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venerdì 1 agosto 2008

Ancora sul ministero della Salute

A proposito del precedente post sui fondi di amministrazione.
Mi è stato fatto notare che al ministero della Salute l'indennità di amministrazione rimane molto bassa. E che negli ultimi contratti nazionali l'indennità di quel ministero è stata rivalutata meno del dovuto proprio per compensare il privilegio di avere un integrativo così consistente.
Dunque, se è vero che il fondo dei contratti integrativi è effettivamente più ricco che in altre amministrazioni, un'altra voce della retribuzione resta più povera. Ed è una voce stabile della busta paga, che nessuno può toccare, non un premio integrativo, per definizione incerto.

Obiezione accolta. Anche se le cifre dell'indennità di amministrazione non credo siano confrontabili con quelle dei fondi di amministrazione.

giovedì 31 luglio 2008

Ammettiamolo: certi fondi di amministrazione sono esagerati

Il taglio ai fondi di amministrazione previsto da Tremonti e Brunetta nel loro decreto ha provocato le comprensibili proteste dei dipendenti pubblici. Forse però sarebbe il caso di cogliere l'occasione per una riflessione obiettiva su questi fondi di amministrazione. Non mi riferisco al modo in cui vengono distribuiti i soldi, alle solite (e giustificate) polemiche sulla meritocrazia e i premi a pioggia. Sto parlando proprio dell'entità dei fondi. Non sarebbe il caso di chiedersi se, almeno in certe amministrazioni, le risorse destinate alla contrattazione integrativa non siano troppe?

Lo so che il discorso risulta antipatico, e che non è mai piacevole sentirsi fare i conti in tasca quando magari si guadagnano 1.200 euro netti di stipendio mensile (premi esclusi). Però non sarebbe neanche giusto fare finta di niente.
Per esempio, mi piacerebbe chiedere ai dipendenti del ministero della Salute: è giusto che i vostri premi debbano comprendere, oltre alle normali risorse destinate a tutti i ministeriali, anche risorse aggiuntive pari mediamente a 9.500 euro a testa? Perché il vostro fondo di amministrazione deve essere dieci volte più grande di quello destinato a un vostro collega del ministero del Lavoro? Quale valore in più producete, quale rischio in più correte, quale maggiore sforzo vi viene richiesto, tale da giustificare dieci euro di indennità per ogni euro ricevuto da un altro ministeriale?

E non è solo una questione di casi specifici, come quello della Salute. E' un fenomeno generale. Negli ultimi anni i contratti integrativi delle amministrazioni pubbliche hanno portato belle somme nelle buste paga dei dipendenti. I dati dicono che fra il 2000 e il 2006 gli aumenti di stipendio legati ai contratti nazionali sono stati del 15% circa, ma se si includono nel calcolo anche gli aumenti di stipendio dovuti agli integrativi allora la rivalutazione delle buste paga è stata quasi del 30%. Cioè il doppio dell'inflazione.

I dipendenti pubblici hanno il vantaggio di poter contare sempre sui benefici degli integrativi, mentre chi lavora in un'azienda privata corre il rischio di non vedere neanche un soldo di premio per tutta la sua vita: nel privato la contrattazione integrativa arriva soltanto in un terzo delle imprese.

Voglio rassicurare i lettori del blog, non mi sono improvvisamente Brunettizzato. Certamente è giusto rimproverare al governo la scelta di tagliare indiscriminatamente tutti i premi. Il decreto Tremonti-Brunetta non guarda in faccia nessuno, punisce le amministrazioni che funzionano bene come quelle che funzionano male, chi distribuisce i soldi con onestà e ed efficacia come chi li regala senza criterio o peggio ancora li usa per favorire gli amici e punire i nemici.
Però mi sembra arrivato il momento di ammettere che i fondi degli integrativi fino a oggi sono stati mediamente troppo generosi. Da qui si può partire per ragionare su un riequilibrio delle risorse. Togliendo magari qualcosa a chi finora è stato fin troppo fortunato, e - perché no? - riconoscendo un po' di più a qualche amministrazione fino a oggi trascurata.