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sabato 6 giugno 2009

Gli aumenti e gli arretrati del contratto Enti locali

Questa è la tabella con tutti gli aumenti e gli arretrati previsti dal nuovo contratto di regioni, province e regioni. Tutte le cifre sono al lordo di tasse e contributi.
(Cliccare per ingrandire).

venerdì 22 maggio 2009

Gli aumenti della sanità, contratto 2008-2009

Ecco la tabella con gli aumenti e gli arretrati previsti dal nuovo contratto della sanità 2008-2009.

(Cliccare per ingrandire)

La bozza di accordo è stato firmato dall'Aran e dai sindacati (Cgil inclusa) la scorsa settimana. Se tutto si svolgerà normalmente, entro due mesi il contratto dovrebbe entrare in vigore, quindi l'aumento dovrebbe scattare presumibilmente dalla busta paga di agosto. C'è da dire però che il ministro Brunetta non ha gradito questo accordo (da lui giudicato troppo generoso) e sta contestando l'operato dell'Aran. Questo potrebbe comportare qualche ritardo nella procedura.

giovedì 12 febbraio 2009

I risultati del referendum Cgil

Com'è andato il referendum della Cgil? Mai come questa volta è difficile dire chi ha vinto e chi ha perso alle urne. Si può dare solo un'interpretazione del tutto personale dei numeri, basata per altro su dati parziali come sono quelli forniti dagli stessi organizzatori, che ovviamente nella vicenda sono parte in causa.

Dunque, stando a quanto riferisce la Cgil, il 94,6% dei votanti si sarebbero espressi contro l'accordo firmato da Cisl e Uil. Ma questa percenutale ha un valore poco indicativo. La vittoria dei no non è mai stata in discussione. Sebbene il segretario della Cgil-Funzione pubblica Carlo Podda avesse cercato di dare un significato reale al voto dicendo "in caso di vittoria dei sì, noi andremo subito a firmare il contratto", era evidente che a votare sarebbero andati soltanto i dipendenti contrari all'intesa da 70 euro. Gli altri sindacati hanno invitato a disertare il referendum, sommando così il numero dei loro sostenitori a quello degli astenuti.

Il dato realmente importante è quello che misura il numero dei voti contrari in rapporto non ai votanti, bensì al totale dei dipendenti. Ebbene, sempre a prendere per buoni i risultati che ha annunciato la Cgil, i no totali sarebbero 87 mila, pari a circa il 47% degli aventi diritto. Se così stessero davvero le cose, si potrebbe dire che il referendum è stato un discreto successo. I voti contro il contratto sarebbero il 68% in più di quelli che normalmente la Cgil raccoglie alle elezioni delle Rsu, e addirittura il triplo degli iscritti al sindacato di Podda ed Epifani. Inoltre il comunicato ufficiale degli organizzatori fa presente che 87 mila dipendenti contrari sono più di tutti gli iscritti che possono sommare la Cisl, la Uil, la Confsal e le altre sigle sindacali firmatarie dell'accordo.

Naturalmente su tutte queste valutazioni pesa l'incertezza di non potersi affidare alla verifica di un osservatore neutrale. In assenza di rilevazioni alternative, dobbiamo prendere per buone le cifre della Cgil.

Nel frattempo la Cisl sta andando avanti con la sua raccolta di firme. Nei prossimi giorni si avranno notizie e numeri da commentare, ma sin d'ora si può essere certi che gli uomini di Faverin e Bonanni annunceranno un'adesione ancora maggiore di quella comunicata dalla Cgil. Il che vorrebbe dire che qualcuno nelle amministrazioni ha contemporaneamente firmato in favore del contratto e votato contro il contratto. Oppure che i sindacati hanno truccato le loro cifre.

lunedì 9 febbraio 2009

Due giorni per dire sì o no al contratto

Oggi e domani sono aperti i seggi allestiti dalla Cgil per votare il referendum sul contratto 2008-2009. Per saperne di più, ecco un articolo sul Messaggero.it.

mercoledì 4 febbraio 2009

Agli statali 70 euro subito. Agli enti locali per ora niente, ma poi qualcosa in più

Il ministro Brunetta ha convocato una conferenza stampa per "importanti comunicazioni sul rinnovo del contratto statali". Quali erano queste importanti comunicazioni? Essenzialmente due:
1. L'aumento di 70 euro lordi entrerà nelle buste paga dal mese di febbraio. Veramente si sapeva già, ma quando si tratta di dare questo tipo di notizie i ministri non hanno mai paura di essere ripetitivi.
2. Per gli enti locali e la sanità l'aumento invece ancora non arriva, ma la colpa - ci tiene a sottolineare Brunetta - non è del ministro. La colpa è di regioni, province e comuni, che hanno scelto di aspettare la firma del contratto prima di erogare gli aumenti, sebbene una norma di legge consentirebbe alle amministrazioni di farlo sin d'ora.

Sul primo punto si sofferma un articolo pubblicato oggi dal Messaggero. Quanto al secondo punto, quello che riguarda i lavoratori degli enti locali, vale la pena di aggiungere qualche osservazione in più.

Mentre nei comparti dello Stato centrale (ministeri, scuola, agenzie fiscali, enti parastatali) il contratto è stato firmato ed è ormai in vigore o sta per esserlo, nelle amministrazioni locali i tempi sono ancora lunghi. Questo dipende dal fatto che la Ragioneria generale ha finora fornito un parere negativo sulla bozza di accordo che dovrebbe essere siglata. In queste condizioni - dicono comuni, province e regioni - noi non possiamo pagare gli aumenti, non possiamo erogare soldi finché non otteniamo una copertura dalla Ragioneria. Brunetta ribatte che invece possono farlo, anzi lo ha scritto in una lettera indirizzata ai rappresentanti dei sindaci (il fiorentino Domenici), dei presidenti di regione (l'emiliano-romagnolo Errani), dei presidenti di provincia (il reatino Melilli). Lettera che si può leggere in fondo a questo post.

Ma perché la Ragioneria si oppone ai contratti di enti locali e sanità? Il fatto è che gli enti locali indentono concedere ai loro dipendenti qualcosa in più di quanto il governo ha previsto per gli statali. Qualche euro di aumento in più, e qualche garanzia normativa in più (per esempio si dovrebbero limitare le trattenute sui giorni di malattia). La Ragioneria considera però illegittime questo tipo di migliorie: una norma di legge del 2002 vieterebbe le disparità di trattamento fra i vari comparti della pubblica amministrazione.

E' chiaro che prima o poi la situazione si dovrà in qualche modo sbloccare. Sembra difficile che gli enti locali rinuncino alla loro intenzione di venire incontro alle richieste sindacali. L'aggiunta di qualche concessione è oltretutto indispensabile per ottenere la firma anche della Cgil, che finora non ha firmato i contratti nazionali dello Stato. Per gli amministratori locali (che sono in buona parte di centrosinistra) l'unità sindacale è fondamentale: come potrebbe un sindaco del Pd fare uno sgarbo del genere alla Cgil?

Se così stanno le cose, sembra inevitabile che alla fine i dipendenti di comuni, province, regioni e asl otterranno un contratto leggermente migliore rispetto ai loro colleghi statali. Per il momento non stanno vedendo neanche un euro di aumento, ma fra qualche mese forse potranno dire che a loro è andata meglio. Peraltro non si può escludere che in questa o quella amministrazione si decida di erogare almeno un anticipo: la legge di Brunetta consente a sindaci e presidenti di scegliere autonomamente se pagare o no.

Ecco dunque la lettera di Brunetta indirizzata al presidente dell'Anci (comuni), a quello dell'Upi (province) e a quello della Conferenza dei presidenti di regione.

"Ti scrivo in merito ai rinnovi contrattuali per il personale dipendente delle amministrazioni pubbliche, relativi al biennio in corso 2008 - 2009.
Come sai, negli ultimi mesi sono stati sottoscritti dall'ARAN e dalle organizzazioni sindacali rappresentative quasi tutti i contratti collettivi per il personale del settore Stato, riguardanti il predetto biennio economico; ciò consentirà di attribuire sollecitamente, non appena ultimate le procedure previste, i benefici economici spettanti.
Per i rinnovi contrattuali della Sanità, le relative procedure di contrattazione collettiva, invece, sono in una fase del tutto iniziale, considerato che sono stati da poco inviati all'ARAN i relativi atti di indirizzo; inoltre, per i rinnovi contrattuali del personale delle Regioni e delle Autonomie locali, a tutt'oggi non risultano ancora varati i necessari atti di indirizzo.
Rilevato quanto sopra, mi sembra utile, da parte mia, evidenziarti che la legge finanziaria per il 2009 (l. 22 dicembre 2008, n. 203), all'articolo 2, comma 35, con disposizioni applicabili a tutto il personale pubblico, ivi compreso anche il personale dipendente delle amministrazioni regionali e locali nonché del Servizio sanitario nazionale, prevede la possibilità di erogare direttamente le somme spettanti, sentite le organizzazioni sindacali e salvo conguaglio all'atto della stipulazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Pertanto, al fine di evitare prevedibili disallineamenti conseguenti ai tempi necessari per i rinnovi contrattuali e nell'ottica di assicurare quanto prima a tutti i dipendenti pubblici i benefici economici del biennio, Ti segnalo l'opportunità, ferme restando le valutazioni e le determinazioni nell'ambito delle proprie autonome competenze, di utilizzare le citate disposizioni della legge finanziaria per il 2009".
Renato Brunetta

martedì 6 gennaio 2009

Ma il contratto degli enti pubblici è valido oppure no?

Fino a un mesetto fa, tutti erano convinti che il contratto degli enti pubblici non potesse essere firmato senza la Cgil. Fra quei tutti c'erano anche il presidente dell'Aran Massimo Massella e il ministro Brunetta, i quali a metà novembre in una conferenza stampa ammettevano: in uno o due comparti del pubblico impiego, senza la Cgil potrebbe non esserci il 51% di rappresentatività.
La legge sulla rappresentatività stabilisce che un accordo è valido soltanto se i sindacati che lo firmano rappresentano il 51% dei dipendenti, percentuale che si calcola facendo la media fra il numero di tessere e i voti raccolti da ciascuna sigla alle elezioni per i rappresentanti sindacali. In teoria il calcolo doveva essere una cosa semplice, perché la matematica non è un'opinione. In pratica, la norma ha aperto un dilemma interpretativo su cui si stanno esercitando da mesi squadre di giuristi, magistrati e avvocati.

La questione è la seguente: quando si dice 51 per cento che cosa si intende per "cento"? La percentuale va calcolata sul totale delle tessere e dei voti validi? Oppure il "cento per cento" è la somma dei voti e delle tessere messi insieme dai soli sindacati ammessi al tavolo? Insomma, i consensi ottenuti dalle sigle che non hanno raggiunto il quorum vanno inclusi nel conteggio o vanno scartati?

La legge infatti prevede che alle trattative possa partecipare solo chi ha una rappresentatività minima del 5%. Negli enti pubblici le sigle al di sopra del quorum sono soltanto cinque. Se il conto si limita a quelle cinque, è chiaro che la firma di Cisl e Uil basta e avanza a garantire il 51%. Se invece si comprendono anche tutti quei sindacati che non hanno i requisiti per entrare nelle trattative, allora Cisl e Uil non sono sufficienti a raggiungere la metà di deleghe e voti.

Quest'ultima interpretazione era sembrata inizialmente quella più sensata, almeno a una prima lettura del testo della legge. Poi però è successo un fatto nuovo. Il ministro Brunetta ha chiesto un parere ufficiale al Consiglio di Stato. E i magistrati del Consiglio di Stato hanno detto che la legge va interpretata nell'altro modo. Quindi la Cgil non serve più. Ecco perché è stato possibile firmare il contratto prima di Natale, come abbiamo già raccontato.

Ma a quanto pare la diatriba non si è ancora del tutto esaurita. La Cgil ha annunciato che presenterà ricorso: "Il contratto - si legge in un comunicato - è stato sottoscritto da Cisl e Uil senza l'adesione del 51% delle organizzazioni sindacali, fatto di una gravità politica inaudita, peraltro illegittimo dal punto di vista normativo, e che certamente troverà seguito in una nostra azione legale". Pare che gli avvocati della Cgil siano abbastanza sicuri di vincere la causa. Vedremo su quali argomenti punteranno.

In ogni caso, nella prossima busta paga gli aumenti previsti dal contratto dovrebbero già esserci a prescindere da eventuali ricorsi e dalla validità del contratto. Così prevede un articolo della legge Finanziaria approvato dal Parlamento per volontà di Brunetta. Ma insieme all'aumento, in quella stessa busta paga i dipendenti di Inps, Inail, Inpdap, Aci e degli altri enti rischiano di trovare anche una brutta sorpresa. Ne parleremo a tempo debito.

martedì 30 dicembre 2008

Gli aumenti per gli enti pubblici non economici (cioè Inps, Inpdap, Inail)

Ecco la tabella con gli aumenti previsti dal nuovo contratto 2008-2009 per gli enti pubblici non economici, volgarmente detti parastato, insomma Inps, Inail, Inpdap, Aci e qualche altro ente più piccolo. (Per ingrandire l'immagine bisogna cliccarci sopra).

L'intesa preliminare è stata firmata il 22 dicembre, quindi ci vorrà ancora un mesetto abbondante prima che il contratto entri in vigore. Tuttavia, secondo la norma di legge fatta approvare da Brunetta, gli aumenti del 2009 dovrebbero essere pagati comunque nelle buste paga di gennaio, a prescindere dall'esistenza o meno di un contratto nazionale.

Sulle sorti di questo contratto peraltro grava l'incognita di un ricorso legale annunciato dalla Cgil. Ma di questo parleremo in un prossimo post.

giovedì 4 dicembre 2008

Il contratto delle Agenzie fiscali: ecco gli aumenti 2008-2009

Qui sotto c'è la tabella con tutti gli aumenti previsti dal nuovo contratto delle Agenzie fiscali 2008-2009: l'aumento tabellare e dell'indennità di amministrazione del 2009, gli arretrati del 2008.
Un mese fa, tutti i giornali hanno dato ampio risalto al nuovo contratto dei ministeri. Invece del contratto delle Agenzie, firmato il 24 novembre, non ha scritto una riga nessuno. Perché? Non si sa, così gira l'informazione, è la stampa bellezza.
(Per ingrandire la tabella bisogna cliccarci sopra).

giovedì 20 novembre 2008

Ancora sul contratto e sulle "fasce"

Sono stato rimproverato da alcuni sindacalisti per l'ultimo post che ho scritto. Io dicevo che nessuno, né nei sindacati né al Dipartimento Funzione pubblica, aveva saputo spiegarmi che cosa volevano dire quelle sigle che si leggono nelle tabelle del nuovo contratto dei ministeri (II F 3, III F 1, eccetera). "Se lo chiedevi a me, te lo spiegavo", mi ha detto qualcuno dopo aver letto il post. Evidentemente mi sono rivolto ai sindacalisti sbagliati, comunque non avevo alcuna intenzione di fare polemica: anche nei sindacati, come in qualunque altra organizzazione, ognuno ha il suo ruolo e i suoi compiti, c'è chi si occupa dell'impostazione "politica" (in senso buono) e chi si concentra su numeri e tabelle.

Mi è stato anche rimproverata una piccola imprecisione linguistica. Ho usato il termine "fasce" in modo sbagliato. Non è vero che le fasce corrispondono alle vecchie "aree". Le aree continuano a chiamarsi aree: prima erano "area A", "area B" e "area "C", adesso "area 1", "area 2" e "area 3". Le fasce invece sono le posizioni economiche all'interno di ciascuna area.

martedì 18 novembre 2008

Ministeri, ecco gli aumenti del contratto 2008-2009 (con le nuove qualifiche)

Questa è la tabella con tutti gli aumenti del 2009 e l'una tantum degli arretrati 2008. Per ingrandirla bisogna cliccarci sopra.


Nel nuovo contratto nazionale dei ministeri si trovano in allegato, come in tutti i contratti, le tabelle con gli aumenti e con le nuove retribuzioni annue.
Quando ho letto per la prima volta le tabelle mi è saltata agli occhi una cosa che non capivo. Nel contratto 2008-2009 non si trovano più le qualifiche che tutti conosciamo, B2, B3, C1 e così via. Da questo biennio i livelli professionali e retributivi sono espressi con una classificazione completamente nuova: si va dalla posizione più bassa I F 1 a quella più alta III F 7. E che roba è?

Ho rivolto la domanda a molte persone: sindacalisti, alti dirigenti del Dipartimento Funzione pubblica. Nessuno ha saputo rispondermi. Per capirci qualche cosa ho dovuto rivolgermi all'Aran. Così ho scoperto che con questo contratto si è deciso di adottare un nuovo ordinamento, articolato come quello vecchio ma con due differenze. La prima è una differenza solo nominale: quelle che prima si chiamavano "aree" (area A, area B, area C) d'ora in poi si chiameranno fasce (I F sta per prima fascia). La seconda novità invece è sostanziale: all'interno di ciascuna fascia si istituiscono una o due posizioni economiche in più.

Che cosa cambia concretamente per i dipendenti? Provo a spiegare quello che credo di aver capito io (anche se all'Aran non me l'hanno detta proprio così).
Prima un dipendente di area B, una volta arrivato alla posizione economica più alta (B3-S) non poteva sperare più in un avanzamento. Per salire doveva essere ammesso all'area C, e per fare il salto di area bisogna aspettare che venga bandito un concorso. Adesso invece quel dipendente, divenuto II F 4, avrà davanti a sé altri due possibili gradini economici da scalare con discreta facilità.

Dunque nella nuova classificazione ci sono cinque caselle vuote, cioè momentaneamente prive di personale: una nella prima fascia, due nella seconda e due nella terza. Dovrebbero riempirsi nei prossimi anni.

All'Aran mi hanno spiegato che fra "area" e "fascia" ci sarebbe anche una differenza normativa, ma qui ho paura di essermi proprio perso. Non voglio neanche provare a ripetere quello che ho sentito: mi fermo qui.

P. S. In verità le posizioni economiche divise in fasce non sono una novità di questo contratto. Erano state introdotte dal contratto precedente, biennio 2006-2007, ma non erano ancora state utilizzate nelle tabelle degli aumenti, se non per il contratto delle Agenzie fiscali. In effetti i dipendenti conoscono già da tempo la loro nuova posizione economica, perché possono leggerla sulla busta paga.

giovedì 13 novembre 2008

Firmato il contratto dei ministeri: i soldi vanno tutti sul salario fisso

Ieri sera è stato firmato il contratto nazionale dei ministeri. Rispetto al pre-accordo di Palazzo Chigi c'è una novità: l'aumento di 70 euro andrà tutto sul salario tabellare. In altre parole i soldi vengono distribuiti, come si suol dire, "a pioggia". Per i premi di produttività in questo contratto non ci saranno aumenti, le risorse dei fondi di amministrazione restano quelle di prima.

E' un risultato che Cisl e Uil possono vantarsi di aver ottenuto al tavolo delle trattative con l'Aran. Per quanto riguarda invece la controparte, cioè il governo, va sottolineato come in questo primo anno di legislatura si sia deciso di destinare tutte le risorse disponibili allo stipendio fisso. Al salario da distribuire con criteri meritocratici si è riservata qualche attenzione solo come possibile fonte di risparmio: i fondi di amministrazione per il governo andavano tagliati, e se alla fine si salveranno sarà solo per l'insistenza dei sindacati.

Il ministro Brunetta ha motivato queste scelte con la scarsa fiducia che il governo ripone negli attuali meccanismi di distribuzione del salario variabile. In altre parole, i soldi che ci sono vengono spesi male, non servono a premiare realmente il merito, quindi per adesso si possono ridurre. Se ne potrà riparlare in seguito, quando saranno riformati i criteri di misurazione della produttività.
Certo è che per adesso di riforme concrete non se ne vedono. E l'accordo sui ministeri firmato ieri non sembra proprio quel "contratto innovativo" che il ministro aveva promesso poco tempo fa (come documenta questo lancio dell'agenzia Adnkronos). E se proprio si tratta di innovare Brunetta ha scelto di seguire un'altra strada: il disegno di legge delega in discussione al Senato, e soprattutto i successivi decreti delegati. Le nuove regole per il personale pubblico verranno introdotte dal governo per via legislativa. Senza dover discutere con i sindacati.

sabato 11 ottobre 2008

Sempre a proposito di Presidenza: e il contratto?

Quelle venti righe sui tornelli a Palazzo Chigi pubblicate dal Messaggero di ieri non hanno provocato la reazione solo dello Snaprecom (di cui al precedente post). Anche un altro sindacato autonomo si è rivolto a me, in questo caso inviandomi una lettera (fra l'altro molto educata). Il sindacato è la Flp, la lettera è quella che riporto di seguito:

Gentile dr. Piovani,
ho letto il suo articolo pubblicato sul Messaggero di oggi 10 ottobre, pag. 51 relativo ai tornelli a Palazzo Chigi.
Nello stesso si afferma che lo Snaprecom ha fatto una lotta contro i tornelli in PCM. Sicuramente lo Snaprecom è il primo sindacato della PCM (è presente solo in PCM), chi scrive è segretario Nazionale della FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, federazione maggiormente rappresentativa in vari comparti, compresa la PCM dove è il secondo sindacato autonomo con una percentuale di rappresentatività superiore a CGIL e UIL.
Ma precisazioni a parte in allegato troverà delle note con le quali abbiamo dichiarato lo stato di agitazione del personale della PCM e il successivo ricorso allo sciopero poiché non viene rinnovato ai lavoratori della PCM il contratto di lavoro da 35 MESI, INFATTI I LAVORATORI DELLA PRESIDENZA SONO GLI UNICI DIPENDENTI PUBBLICI A NON AVER AVUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO - GLI UNICI.
Credo che anche questa notizia meriti pubblicità.
con viva cordialità
Lauro Crispino


Il signor Crispino ha ragione. Il mancato rinnovo del contratto alla Presidenza del Consiglio è un fatto che meriterebbe maggiore pubblicità. Mi permetto però di aggiungere una considerazione personale. Come già scrissi in un vecchio post, se i dipendenti della Presidenza del Consiglio si trovano in questa situazione, dipende anche dal fatto che hanno voluto separarsi dal contratto dei ministeri. Se non ci fosse stata la scissione, oggi avrebbero il loro contratto rinnovato come tutti i loro colleghi ministeriali. Invece hanno scelto di mettersi in proprio, convinti che così avrebbero ricevuto chissà quale trattamento privilegiato. La loro ambizione è quella di far riconoscere alla Presidenza lo status di "organo costituzionale", e ottenere così stipendi in linea con quelli dei vicini di casa di Montecitorio.

Ambizione legittima? Può darsi. Per adesso però l'unico risultato raggiunto è stato quello di non vedere neanche uno straccio di aumento a tre anni dalla scadenza del contratto.
Un tempo si diceva: "L'unione fa la forza". Nella Bibbia c'è scritto che "due sono meglio di uno, perché se uno cade l'altro lo aiuta a rialzarsi". Oggi l'unità sindacale non è più di moda, e si tende a pensare che sia più facile difendere i propri interessi isolandosi in un comparto-nicchia, organizzandosi in sindacati autonomi, o magari affidandosi soltanto alle trattative individuali lavoratore-dirigente.
Ma io domando: sono più forti i 2 mila dipendenti della Presidenza, o un milione e 200 mila lavoratori della Scuola? E la voce di uno Snaprecom o di un Sipre riuscirà mai a farsi sentire come quella di Cgil, Cisl e Uil, con i loro milioni di iscritti?

giovedì 25 settembre 2008

Aumenti di stipendio anticipati sì, ma non per tutti

Ieri la Funzione pubblica ha diffuso un comunicato per spiegare meglio il senso della norma sugli aumenti di stipendio "unilaterali" (quelli di cui si parla nel precedente post). Fra gli altri argomenti, nella nota si sottolinea un aspetto che nessuno aveva ancora notato. E' vero che nella Finanziaria si è previsto di distribuire subito ai dipendenti i soldi disponibili (per la precisione il 90% dei soldi disponibili), anche se non si trova un accordo con i sindacati. Ma questo pagamento - segnala il ministro Brunetta - non è un obbligo. E' "una possibilità che l'amministrazione può utilizzare a sua discrezione".

Se ciascuna amministrazione avrà la facoltà di decidere se mettere o non mettere i soldi in busta paga, ne consegue che l'aumento non arriverà necessariamente a tutti. Potrà succedere che, per esempio, il Tesoro decida di rivalutare subito gli stipendi per il personale della scuola, dei ministeri, degli enti di ricerca. Mentre ci potranno essere comuni, asl, istituti previdenziali che sceglieranno di non incrementare gli stipendi, vista la situazione finanziaria in cui si ritrovano tante amministrazioni locali in Italia.

La cifra facoltativa di cui parliamo è di circa 50 euro lordi medi (prendendo a riferimento la retribuzione media dei ministeri). Soldi che si sommerebbero agli 8-9 euro lordi circa che invece dovrebbero arrivare (quelli sono obbligatori per tutti) come "vacanza contrattuale".

Altri dettagli sull'argomento si possono leggere sul Messaggero di oggi.

mercoledì 24 settembre 2008

Il governo abolisce i contratti. E Sacconi abolisce Sacconi

Altro che un semplice passaggio tecnico, altro che una Finanziaria di sole tabelle. La Finanziaria licenziata ieri dal Consiglio dei ministri contiene eccome una novità. E che novità!

Semplificando, si può dire che il governo ha abolito i contratti nazionali del pubblico impiego. O meglio, un contratto si potrà ancora fare, se i sindacati lo vorranno. Ma se i sindacati non vogliono, cioè se non giudicano soddisfacente l'offerta del governo, allora il governo va avanti lo stesso: mette in busta paga i soldi con un atto di legge. Un domani si farà sempre in tempo a formalizzare un contratto, ammesso che i sindacati siano d'accordo, ma nel frattempo gli aumenti si pagano ugualmente usando le poche risorse disponibili, quelle previste unilateralmente dal governo.

Da una parte, i dipendenti pubblici potrebbero essere contenti: l'imminente arrivo di qualche euro in più è pur sempre una buona notizia. Dall'altra hanno ottimi motivi per preoccuparsi. La mossa decisa ieri dal governo è il segno che Brunetta e compagni non hanno alcuna intenzione di riconoscere aumenti maggiori di quanto è stato proposto finora. Ovvero: neanche 9 euro lordi al mese per il 2008, neanche 70 euro lordi al mese a partire dal 2009.

Come sempre, Brunetta ha escogitato una mossa molto astuta. I sindacati si troveranno costretti a scioperare sapendo che l'opinione pubblica scambierà la loro protesta per una difesa dell'assenteismo e dei presunti privilegi; e per di più il governo potrà dire agli italiani: "Vedete, noi gli aumentiamo lo stipendio e loro ci rispondono scioperando".

Ma a parte le mosse tattiche, ieri la Finanziaria ha introdotto un cambiamento radicale, strutturale nel pubblico impiego. D'ora in poi i contratti nazionali diventano un atto pressoché inutile. Se ne può anche fare a meno. Vengono implicitamente aboliti i sindacati, i tavoli di trattativa, l'Aran. Viene cancellato il sistema della contrattazione che ha regolato il mondo del lavoro pubblico negli ultimi quindici anni. Cioè quel sistema che fu introdotto nel '93 da Maurizio Sacconi, allora sottosegretario del Psi nel governo Amato. Il destino vuole che a distruggere il modello Sacconi sia proprio Sacconi, o meglio un governo in cui Sacconi è stato promosso ministro del Lavoro e in cui il responsabile della Funzione pubblica è uno dei politici a lui più vicini.

(In verità, le voci di Palazzo Chigi raccontano che nemmeno Sacconi si sarebbe battuto troppo per questa norma, così come poco entusiasta pare che sia il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ad assumersene interamente le responsabilità sarebbe stato Renato Brunetta. Ma queste sono voci di corridoio, tutte da verificare e in fondo poco interessanti).

lunedì 22 settembre 2008

I soldi per i contratti sono pochi, ma perché regalarli a Tremonti?

E' il problema che si ripropone a ogni rinnovo di contratto. Il governo mette pochi soldi in Finanziaria, i dipendenti pubblici chiedono di aumentare lo stanziamento, la trattativa va per le lunghe, e i sindacati si chiedono: che cosa fare nel frattempo? Certo, le risorse previste dalla Finanziaria sono scarsine, ma quel po' che c'è andrebbe intanto portato a casa. Per non regalarlo al ministro del Tesoro.

In passato si è sempre trovata una soluzione. Si è strappato al governo un impegno ad aggiungere altri soldi l'anno successivo, e per l'anno in corso si sono spesi i soldi già stanziati. Questa volta però la situazione è molto più complicata. Il governo attuale non sembra affatto disposto a migliorare la sua offerta, né per quest'anno né per il prossimo né mai. Difficile immaginare un accordo sindacale in due tappe, anzi difficile immaginare un accordo sindacale di qualsiasi natura. Per incassare subito i 2 miliardi e 800 milioni indicati dalla manovra sembra esserci un solo modo: firmare i contratti così come vuole il governo, cioè con un aumento pari alla metà dell'inflazione reale.

In questi giorni il governo e i sindacati confederali sono tutti presi dalla vertenza dell'Alitalia. Ma nelle prossime settimane si dovranno prendere decisioni delicate. Intanto il ministro Renato Brunetta dice: a dicembre metteremo in busta paga 150-170 euro. Lui la chiama "una tantum", in realtà sono i soldi disponibili nel 2008 come "vacanza contrattuale" (li ha lasciati in eredità il governo Prodi). Sarebbero i famosi 8 euro al mese su cui ha spesso ironizzato la Cgil.

Non si può neanche parlare di un aumento, 8 euro al mese sono al massimo una mancia. Ma per metterla in busta paga bisogna comunque siglare un accordo sindacale. Cosa faranno Cgil-Cisl-Uil di fronte a questa mancia? La raccoglieranno, oppure la lasceranno sul tavolo?

sabato 26 luglio 2008

Quel comunista di Berlusconi: taglia i premi per dare soldi a pioggia

Facciamo due conti. Il decreto Tremonti ha indicato le risorse per i prossimi aumenti di stipendio: 2 miliardi 240 milioni di euro per pagare i contratti dello Stato, più quello che serve per garantire la stessa percentuale di rivalutazione negli enti locali, cioè 1 miliardo 660 milioni. Totale: 3 miliardi e 900 milioni di spesa lorda per tutto il pubblico impiego. (Una cifra che basta a coprire solo la metà dell'inflazione, e quindi giudicata insufficiente dai sindacati; ma non è questo il punto).

Il costo lordo dei nuovi contratti però non è la spesa reale che lo Stato deve affrontare: una parte dei soldi che escono, rientrano nelle casse pubbliche sotto forma di tasse e contributi. Quindi quello che conta è la spesa netta. Che vale 1 miliardo 984 milioni di euro.

Contemporaneamente il decreto prevede anche una serie di risparmi sui costi del personale: il taglio ai premi di produttività, le trattenute sulla malattia, la sospensione degli scatti di anzianità per militari e professori universitari, i vincoli alle assunzioni. Tutte queste misure dovrebbero portare una riduzione di spesa netta pari a 1 miliardo 874 milioni di euro. Praticamente la stessa cifra che serve per i contratti.

Morale: gli aumenti di stipendio ai dipendenti pubblici saranno pagati con i soldi dei dipendenti pubblici. E siccome una grossa fetta dei risparmi viene dalla sforbiciata ai fondi di amministrazione, si può dire che il governo ha scelto di incrementare (poco) il salario fisso a scapito del salario variabile. Si tolgono i soldi destinati a premiare i più bravi e si redistribuiscono a pioggia fra tutti i dipendenti.

Bisogna dare ragione a Silvio Berlusconi: in questo inizio di legislatura il suo governo ha davvero adottato una politica di sinistra. Anzi comunista.

giovedì 26 giugno 2008

Una strana meritocrazia: aumenti uguali per tutti, premi azzerati

Per un mese in Italia quasi non si è parlato d'altro che di dipendenti pubblici e delle riforme che il governo avrebbe avviato. Adesso che finalmente le leggi ci sono, non ne parla più nessuno. Finito il tempo delle interviste dovrebbe cominciare quello della lettura dei testi, ma si sa che agli italiani piace poco leggere.

Non si parla affatto, ad esempio, degli aspetti economici. Il decreto di Tremonti ha stanziato le risorse per il rinnovo dei contratti nazionali. La cifra prevista dovrebbe bastare a garantire una rivalutazione del 3,2%, pari a un aumento medio di 70-80 euro lordi al mese.

Tanti o pochi? Io non lo so, però so che quando l'anno scorso i contratti portarono 100 euro a testa in busta paga tanti dipendenti pubblici definirono quell'aumento "una miseria" o peggio ancora "un'elemosina".

Il bello è che questa volta, mentre con una mano si concedono un po' di soldi per il salario fisso, con l'altra si levano soldi dal salario accessorio. Il decreto interviene pesantemente sui fondi di amministrazione. Nel 2009 per lo Stato centrale i premi di produttività sono quasi azzerati.

Il danno economico per i dipendenti sarà rilevante. Qualche esempio. Al ministero dell'Economia ci rimetteranno circa 5 mila e 300 euro. All'Inps 5 mila euro. Alla Farnesina 2 mila e 200 euro. Al ministero dell'Ambiente mille e 400 euro. E al ministero della Salute addirittura 9 mila e 500 euro a testa.

Questo nel 2009. A partire dal 2010 invece il taglio dei fondi sarà più contenuto, ma non indolore. Mille e 100 euro in meno per il ministero dell'Economia, quasi 2 mila per quello della Salute, circa 900 euro per le agenzie fiscali.

Quelle citate sono le amministrazioni più ricche, dove si può disporre di più fondi, e quindi la perdita è più alta. Ma anche nelle amministrazioni povere il sacrificio sul salario accessorio equivale più o meno al beneficio sul salario fisso.
Si potrebbe dire che questa è una operazione di livellamento salariale (verso il basso): grazie al decreto, ci saranno meno differenze di stipendio fra dipendenti pubblici. Aumenti contrattuali modesti ma uguali per tutti, mentre si comprime la parte variabile della busta paga, destinata a premiare i più bravi.

Subito dopo le elezioni il governo Berlusconi si è presentato con un proposito chiaro: ridurre il peso dei contratti nazionali, e aumentare quello dei contratti integrativi. I soldi per i lavoratori dipendenti devono venire dai premi e dagli incentivi aziendali, non dallo stipendio fisso. Al momento il programma viene attuato soltanto per i dipendenti privati. Nel settore pubblico si fa l'esatto contrario: i pubblici sono stati esclusi dagli sconti fiscali sugli straordinari e sui premi di produttività, e adesso subiscono anche una decurtazione secca dei premi.

Dietro a questa scelta c'è la convinzione che nel settore pubblico fino a oggi si siano spesi troppi soldi per incentivare la produttività. E che questi soldi siano stati sprecati, perché distribuiti in modo poco efficace. Il problema è che ci rimetteranno anche quelle amministrazioni dove i soldi dei contratti integrativi sono stati utilizzati in modo serio. E ce ne sono. Magari poche, ma ce ne sono.

martedì 22 aprile 2008

Errata corrige: la tabella Agenzie fiscali

Mi è stato giustamente segnalato un errore nella tabella sugli aumenti e gli arretrati delle Agenzie fiscali.
In una colonna si fa riferimento a una vecchia classificazione (da A1 a C3S) che in realtà ha senso solo per quei dipendenti che provengono dai Monopoli di Stato. Ora la tabella è stata doverosamente corretta con l'aggiunta di un asterisco e di una nota.

mercoledì 16 aprile 2008

Aumenti pure alle agenzie fiscali, ma con modifiche normative

E le agenzie fiscali? Dopo due mesi di dibattiti accesi, votazioni e proteste, alla fine anche qui si è arrivati alla firma definitiva. Quindi stanno per entrare in busta paga gli aumenti e gli arretrati (ecco la tabella).
Ma al momento di firmare, i sindacati hanno ottenuto dall'Aran alcune piccole modifiche sulla parte normativa. Cioè quella che più aveva scontentato i lavoratori. I tanti no con cui l'intesa era stata accolta nelle assemblee evidentemente hanno spaventato tutti: Cgil-Cisl-Uil, il governo, l'Aran. Meglio fare qualche cambiamento allora.

Le correzioni sono state tre. Una è puramente formale: il funzionario licenziato perché colto in flagrante reato di corruzione o concussione, se viene successivamente assolto dal tribunale, ha diritto ad essere riammesso in servizio e risarcito del danno. E' una precisazione ovvia, che ribadisce quanto già previsto dal codice civile, dunque non ha conseguenze pratiche.

La seconda correzione invece è sostanziale. Riguarda il famoso "premio di presenza": la prima bozza dell'accordo introduceva una specie di piccola indennità aggiuntiva per coloro che fanno meno di 8 giorni di assenza in un anno; nella versione definitiva questo premio non esiste più. Naturalmente i soldi non andranno perduti: tornano dove sono sempre stati, ovvero nel fondo di amministrazione, quindi alimenteranno i premi di produttività.

La terza correzione definisce meglio i confini degli "alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro", che secondo il nuovo contratto andranno puniti con la sospensione dal servizio fino a 6 mesi. Dunque per "vie di fatto" si dovranno intendere "percosse e lesioni personali, secondo quanto previsto dal codice penale".

Aumenti in arrivo anche nelle asl

Anche per i lavoratori della sanità il nuovo contratto nazionale è ormai in vigore. La firma definitiva all'Aran è arrivata giovedì scorso (e scusate il ritardo con cui do la notizia). Gli aumenti e gli arretrati sono quelli che si leggono nella nostra tabella. Dovrebbero arrivare nella busta paga di maggio, o al massimo in quella di giugno.