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domenica 26 ottobre 2008

La guerra è guerra: comincia la competizione fra Cgil e Cisl

Per anni nel pubblico impiego Cgil e Cisl sono andate d'amore e d'accordo. Anche i rispettivi segretari di categoria (Carlo Podda e Rino Tarelli) venivano spesso considerati come una cosa sola, magari anche per la loro somiglianza fisica. All'Aran, al Dipartimento Funzione pubblica, al Tesoro, venivano in genere nominati in coppia: Podda e Tarelli, Tarelli e Podda.

Adesso, dopo la rottura sindacale che si è consumata nei giorni scorsi, la coppia si è sciolta. Cgil e Cisl hanno preso due strade diverse, la prima ha respinto la proposta del ministro Brunetta, la seconda l'ha accolta, e a questo punto fra le due sigle rischia di aprirsi una competizione durissima, per contendersi voti e tessere. Un primo assaggio di quello che potrebbe accadere lo stiamo avendo sin d'ora, su internet.

Sul sito della Fp-Cgil è stato caricato un video in cui Carlo Podda spiega le ragioni del suo sindacato. Podda parla agli iscritti della Cgil, ma poi si rivolge anche "alle lavoratrici e ai lavoratori non iscritti alla Cgil", ovvero ai militanti di quelle "nostre organizzazioni sorelle, io continuo a chiamarle così, la Cisl e la Uil del pubblico impiego, che hanno voluto aderire a questa intesa per motivi che io non riesco materialmente a comprendere". E poi continua chiedendo a quelli della Cgil, "di fare uno sforzo insieme con tutte le lavoratrici e i lavoratori, anche con quelli iscritti alla Cisl e alla Uil, per dire no a questo accordo. Partecipate alle assemblee, informate i lavoratori: le tv e i mezzi di informazione di massa ufficiali non lo faranno. Partecipate agli scioperi che saranno comunque fatti".
Un messaggio che ricorda vagamente il proclama dell'8 settembre 1943 ("...le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza").

Quando quelli della Cisl hanno visto questo video, si sono arrabbiati parecchio. Non tanto Tarelli, che negli ultimi giorni sembra essersi messo un po' in disparte (ormai si aspetta solo l'ufficializzazione del suo nuovo incarico), quanto il suo imminente successore Faverin. Il quale ha inviato una prima risposta mettendo a sua volta in rete un documento intitolato "La Cisl a testa alta", e anche un volantino con gli slogan "Non ci spaventano le critiche. Non ci spaventano le denigrazioni. Non ci spaventano gli attacchi gratuiti".
E anche in questo caso il pensiero va al Maresciallo Badoglio: il nuovo nemico non viene nominato, ma a buon intenditor...

La guerra è guerra. I lavoratori di altre categorie ci sono abituati. Nei metalmeccanici, per fare un esempio, il conflitto fra Cgil e Cisl è una pratica quotidiana. I dipendenti pubblici però fino a oggi non conoscevano questo genere di asprezze fra "organizzazioni sorelle". Forse d'ora in poi dovranno farci il callo.

A meno che...

A meno che non arrivi qualcuno a salvare l'unità sindacale del pubblico impiego. E questo qualcuno può essere una persona sola: Giulio Tremonti. Ne parleremo nei prossimi giorni.

lunedì 11 agosto 2008

Dipendenti pubblici e dipendenti delle Poste non sono la stessa cosa

Venerdì scorso è uscita sul Messaggero un'intervista al segretario della Cisl Funzione pubblica Rino Tarelli.
Il tema è il solito: le assenze per malattia.

Secondo Tarelli, in questo momento il sindacato - più ancora che protestare - deve informare: l'opinione pubblica non sa che cosa accade davvero nelle amministrazioni, e forse anche per questo i dipendenti pubblici sono così impopolari. Forse anche per questo (uso qui una frase di Tarelli che non sono riuscito a far entrare nel testo dell'intervista) "oggi in Italia chiunque insulti i dipendenti pubblici raccoglie applausi".

Il sindacalista della Cisl sente il bisogno di una "operazione verità". E fa un esempio di disinformazione molto diffusa: "Oggi la gente telefona alla radio per inveire contro i dipendenti pubblici, poi scopri che sono arrabbiati perché sono stati maltrattati all’ufficio postale. Quanti italiani sanno che le Poste non fanno più parte della pubblica amministrazione?"

In effetti, bastava scorrere un po' i giornali dello stesso venerdì per capire al volo quanto sia diffuso l'equivoco. Da una parte si trovava un servizio sui fannulloni ripresi con una telecamera e messi alla berlina su Youtube, il tutto messo in relazione con il solito "effetto Brunetta". Entrambi i casi raccontati nell'articolo si riferivano in realtà a dipendenti di Poste Italiane: un impiegato dell'ufficio postale filmato mentre dorme sul luogo di lavoro; un portalettere che fa una deviazione dal suo tragitto per portare a casa la spesa (pensa un po' che fannullone!).
In un altro articolo di giornale si celebrava l'effetto Brunetta a Trieste (e soprattutto l'effetto Procura della Repubblica, che in quella città pare abbia aperto diverse inchieste sugli assenteisti). Ovviamente, qual era il caso di assenteismo che aveva destato più clamore nel capoluogo friulano? Quello di una postina che si dava malata e intanto disputava gare di corsa podistica.

Sarebbe molto interessante fare un'indagine sulle assenze per malattia fra i dipendenti di Poste Italiane. Le Poste sono una società per azioni, quindi non sono state investite in alcun modo dalle recenti misure contro l'assenteismo adottate dal governo. Eppure, vuoi vedere che negli ultimi mesi l'effetto Brunetta si è fatto sentire anche là?
(Se così fosse, se ne potrebbe trarre qualche interessante teoria. Potremmo riparlarne nei prossimi giorni).

giovedì 17 luglio 2008

Vorrei intervistare la vicina di Brunetta

Fino a un mesetto eravamo tutti in luna di miele (perdonate la banalità giornalistica: si fa per capirsi). I sondaggi dicevano che il governo godeva di ottima popolarità in tutto il paese, e il più popolare di tutti era il ministro della Pubblica amministrazione, che raccontava di ricevere gli incoraggiamenti della gente per la strada, a cominciare dai dipendenti pubblici, compresa la sua vicina di casa maestra elementare. I sindacati erano entusiasti della nuova situazione, o almeno facevano finta di esserlo. Raffaele Bonanni sembrava veramente contento di non avere più a che fare con Prodi e faceva capire che il rinnovo dei contratti sarebbe stato difficile solo per colpa del precedente governo che non aveva lasciato i soldi necessari. Quelli della Cgil mugugnavano in privato, ma in pubblico facevano ampie concessioni di credito ai nuovi ministri. Il segretario generale della Fp-Cgil Carlo Podda invitava il governo ad agire invocando "una riforma decisiva per rilanciare l'economia", e il ministro Sacconi nelle interviste si rammaricava che "la parte più moderata della Cgil" (cioè proprio Podda e la Funzione pubblica) fosse in minoranza all'interno di quel sindacato.

Il comportamento dei sindacati era tutto sommato comprensibile. Quando ti trovi di fronte un governo che ha ottenuto un pieno mandato dagli elettori e che comincia a lavorare, non ha alcun senso dichiarare guerre preventive: contano solo i fatti.

Ecco, adesso i fatti sono arrivati. Per i contratti si prevedono aumenti pari a metà dell'inflazione, in compenso si tagliano i premi di produttività e si bloccano le promozioni, le assunzioni dei precari sono rinviate all'anno del mai, si estende e appesantisce la trattenuta sulla malattia, le dotazioni finanziarie degli apparati statali vengono drasticamente ridimensionate, in qualche ministero si cominciano a contare gli esuberi, si parla di trasferimenti e licenziamenti.
La luna di miele fra governo e pubblico impiego è finita.

Dappertutto si annunciano manifestazioni, si diffondono volantini, si organizzano iniziative.

Il 28 luglio a Roma dovrebbe esserci una mobilitazione unitaria di Cgil Cisl Uil, che stanno pensando a una fiaccolata serale intorno al Colosseo.
Sempre il 28, il personale del ministero del Lavoro ha convocato assemblee unitarie cittadine all'esterno delle sedi di lavoro.
Già oggi pomeriggio i dipendenti del ministero della Salute protestano davanti a Montecitorio.
Il 24 mattina invece il presidio a Piazza Montecitorio lo faranno i dipendenti delle agenzie fiscali.
Al ministero dei Beni culturali il Consiglio Superiore ha approvato un documento contro i tagli agli investimenti in cultura, la Uil organizza per il 22 luglio una manifestazione nazionale nei musei e nelle biblioteche, il segretario Gianfranco Cerasoli appoggia il ministro ma lo invita a dimettersi se non otterrà un aumento delle risorse.
Lo stesso giorno, il 22, i lavoratori degli archivi notarili di Cgil Cisl e Uil organizzano un sit-in al ministero della Giustizia contro "i tagli indiscriminati a retribuzione e organici".
Per il ministero dello Sviluppo economico, dove si prevedono 700 posti di lavoro in meno, si mobilitano i segretari nazionali di categoria, che accusano il ministro Scajola e denunciano "l'attacco al lavoro pubblico". Assemblea dei lavoratori martedì.
Oggi sono in piazza persino polizia e forze armate, che in genere prima di fare una manifestazione contro il governo di centrodestra ci pensano dieci volte.

Le Rdb-Cub hanno già tenuto la loro prima manifestazione e si preparano allo sciopero in autunno.

Protestano anche i sindacati autonomi meno ostili al centrodestra. La Confsal, con il suo segretario Marco Paolo Nigi, definisce "irricevibili" le proposte economiche del governo e conclude: "L'unica risposta obbligata è la mobilitazione immediata di tutti i lavoratori pubblici". L'Ugl di Renata Polverini avverte: "Si rischia il conflitto".

Carlo Podda stigmatizza le "comunicazioni ad effetto" di Brunetta (che ha ipotizzato di ricorrere alla Guardia di Finanza per stanare gli assenteisti) e commenta: "Siamo oltre la soglia del sopportabile, alla denigrazione ed alla lesione della dignità delle persone che lavorano al servizio dei cittadini e del Paese".
Il segretario della Cisl Rino Tarelli dichiara: "Il ministro deve rassegnarsi al fatto che il sindacato non intende seguirlo sulla strada dell’insulto e della provocazione".

E chissà cosa sta dicendo la vicina di casa di Renato Brunetta.

domenica 27 gennaio 2008

Le nostre cifre sull'assenteismo

I post di PUBBLICO DOMINIO (e l'articolo sul Messaggero) dedicati all'assenteismo sono stati notati. Qualche giorno fa la Cisl-Fp ha utilizzato le nostre cifre in un documento del segretario Rino Tarelli. Sabato scorso invece abbiamo avuto l'onore di essere ripresi nientemeno che dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, agile ed efficiente struttura degli artigiani veneti che da anni elabora interessanti dati economici e gode di una certa popolarità sui media.
Chiunque consulti questo sito per attingerne informazioni e numeri è il benvenuto. Per il futuro, PUBBLICO DOMINIO si permette solo di chiedere una menzione della fonte. Niente di obbligatorio, per carità, ci rimettiamo al buon cuore di chi già ci ha fatto la gentilezza di leggerci.

Nel caso della Cgia di Mestre, ci sarebbe anche da notare un fatto curioso. Nel loro studio hanno preso il dato medio che avevo indicato nel primo post, ovvero 11,54 giorni di assenza per dipendente. Il dato però aveva un senso soltanto all'interno della tabella da cui è stato estratto: quella era la media dei nove comparti scelti (sanità, enti pubblici, ricerca, eccetera), ma non era la media di tutto il pubblico impiego. Se si vogliono indicare le assenze medie per malattia di tutti i dipendenti pubblici italiani, è molto più corretto scegliere l'altro dato, quello della tabella che ho pubblicato sul Messaggero: 10,51 giorni a testa.

Comunque complimenti agli artigiani di Mestre per avere avuto il coraggio di dire che in fondo questi dipendenti pubblici non stanno sempre a casa in malattia. Come al solito, le posizioni controcorrente non pagano: il comunicato della Cgia è stato praticamente ignorato. L'ha ripreso il Gazzettino di Venezia, con un titolo che rovescia la notizia: "A casa per malattia, i ministeriali battono tutti". E il Giornale, con la stessa tecnica: "Lavoratori ministeriali più cagionevoli delle tute blu".