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giovedì 29 maggio 2008

Tesoro e Agenzie fiscali, Tremonti blocca i premi di produttività

Come era prevedibile, Giulio Tremonti ha ritirato il decreto cosiddetto delle cartolarizzazioni. Cioè quel provvedimento che ogni anno quantifica le risorse da distribuire ai dipendenti del Tesoro e delle Agenzie fiscali per i premi di produttività.

Il decreto era stato firmato da Padoa-Schioppa pochi giorni prima di lasciare il ministero. In realtà Padoa-Schioppa non aveva fatto altro che ricalcare i precedenti decreti emanati da tutti i suoi predecessori, compreso Tremonti (che anzi è stato il primo ad includere nella distribuzione dei soldi anche i dipendenti del Tesoro, oltre a quelli del fisco).

E allora, se tutti i ministri fanno così da dieci anni, come si spiega ora questo ripensamento? Si spiega con il fatto che questa volta la Guardia di Finanza ha deciso di alzare la voce, reclamando una quota del malloppo. E con il fatto che la Corte dei conti ha recepito le proteste dei finanzieri, sollevando una serie di rilievi sul testo del decreto.

Resta da capire come mai la Corte dei conti abbia scoperto i presunti diritti delle Fiamme gialle soltanto adesso, dopo aver certificato per un decennio la legittimità dei precedenti decreti.

Sulla materia, ecco un articolo pubblicato sul Messaggero di ieri.

venerdì 11 aprile 2008

Firmato il contratto degli enti locali

I dipendenti di comuni, province e regioni potranno ricevere gli aumenti e gli arretrati nella busta paga del prossimo mese, o al massimo in quella di giugno. Oggi il contratto nazionale degli enti locali è stato definitivamente firmato dai sindacati e dall'Aran.
Per qualche giorno si era temuto che la pratica venisse rinviata. La Corte dei conti infatti aveva deciso di non certificare la pre-intesa siglata lo scorso 28 febbraio. Motivo: secondo i giudici il contratto è troppo generoso, o perlomeno sono troppi i soldi concessi nella busta paga fissa, non legati "a miglioramenti di produttività".

I sindacati e il comitato di settore (cioè governo e amministrazioni locali) hanno deciso in sostanza di ignorare le obiezioni della Corte. Alcune correzioni all'accordo sono state apportate, ma non correzioni sostanziali. In un documento unitario, Cgil-Cisl-Uil descrivono nel dettaglio i cambiamenti del testo, sottolineando come queste modifiche non modificano "se non in modo formale" i contenuti dell'accordo.

Cose che succedono due giorni prima delle elezioni.

E così, salvo sorprese nelle singole amministrazioni, fra maggio e giugno 700 mila lavoratori pubblici riceveranno gli aumenti e gli arretrati che si possono verificare nella nostra tabella.

martedì 5 febbraio 2008

Quanto sono cresciuti gli stipendi

Oggi il presidente della Corte dei conti ha lamentato "l'inadeguatezza della politica dei redditi nel settore pubblico". Voleva dire che gli stipendi dei dipendenti pubblici sono troppo bassi? No, al contrario, che sono cresciuti troppo. "La dinamica delle retribuzioni - si legge nel testo del discorso - supera sistematicamente gli obiettivi programmatici di volta in volta prefissati".
Il povero dipendente pubblico è disorientato. Ma la Banca d'Italia non aveva detto, appena una settimana fa, che in Italia le buste paga sono ferme da sei anni? Possibile che gli unici ad arricchirsi siano stati i lavoratori delle amministrazioni statali e locali?
Ovviamente, le cose non stanno così. Vediamo di capirci qualcosa.

Innanzitutto, la Banca d'Italia non ha affatto sostenuto che gli stipendi degli italiani sono "fermi" da sei anni. Il discorso sarebbe lungo, e chi volesse approfondirlo può farsi una cultura consultando il sito di Luca Cifoni. In estrema sintesi, basti sapere che lo studio della Banca d'Italia ha registrato una crescita dei redditi familiari pari a circa l'1% al netto dell'inflazione. Per essere più espliciti, in sei anni le buste paga sono aumentate all'incirca del 18% e su per giù lo stesso hanno fatto i prezzi al consumo.

Detto questo, come sono andate le cose per i dipendenti pubblici? I loro stipendi sono cresciuti più o meno di quelli dei privati? Gli studi più attendibili in materia sono quelli compiuti dall'Aran. In questa tabella si può vedere come sono andate le cose fra il 1997 e il 2006 (anche i rapporti della Banca d'Italia e della Corte dei Conti sono aggiornati a due anni fa). La tabella non è di facile lettura, ma si può tradurre in parole povere così: nell'arco di quasi un decennio, gli aumenti previsti dai contratti nazionali del pubblico impiego sono andati di pari passo con l'inflazione; invece sono stati ben più sostanziosi gli aumenti medi ottenuti dai lavoratori privati e soprattutto da quella parte di dipendenti pubblici che non hanno contratto nazionale (cioè militari e polizia).

Se così stanno le cose, come si spiega allora la denuncia della Corte dei conti? Nel suo discorso il presidente della Corte dice semplicemente che la spesa complessiva per il personale ogni anno supera gli obiettivi prefissati dai governi. Questo in effetti è vero, e dipende da vari motivi. Per esempio, dal fatto che i vincoli alle assunzioni vengono aggirati assumendo precari o ricorrendo ad altri trucchi. Inoltre la spesa complessiva per gli stipendi aumenta perché, oltre agli aumenti dei contratti nazionali, ci sono gli avanzamenti di carriera. Negli ultimi anni centinaia di migliaia, anzi milioni di dipendenti pubblici hanno ottenuto una promozione, e quindi un ulteriore aumento di stipendio. Come l'Aran ha più volte registrato, la crescita delle "retribuzioni di fatto" da qualche tempo è molto più alta dell'inflazione.

Insomma, gli unici dipendenti pubblici che hanno davvero il diritto di lamentarsi sono quelli che non hanno beneficiato delle cosiddette "riqualificazioni professionali". Per gli altri nell'ultimo decennio non è andata poi così male.