigente" per avere un suo contratto autonomo. L'obiettivo finale è, ovviamente, quello di ottenere più soldi e più diritti.

Una legge approvata nel 2002 dal centrodestra ha già istituito l'area della vicedirigenza. Ne farebbero parte tutti i dipendenti dei ministeri con qualifica C2 e C3, e negli altri comparti quelli con qualifica equivalente.
La norma per adesso è rimasta scritta sulla carta, senza produrre alcun effetto. A dicembre il ministro Nicolais aveva presentato una riforma della dirigenza che di fatto aboliva i quadri prima ancora della loro nascita: se non fosse caduto il governo, la legge ora sarebbe in Parlamento.

Le posizioni sono abbastanza chiare: il centrosinistra è da sempre contrario all'istituzione della vicedirigenza, mentre il centrodestra è favorevole (in verità il governo Berlusconi dopo aver scritto la sua legge non si è speso troppo per attuarla, ma questo è un altro discorso).

Ma creare la vicedirigenza sarebbe davvero utile? Come ha già scritto in un altro post, il pubblico impiego è già frastagliato in 33 diversi contratti. Ogni contratto richiede un negoziato, una procedura di controlli e approvazioni, una firma preliminare e un'altra definitiva. Questo spezzettamento delle trattative allunga di parecchio i tempi dei rinnovi, come se non bastassero le complicazioni politiche e finanziarie.
Separare i quadri dagli altri dipendenti significa aggiungere un'altra decina di contratti nazionali sull'agenda dell'Aran. Sinceramente, non se ne sente il bisogno.

Si vogliono dare più soldi ai funzionari? Lo si può fare anche con i normali contratti del "personale non dirigente". A meno che il vero interesse non sia un altro: aiutare quei sindacati autonomi che concentrano la loro maggiore rappresentatività proprio nell'area C.

Agenzie fiscali, finisce in pareggio la partita degli stipendi

Come per gli enti locali, anche per le quattro agenzie fiscali il nuovo contratto dovrebbe essere firmato a fine mese. I contenuti dell'accordo sono già abbastanza definiti. L'aumento medio in busta paga sarà di 117 euro lordi mensili, cifra che (in proporzione allo stipendio di partenza) corrisponde ai 101 euro già ottenuti dai ministeriali.

Sarà un contratto, per così dire, di transizione. Sia i sindacati sia le amministrazioni hanno deciso di rinviare le questioni più critiche al contratto del prossimo biennio. Del resto, non si poteva pensare di prendere decisioni importanti senza la copertura di un governo nel pieno dei suoi poteri.

Pur di chiudere subito l'accordo (e portare al più presto gli aumenti nelle buste paga) entrambe le parti hanno per il momento accantonato le loro richieste più impegnative. Perciò questo contratto non adotterà le misure normative più severe che le agenzie chiedevano in materia disciplinare. Ma non ci sarà neppure una misura che invece stava molto a cuore ai dipendenti: lo spostamento sul salario tabellare (la parte fissa dello stipendio) di una quota del salario accessorio (la parte variabile, legata alla produttività).

Per capirci: oggi i premi di produttività pagati alle Entrate sono calcolati in percentuale sulle risorse che l'agenzia riscuote grazie agli accertamenti fiscali; ma siccome una parte di queste riscossioni può essere ormai considerata un fatto acquisito, anche una parte dei premi si può spostare per sempre nello stipendio fisso.
L'idea era stata parzialmente accolta dagli stessi vertici delle agenzie, ma è mancato il consenso del ministero dell'Economia. Se ne riparlerà al prossimo contratto, con il prossimo governo.

Per questo contratto intanto l'appuntamento è fissato per venerdì 29 all'Aran.

venerdì 15 febbraio 2008

Ecco il contratto degli enti locali: più soldi che ai ministeriali

Come anticipato ieri, ecco le buone notizie per i dipendenti di comuni, province e regioni. Il contratto degli enti locali dovrebbe essere vicino alla firma. Ed è un contratto che porta un bell'aumento.
L'annuncio viene dal comitato di settore, cioè dall'organismo che rappresenta le amministrazioni. La soluzione che ha ricevuto il via libera dei sindaci concede un incremento salariale medio di 101 euro, di cui 90 euro sul salario "tabellare" (lo stipendio fisso) e il resto sull'accessorio (premi e indennità varie).

Le cifre sono le stesse già previste dal contratto dei ministeri. Con la differenza che lo stipendio medio di partenza negli enti locali è più basso. Quindi per un dipendente comunale la rivalutazione sarà un po' più alta che per un ministeriale.

Va detto che a 101 euro si potrà arrivare soltanto nei comuni virtuosi, cioè quelli che hanno i conti a posto e un giusto rapporto fra spese di personale ed entrate. Dove non ci sono questi due requisiti, non si possono distribuire aumenti del salario accessorio. Comunque i 90 euro in più sullo stipendio fisso tabellare spettano a tutti, senza eccezioni.

A queste condizioni, l'accordo con i sindacati sembra fatto e la firma all'Aran può arrivare in pochi giorni. Resta un'incognita: il Tesoro darà il suo via libera a un contratto che di fatto supera i limiti di spesa previsti inizialmente?