Sono passati un po' di giorni dall'ultimo post, e chi ha letto i giornali sa che cosa è successo nel frattempo. Dopo una lunga trattativa con gli altri ministeri (in particolare con il Tesoro di Tremonti), Brunetta è riuscito a chiudere il testo del suo decreto, modificandolo in diversi punti. Le modifiche, che poi esamineremo, sono più o meno quelle che avevamo già annunciato. Inoltre il ministro ha promesso che, prima dell'entrata in vigore del provvedimento, ci sarà un incontro con i sindacati. Sulla base di questo impegno, e dei cambiamenti al testo, la posizione della Cisl si è nuovamente ammorbidita.
Brunetta è tornato a essere "l'amico Renato", i dipendenti pubblici cislini gli hanno riservato una buona accoglienza al loro congresso di categoria (anche se ogni tanto è volato qualche fischio), Bonanni e Faverin hanno smesso di alzare la voce e si dichiarano soddisfatti. Insomma, tutto è tornato come prima, se non fosse per una novità: il contratto nazionale della sanità firmato da tutti i sindacati Cgil compresa. Ne parleremo nel prossimo post.
Ma vediamo adesso che cosa è cambiato nel decreto Brunetta dopo le correzioni apportate.
Il 25-50-25. Il meccanismo che obbliga le amministrazioni a distribuire le risorse degli integrativi in modo molto selettivo è stato smussato. Nelle singole amministrazioni sarà possibile applicare una ripartizione dei fondi meno drastica. Il sistema scritto nel testo finale del decreto è particolarmente complesso, semplificando potremmo riassumere così: si potrà allargare la platea della cosiddetta "fascia alta", cioè quelli che prendono il premio annuale massimo; allo stesso tempo si potrà ridurre la differenza economica fra il premio massimo e il premio per la "fascia media"; infine, sarà possibile attribuire un piccolo premio anche alla "fascia bassa" (i dipendenti giudicati più scarsi), anziché punirli con l'azzeramento totale del salario accessorio.
Tutto questo si potrà fare attraverso un accordo con i sindacati. E' chiaro però che, in mancanza di un'intesa, l'amministrazione è obbligata ad applicare il meccanismo standard previsto dalla legge: un quarto del personale con il 100% del premio, metà del personale con il 50% del premio, un quarto con lo 0%. I sindacati insomma saranno costretti a trattare e a cercare un accordo, altrimenti scatta la tagliola del 25-50-25.
Accorpamenti dei contratti. Come previsto, i dipendenti pubblici non contrattualizzati sono stati esclusi dall'accorpamento dei contratti e dalle altre norme che riguardano i sindacati. Polizia, forze armate, vigili del fuoco, corpo forestale conservano la loro autonomia.
La Presidenza. Il contratto autonomo della Presidenza del Consiglio probabilmente si salverà, non sarà accorpato a quello dei ministeri. Nell'ultimo capitolo del decreto, sotto il titolo "Norme finali e transitorie", c'è una frase molto significativa, anche se di lettura non semplicissima: si parla di "uno o più decreti" in cui si dovranno determinare "limiti e modalità di applicazione delle disposizioni [...] alla Presidenza del Consiglio", e si ricorda la "peculiarità del relativo ordinamento, che discende dagli articoli 92 e 95 della Costituzione". Traducendo in italiano, l'articolo si può interpretare cos^: Palazzo Chigi è un organo costituzionale e quindi deve avere un contratto a parte.
Gli insegnanti. Anche per il personale docente della scuola è prevista un'eccezione: a loro non si applicheranno le nuove regole sulla valutazione e sulla distribuzione dei premi di produttività. Ci vorrà un decreto a parte, e nelle decisioni dovrà essere coinvolta anche la Gelmini, ministro della Pubblica amministrazione.
Riguardo al contratto della Scuola, invece, il decreto per adesso conferma la decisione iniziale: deve essere accorpato a quello dei ministeri, delle agenzie e degli enti previdenziali. Stessa sorte per la Sanità, da unire al contratto degli enti locali. Ma è molto probabile che nella versione definitiva del provvetimento questi due comparti verranno salvati. Probabilmente la decisione sarà presa dopo che si sarà svolto il promesso incontro con i sindacati.
Visualizzazione post con etichetta Presidenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Presidenza. Mostra tutti i post
venerdì 22 maggio 2009
venerdì 27 marzo 2009
Presidenza del Consiglio, per il contratto ci siamo quasi.
Dopo tre anni e mezzo di attesa, la trattativa per il rinnovo del contratto alla Presidenza del Consiglio è quasi in conclusione. La cifra in discussione sarà di 125 euro lordi medi al mese, ma se si aggiunge anche la quota di salario accessorio (i premi di produttività) che viene spostata sul salario fisso tabellare si arriva a ben 425 euro.
Se ne parla con dovizia di particolari in questo articolo sul Messaggero.it.
Se si riuscisse a firmare nel giro di pochi giorni si darebbe una soddisfazione al segretario generale Mauro Masi, che nel giro di pochi giorni se ne andrà per assumere un ben più impegnativo incarico (sta per diventare direttore generale della Rai). Ma le cose si sono un po' complicate. Se la Cisl sembra disposta a chiudere subito, i sindacati autonomi oppongono una maggiore resistenza. Così si racconta in questo secondo articolo.
Se ne parla con dovizia di particolari in questo articolo sul Messaggero.it.
Se si riuscisse a firmare nel giro di pochi giorni si darebbe una soddisfazione al segretario generale Mauro Masi, che nel giro di pochi giorni se ne andrà per assumere un ben più impegnativo incarico (sta per diventare direttore generale della Rai). Ma le cose si sono un po' complicate. Se la Cisl sembra disposta a chiudere subito, i sindacati autonomi oppongono una maggiore resistenza. Così si racconta in questo secondo articolo.
Etichette:
Masi Mauro,
Presidenza,
Snaprecom
venerdì 28 novembre 2008
Presidenza del Consiglio, 600 € di indennità (ma non di aumento)
Novità in arrivo per le buste paga della Presidenza del Consiglio. Nel nuovo contratto nazionale (che dovrebbe essere firmato entro il mese di dicembre) sarà prevista una "indennità di specificità organizzativa", che ammonterà mediamente a 600 euro lordi mensili. Per saperne di più si può leggere l'articolo pubblicato dal Messaggero.it (lo trovate in fondo a questo post).
La notizia è stata riportata anche da alcuni quotidiani. "Il manifesto" le ha dedicato addirittura la prima pagina, con il titolo "Brunetta card". Sotto al titolo si legge: "Dal ministro anti-fannulloni 600 € mensili d'aumento per la casta dei suoi dirigenti... A tutti gli altri dipendenti pubblici solo 70 euro".
Per amore della verità, bisogna precisare che:
- I 600 euro dell'indennità non possono essere in alcun modo accostati ai 70 euro di aumento previsti per i ministeriali. I dipendenti della Presidenza avranno un aumento analogo a quello di tutti gli altri dipendenti pubblici (cioè il 3,2% per un biennio). L'indennità invece è una nuova voce della busta paga che assorbirà altre voci già esistenti. In altre parole, non farà aumentare la retribuzione media del personale della Presidenza.
- Quello che cambierà con questo contratto nazionale è che sarà stabilizzata in busta paga una somma forfettaria uguale per tutti (fatte salve le differenze di area e fascia economica), usando soldi che in precedenza venivano distribuiti secondo criteri meritocratici (almeno in teoria). Insomma si distribuiscono "a pioggia" risorse che prima erano destinate alla produttività.
- E' sbagliato dire, come fa "Il manifesto", che Brunetta ha introdotto un'indennità "per la casta dei suoi dirigenti". Innanzitutto perché il contratto non riguarda i dirigenti, bensì impiegati e funzionari. Poi perché soltanto una piccola quota del personale di Presidenza lavora con Brunetta alla Funzione pubblica. In realtà, più che Brunetta sono interessati agli esiti di questo contratto Silvio Berlusconi e il segretario generale di Palazzo Chigi Mauro Masi.
* * *
Questo è l'articolo pubblicato il 25 novembre sul Messaggero.it
Presidenza del Consiglio, per i dipendenti
orario di 38 ore e 600 euro di indennità
di Pietro Piovani
ROMA (26 novembre) – Un'indennità mensile che in media ammonterebbe a oltre 600 euro, ma che per i funzionari più alti in grado può arrivare anche a 900 euro. È la ricompensa che dovrebbero ricevere i
2.500 dipendenti della Presidenza del Consiglio, in cambio di un allungamento dell'orario di lavoro settimanale: 38 ore, anziché 36 come per gli altri ministeriali. Così ha disposto il governo nella sua direttiva per il rinnovo dei contratti nazionali. Il cambiamento dunque dovrebbe avvenire quando sarà
firmato il nuovo contratto, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di qualche settimana.
In realtà, per i lavoratori di Palazzo Chigi e delle altre sedi presidenziali non si tratterebbe di una novità assoluta. Già da qualche anno il 90 per cento del personale ha adottato volontariamente un orario prolungato di 39 ore e quaranta minuti, ottenendo in cambio una consistente indennità. Si potrebbe
dunque dire che il nuovo contratto comporterà una riduzione dell'orario, se non fosse che fra il vecchio e il
nuovo regime si segnala una differenza sostanziale: oggi la settimana di 39 e passa ore è solo un'eventualità, nel senso che il dirigente «può chiedere» all'impiegato di lavorare un po' di più ma può anche non chiederlo; domani invece le 38 ore diventeranno un obbligo da rispettare tutte le settimane. Per il dipendente resta comunque la possibilità di non aderire al nuovo orario, rinunciando all'indennità.
Le risorse con cui si pagano i 600 euro medi sono grosso modo le stesse con cui fino a qualche anno fa venivano pagati gli straordinari. In passato infatti i dipendenti della Presidenza erano gli unici a poter contare su una rilevante voce aggiuntiva in busta paga legata alle ore lavorate in più. Il passaggio dal sistema degli straordinari a quello dell'indennità fissa forfettaria arriva quasi in coincidenza con l'installazione dei tornelli per controllare le presenza. Anche per questo la Cgil (che alla Presidenza è esclusa dalle trattative, non avendo un sufficiente numero di iscritti e di voti) commenta la notizia con
sarcasmo: «Al “personale caro” può essere riconosciuta una sorta di indennità-tornello», commenta il segretario della Fp-Cgil Carlo Podda. «Mi chiedo se non debba essere estesa a tutti gli altri lavoratori». Alle dichiarazioni della Cgil ha replicato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ricordando che questa indennità non farà aumentare la retribuzione complessiva media dei dipendenti della Presidenza, visto che utilizzerà risorse già esistenti per altre voci della busta paga.
Va detto che la cifra finale dell'indennità non è ancora stata concordata con precisione. Dovranno discuterne l'Aran (in rappresentanza del governo) e i sindacati. È probabile che al tavolo della trattativa l'Aran provi a utilizzare solo una parte delle risorse disponibili per premiare l'allungamento dell'orario, proponendo di destinare i soldi restanti per incentivare la produttività. Oltre all'indennità il nuovo contratto prevederà il normale aumento di stipendio, con una rivalutazione pari al 3,2% rispetto al salario attuale.
La notizia è stata riportata anche da alcuni quotidiani. "Il manifesto" le ha dedicato addirittura la prima pagina, con il titolo "Brunetta card". Sotto al titolo si legge: "Dal ministro anti-fannulloni 600 € mensili d'aumento per la casta dei suoi dirigenti... A tutti gli altri dipendenti pubblici solo 70 euro".
Per amore della verità, bisogna precisare che:
- I 600 euro dell'indennità non possono essere in alcun modo accostati ai 70 euro di aumento previsti per i ministeriali. I dipendenti della Presidenza avranno un aumento analogo a quello di tutti gli altri dipendenti pubblici (cioè il 3,2% per un biennio). L'indennità invece è una nuova voce della busta paga che assorbirà altre voci già esistenti. In altre parole, non farà aumentare la retribuzione media del personale della Presidenza.
- Quello che cambierà con questo contratto nazionale è che sarà stabilizzata in busta paga una somma forfettaria uguale per tutti (fatte salve le differenze di area e fascia economica), usando soldi che in precedenza venivano distribuiti secondo criteri meritocratici (almeno in teoria). Insomma si distribuiscono "a pioggia" risorse che prima erano destinate alla produttività.
- E' sbagliato dire, come fa "Il manifesto", che Brunetta ha introdotto un'indennità "per la casta dei suoi dirigenti". Innanzitutto perché il contratto non riguarda i dirigenti, bensì impiegati e funzionari. Poi perché soltanto una piccola quota del personale di Presidenza lavora con Brunetta alla Funzione pubblica. In realtà, più che Brunetta sono interessati agli esiti di questo contratto Silvio Berlusconi e il segretario generale di Palazzo Chigi Mauro Masi.
* * *
Questo è l'articolo pubblicato il 25 novembre sul Messaggero.it
Presidenza del Consiglio, per i dipendenti
orario di 38 ore e 600 euro di indennità
di Pietro Piovani
ROMA (26 novembre) – Un'indennità mensile che in media ammonterebbe a oltre 600 euro, ma che per i funzionari più alti in grado può arrivare anche a 900 euro. È la ricompensa che dovrebbero ricevere i
2.500 dipendenti della Presidenza del Consiglio, in cambio di un allungamento dell'orario di lavoro settimanale: 38 ore, anziché 36 come per gli altri ministeriali. Così ha disposto il governo nella sua direttiva per il rinnovo dei contratti nazionali. Il cambiamento dunque dovrebbe avvenire quando sarà
firmato il nuovo contratto, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di qualche settimana.
In realtà, per i lavoratori di Palazzo Chigi e delle altre sedi presidenziali non si tratterebbe di una novità assoluta. Già da qualche anno il 90 per cento del personale ha adottato volontariamente un orario prolungato di 39 ore e quaranta minuti, ottenendo in cambio una consistente indennità. Si potrebbe
dunque dire che il nuovo contratto comporterà una riduzione dell'orario, se non fosse che fra il vecchio e il
nuovo regime si segnala una differenza sostanziale: oggi la settimana di 39 e passa ore è solo un'eventualità, nel senso che il dirigente «può chiedere» all'impiegato di lavorare un po' di più ma può anche non chiederlo; domani invece le 38 ore diventeranno un obbligo da rispettare tutte le settimane. Per il dipendente resta comunque la possibilità di non aderire al nuovo orario, rinunciando all'indennità.
Le risorse con cui si pagano i 600 euro medi sono grosso modo le stesse con cui fino a qualche anno fa venivano pagati gli straordinari. In passato infatti i dipendenti della Presidenza erano gli unici a poter contare su una rilevante voce aggiuntiva in busta paga legata alle ore lavorate in più. Il passaggio dal sistema degli straordinari a quello dell'indennità fissa forfettaria arriva quasi in coincidenza con l'installazione dei tornelli per controllare le presenza. Anche per questo la Cgil (che alla Presidenza è esclusa dalle trattative, non avendo un sufficiente numero di iscritti e di voti) commenta la notizia con
sarcasmo: «Al “personale caro” può essere riconosciuta una sorta di indennità-tornello», commenta il segretario della Fp-Cgil Carlo Podda. «Mi chiedo se non debba essere estesa a tutti gli altri lavoratori». Alle dichiarazioni della Cgil ha replicato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ricordando che questa indennità non farà aumentare la retribuzione complessiva media dei dipendenti della Presidenza, visto che utilizzerà risorse già esistenti per altre voci della busta paga.
Va detto che la cifra finale dell'indennità non è ancora stata concordata con precisione. Dovranno discuterne l'Aran (in rappresentanza del governo) e i sindacati. È probabile che al tavolo della trattativa l'Aran provi a utilizzare solo una parte delle risorse disponibili per premiare l'allungamento dell'orario, proponendo di destinare i soldi restanti per incentivare la produttività. Oltre all'indennità il nuovo contratto prevederà il normale aumento di stipendio, con una rivalutazione pari al 3,2% rispetto al salario attuale.
Etichette:
orario,
Presidenza,
produttività
domenica 19 ottobre 2008
Fulvio Ferrazzano, segretario dello Snaprecom
Il segretario dello Snaprecom Fulvio Ferrazzano ha inviato un commento al mio post sulla Presidenza del Consiglio. Nel suo testo mi dedica alcune gentilezze sulle quali non vorrei soffermarmi troppo. Vorrei invece rispondere ad alcune affermazioni di merito: lo farò nelle prossime ore aggiungendo un mio commento in coda al suo.
martedì 14 ottobre 2008
La canna da pesca di Brunetta: il badge fa da esca e i giornalisti abboccano
I giornalisti sono come pesci che abboccano all'amo. Ma a differenza dei pesci, quando si trovano un amo infilzato nella gola godono come pazzi.
Ieri il ministro Brunetta ha lanciato la sua lenza a Palazzo Chigi, all'ingresso principale della Presidenza del Consiglio. Ha invitato la stampa per celebrare la solenne inaugurazione dei tornelli, si è messo in posa davanti ai fotografi esibendo agli obiettivi il suo badge, ha fatto il segno della vittoria con la mano, ha annunciato l'apertura di "una nuova stagione" per il pubblico impiego italiano.
La grande maggioranza dei lettori/telespettatori italiani avrà pensato: "Finalmente anche negli uffici pubblici si mettono i varchi elettronici, finalmente si controlleranno le entrate e le uscite degli statali, finalmente quei fannulloni la smetteranno di andare a fare la spesa invece di lavorare". Qualcuno avrebbe dovuto spiegare che in realtà i tornelli esistono da tanti anni in quasi tutta la pubblica amministrazione italiana. Che Palazzo Chigi era semmai una (ingiustificabile) eccezione, e che questa novità presentata in pompa magna dal ministro interessa solo qualche centinaio di persone, più qualche altro centinaio che lavora nelle altre sedi della Presidenza sparse per Roma. Mentre per gli altri centinaia di migliaia di statali il badge esiste già da una vita.
Sarebbe stato anche il caso di spiegare che l'attivazione dei tornelli non basta a garantire un reale controllo delle presenze, come hanno testimoniato in passato le tante inchieste televisive sugli impiegati che arrivano, "strisciano" per finta e poi se ne vanno a parcheggiare l'auto o per andare a passeggio.
Infine, sarebbe stato giusto forse ricordare che il nuovo sistema di varchi elettronici installato alla Presidenza è anche il frutto del lavoro lasciato in eredità dal governo Prodi.
Tutte queste cose sarebbe stato bene raccontare, per spiegare correttamente agli italiani quello che succede. Ma i giornalisti se ne sono dimenticati. In compenso sono andati nei bar intorno a Palazzo Chigi per chiedere ai baristi se si attendono un calo d'affari. I baristi ovviamente hanno risposto: "Non cambierà niente".
Appunto. Sembra sempre che cambi chissà che cosa, invece non cambia niente. Su questo tema segnalo un articolo messo in rete da ilmessaggero.it
Ieri il ministro Brunetta ha lanciato la sua lenza a Palazzo Chigi, all'ingresso principale della Presidenza del Consiglio. Ha invitato la stampa per celebrare la solenne inaugurazione dei tornelli, si è messo in posa davanti ai fotografi esibendo agli obiettivi il suo badge, ha fatto il segno della vittoria con la mano, ha annunciato l'apertura di "una nuova stagione" per il pubblico impiego italiano.
La grande maggioranza dei lettori/telespettatori italiani avrà pensato: "Finalmente anche negli uffici pubblici si mettono i varchi elettronici, finalmente si controlleranno le entrate e le uscite degli statali, finalmente quei fannulloni la smetteranno di andare a fare la spesa invece di lavorare". Qualcuno avrebbe dovuto spiegare che in realtà i tornelli esistono da tanti anni in quasi tutta la pubblica amministrazione italiana. Che Palazzo Chigi era semmai una (ingiustificabile) eccezione, e che questa novità presentata in pompa magna dal ministro interessa solo qualche centinaio di persone, più qualche altro centinaio che lavora nelle altre sedi della Presidenza sparse per Roma. Mentre per gli altri centinaia di migliaia di statali il badge esiste già da una vita.
Sarebbe stato anche il caso di spiegare che l'attivazione dei tornelli non basta a garantire un reale controllo delle presenze, come hanno testimoniato in passato le tante inchieste televisive sugli impiegati che arrivano, "strisciano" per finta e poi se ne vanno a parcheggiare l'auto o per andare a passeggio.
Infine, sarebbe stato giusto forse ricordare che il nuovo sistema di varchi elettronici installato alla Presidenza è anche il frutto del lavoro lasciato in eredità dal governo Prodi.
Tutte queste cose sarebbe stato bene raccontare, per spiegare correttamente agli italiani quello che succede. Ma i giornalisti se ne sono dimenticati. In compenso sono andati nei bar intorno a Palazzo Chigi per chiedere ai baristi se si attendono un calo d'affari. I baristi ovviamente hanno risposto: "Non cambierà niente".
Appunto. Sembra sempre che cambi chissà che cosa, invece non cambia niente. Su questo tema segnalo un articolo messo in rete da ilmessaggero.it
sabato 11 ottobre 2008
Sempre a proposito di Presidenza: e il contratto?
Quelle venti righe sui tornelli a Palazzo Chigi pubblicate dal Messaggero di ieri non hanno provocato la reazione solo dello Snaprecom (di cui al precedente post). Anche un altro sindacato autonomo si è rivolto a me, in questo caso inviandomi una lettera (fra l'altro molto educata). Il sindacato è la Flp, la lettera è quella che riporto di seguito:
Gentile dr. Piovani,
ho letto il suo articolo pubblicato sul Messaggero di oggi 10 ottobre, pag. 51 relativo ai tornelli a Palazzo Chigi.
Nello stesso si afferma che lo Snaprecom ha fatto una lotta contro i tornelli in PCM. Sicuramente lo Snaprecom è il primo sindacato della PCM (è presente solo in PCM), chi scrive è segretario Nazionale della FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, federazione maggiormente rappresentativa in vari comparti, compresa la PCM dove è il secondo sindacato autonomo con una percentuale di rappresentatività superiore a CGIL e UIL.
Ma precisazioni a parte in allegato troverà delle note con le quali abbiamo dichiarato lo stato di agitazione del personale della PCM e il successivo ricorso allo sciopero poiché non viene rinnovato ai lavoratori della PCM il contratto di lavoro da 35 MESI, INFATTI I LAVORATORI DELLA PRESIDENZA SONO GLI UNICI DIPENDENTI PUBBLICI A NON AVER AVUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO - GLI UNICI.
Credo che anche questa notizia meriti pubblicità.
con viva cordialità
Lauro Crispino
Il signor Crispino ha ragione. Il mancato rinnovo del contratto alla Presidenza del Consiglio è un fatto che meriterebbe maggiore pubblicità. Mi permetto però di aggiungere una considerazione personale. Come già scrissi in un vecchio post, se i dipendenti della Presidenza del Consiglio si trovano in questa situazione, dipende anche dal fatto che hanno voluto separarsi dal contratto dei ministeri. Se non ci fosse stata la scissione, oggi avrebbero il loro contratto rinnovato come tutti i loro colleghi ministeriali. Invece hanno scelto di mettersi in proprio, convinti che così avrebbero ricevuto chissà quale trattamento privilegiato. La loro ambizione è quella di far riconoscere alla Presidenza lo status di "organo costituzionale", e ottenere così stipendi in linea con quelli dei vicini di casa di Montecitorio.
Ambizione legittima? Può darsi. Per adesso però l'unico risultato raggiunto è stato quello di non vedere neanche uno straccio di aumento a tre anni dalla scadenza del contratto.
Un tempo si diceva: "L'unione fa la forza". Nella Bibbia c'è scritto che "due sono meglio di uno, perché se uno cade l'altro lo aiuta a rialzarsi". Oggi l'unità sindacale non è più di moda, e si tende a pensare che sia più facile difendere i propri interessi isolandosi in un comparto-nicchia, organizzandosi in sindacati autonomi, o magari affidandosi soltanto alle trattative individuali lavoratore-dirigente.
Ma io domando: sono più forti i 2 mila dipendenti della Presidenza, o un milione e 200 mila lavoratori della Scuola? E la voce di uno Snaprecom o di un Sipre riuscirà mai a farsi sentire come quella di Cgil, Cisl e Uil, con i loro milioni di iscritti?
Gentile dr. Piovani,
ho letto il suo articolo pubblicato sul Messaggero di oggi 10 ottobre, pag. 51 relativo ai tornelli a Palazzo Chigi.
Nello stesso si afferma che lo Snaprecom ha fatto una lotta contro i tornelli in PCM. Sicuramente lo Snaprecom è il primo sindacato della PCM (è presente solo in PCM), chi scrive è segretario Nazionale della FLP - Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, federazione maggiormente rappresentativa in vari comparti, compresa la PCM dove è il secondo sindacato autonomo con una percentuale di rappresentatività superiore a CGIL e UIL.
Ma precisazioni a parte in allegato troverà delle note con le quali abbiamo dichiarato lo stato di agitazione del personale della PCM e il successivo ricorso allo sciopero poiché non viene rinnovato ai lavoratori della PCM il contratto di lavoro da 35 MESI, INFATTI I LAVORATORI DELLA PRESIDENZA SONO GLI UNICI DIPENDENTI PUBBLICI A NON AVER AVUTO IL RINNOVO DEL CONTRATTO - GLI UNICI.
Credo che anche questa notizia meriti pubblicità.
con viva cordialità
Lauro Crispino
Il signor Crispino ha ragione. Il mancato rinnovo del contratto alla Presidenza del Consiglio è un fatto che meriterebbe maggiore pubblicità. Mi permetto però di aggiungere una considerazione personale. Come già scrissi in un vecchio post, se i dipendenti della Presidenza del Consiglio si trovano in questa situazione, dipende anche dal fatto che hanno voluto separarsi dal contratto dei ministeri. Se non ci fosse stata la scissione, oggi avrebbero il loro contratto rinnovato come tutti i loro colleghi ministeriali. Invece hanno scelto di mettersi in proprio, convinti che così avrebbero ricevuto chissà quale trattamento privilegiato. La loro ambizione è quella di far riconoscere alla Presidenza lo status di "organo costituzionale", e ottenere così stipendi in linea con quelli dei vicini di casa di Montecitorio.
Ambizione legittima? Può darsi. Per adesso però l'unico risultato raggiunto è stato quello di non vedere neanche uno straccio di aumento a tre anni dalla scadenza del contratto.
Un tempo si diceva: "L'unione fa la forza". Nella Bibbia c'è scritto che "due sono meglio di uno, perché se uno cade l'altro lo aiuta a rialzarsi". Oggi l'unità sindacale non è più di moda, e si tende a pensare che sia più facile difendere i propri interessi isolandosi in un comparto-nicchia, organizzandosi in sindacati autonomi, o magari affidandosi soltanto alle trattative individuali lavoratore-dirigente.
Ma io domando: sono più forti i 2 mila dipendenti della Presidenza, o un milione e 200 mila lavoratori della Scuola? E la voce di uno Snaprecom o di un Sipre riuscirà mai a farsi sentire come quella di Cgil, Cisl e Uil, con i loro milioni di iscritti?
Palazzo Chigi, i tornelli, e i comunicati della Snaprecom
Da lunedì alla Presidenza del Consiglio saranno messi in funzione i tornelli e gli strumenti per la registrazione elettronica degli ingressi. La novità era stata decisa e avviata dal governo Prodi poco prima di lasciare Palazzo Chigi, ora il governo Berlusconi la porta a compimento.
Sulla notizia ho scritto un articolo sul Messaggero di ieri. Oggi però ho ricevuto una telefonata dal segretario dello Snaprecom, il sindacato più rappresentativo alla Presidenza. (Non ne riporto il nome non per cattiveria, ma perché non me lo ricordo: non ho fatto in tempo ad appuntarmelo, e non posso chiederlo all'interessato perché non mi ha voluto lasciare il numero di telefono).
Nell'articolo ho raccontato come in passato lo Snaprecom avesse contestato duramente la decisione di riattivare i controlli sulle presenze. A quella protesta avevo anche dedicato un altro articolo sul Messaggero del 4 maggio scorso, riferendomi in particolare a un volantino distribuito da quel sindacato.
Ora però lo Snaprecom contesta i miei resoconti, accusandomi di aver travisato il significato del loro documento. A quanto pare, loro non erano affatto contrari all'utilizzo dei tornelli. Sono andato a rileggermi il volantino. In tutta onestà, non mi sembra di aver capito male: in quella pagina ho ritrovato un lungo e pesante atto d'accusa contro il comportamento dell'allora segretario generale Carlo Malinconico. Il testo si concludeva con una sorta di richiamo alla battaglia: "Cari colleghi, nel caso in specie, invitarvi alla semplice meditazione forse non basta: bisogna fare qualcosa di più…"
Ma ovviamente potrei sbagliarmi. Se qualcuno fosse interessato a capire chi ha ragione può andarsi a leggere il comunicato originale dello Snaprecom. Inoltre resto a disposizione dei sindacalisti della Presidenza per raccogliere le loro critiche e le loro osservazioni. Per i motivi che ho già spiegato, non posso chiamarli io. Sono costretto ad attendere una nuova telefonata. Ma può andare benissimo anche un'email.
Sulla notizia ho scritto un articolo sul Messaggero di ieri. Oggi però ho ricevuto una telefonata dal segretario dello Snaprecom, il sindacato più rappresentativo alla Presidenza. (Non ne riporto il nome non per cattiveria, ma perché non me lo ricordo: non ho fatto in tempo ad appuntarmelo, e non posso chiederlo all'interessato perché non mi ha voluto lasciare il numero di telefono).
Nell'articolo ho raccontato come in passato lo Snaprecom avesse contestato duramente la decisione di riattivare i controlli sulle presenze. A quella protesta avevo anche dedicato un altro articolo sul Messaggero del 4 maggio scorso, riferendomi in particolare a un volantino distribuito da quel sindacato.
Ora però lo Snaprecom contesta i miei resoconti, accusandomi di aver travisato il significato del loro documento. A quanto pare, loro non erano affatto contrari all'utilizzo dei tornelli. Sono andato a rileggermi il volantino. In tutta onestà, non mi sembra di aver capito male: in quella pagina ho ritrovato un lungo e pesante atto d'accusa contro il comportamento dell'allora segretario generale Carlo Malinconico. Il testo si concludeva con una sorta di richiamo alla battaglia: "Cari colleghi, nel caso in specie, invitarvi alla semplice meditazione forse non basta: bisogna fare qualcosa di più…"
Ma ovviamente potrei sbagliarmi. Se qualcuno fosse interessato a capire chi ha ragione può andarsi a leggere il comunicato originale dello Snaprecom. Inoltre resto a disposizione dei sindacalisti della Presidenza per raccogliere le loro critiche e le loro osservazioni. Per i motivi che ho già spiegato, non posso chiamarli io. Sono costretto ad attendere una nuova telefonata. Ma può andare benissimo anche un'email.
mercoledì 14 maggio 2008
La Uil della Presidenza protesta
La Uil della Presidenza del Consiglio mi ha scritto una lettera per protestare contro il mio articolo che parlava dei tornelli a Palazzo Chigi. La lunga lettera è stata pubblicata integralmente dal Messaggero.it, con grande risalto e con l'aggiunta di una mia più sintetica risposta. Per motivi che non so spiegarmi, è stata una delle notizie più cliccate del giorno.
lunedì 5 maggio 2008
La Presidenza del Consiglio, i tornelli e i sindacati
Nei palazzi della Presidenza del Consiglio stanno arrivando i tornelli. Il segretario generale Malinconico li ha già fatti installare, e dovrebbero entrare in funzione in tempi brevi. I dipendenti mugugnano, i sindacati protestano.
Se davvero questa innovazione servirà a registrare in modo rigoroso le presenze (cosa ancora da dimostrare), le conseguenze potrebbero essere rilevanti. Per qualcuno si potrebbero ridurre le ore di straordinario, e si sa che alla Presidenza gli straordinari pesano tanto sulla busta paga, molto più che nelle altre amministrazioni statali.
D'altra parte l'assenteismo alla Presidenza del Consiglio è diventato un tema di interesse nazionale, sul quale sono state fatte inchieste giornalistiche (Corriere della sera) e televisive (La7). Qualche provvedimento a Palazzo Chigi bisognava pur prenderlo.
Chi voglia conoscere altre notizie e dettagli sulla vicenda, può leggere l'articolo pubblicato ieri sul Messaggero.
Dopo aver letto l'articolo, quelli della Cgil-Presidenza del Consiglio mi hanno fatto presente il motivo per cui il loro sindacato non è intervenuto nella polemica: "Perché non si tratta di materia contrattuale, perciò è una contesa che non ci appassiona" dicono.
In ogni caso alla Presidenza del Consiglio la Cgil ha pochi iscritti e pochi voti, tanto da non raggiungere neanche la rappresentatività sindacale.
Se davvero questa innovazione servirà a registrare in modo rigoroso le presenze (cosa ancora da dimostrare), le conseguenze potrebbero essere rilevanti. Per qualcuno si potrebbero ridurre le ore di straordinario, e si sa che alla Presidenza gli straordinari pesano tanto sulla busta paga, molto più che nelle altre amministrazioni statali.
D'altra parte l'assenteismo alla Presidenza del Consiglio è diventato un tema di interesse nazionale, sul quale sono state fatte inchieste giornalistiche (Corriere della sera) e televisive (La7). Qualche provvedimento a Palazzo Chigi bisognava pur prenderlo.
Chi voglia conoscere altre notizie e dettagli sulla vicenda, può leggere l'articolo pubblicato ieri sul Messaggero.
Dopo aver letto l'articolo, quelli della Cgil-Presidenza del Consiglio mi hanno fatto presente il motivo per cui il loro sindacato non è intervenuto nella polemica: "Perché non si tratta di materia contrattuale, perciò è una contesa che non ci appassiona" dicono.
In ogni caso alla Presidenza del Consiglio la Cgil ha pochi iscritti e pochi voti, tanto da non raggiungere neanche la rappresentatività sindacale.
Etichette:
assenteismo,
Malinconico Carlo,
Presidenza,
tornelli
giovedì 7 febbraio 2008
Un contratto non si nega a nessuno
Ricevo tante email da dipendenti pubblici che protestano perché il loro contratto nazionale non è stato ancora rinnovato. "I nostri stipendi sono fermi, voi giornalisti dovete dirlo!" Hanno ragione, non è possibile che nel 2008 si debbano ancora aspettare gli aumenti del 2006-2007.
C'è però un aspetto che non viene mai sottolineato. Molti di coloro che si lamentano lavorano in un piccolo comparto: la Presidenza del Consiglio, i conservatori, le Camere di commercio. Al che, sorge spontanea la domanda: ma non vi conveniva stare in un comparto più grande?
I dipendenti della Presidenza, per esempio, se non si fossero separati dagli altri ministeriali avrebbero avuto già da tempo i loro aumenti con tutti gli arretrati. Hanno preferito andarsene per conto loro, sperando di ottenere così un trattamento economico di favore. Qualche vantaggio forse lo avranno pure, ma per adesso si vedono soprattutto i danni.
Un discorso simile si può fare per le agenzie fiscali, il cui contratto in questi giorni si è impantanato all'Aran. Oppure per i conservatori e le accademie, che sarebbero in procinto di incassare i loro aumenti se non fossero scorporati dal contratto della scuola.
Per rivalutare gli stipendi di tutti dipendenti pubblici bisogna scrivere, firmare e far approvare ben 33 accordi nazionali: i comparti sono 11, più 8 aree dirigenziali, più i 7 enti ex articolo 70 (Enea, Enac, Asi, Cassa depositi e prestiti, Unioncamere, Cnel, Coni), ciascuno diviso fra impiegati e dirigenti.
Si arriva addirittura al paradosso di un contratto nazionale che riguarda appena 8 persone, tanti sono i dirigenti del Cnel.
Fra le semplificazioni burocratiche di cui tanto si parla, forse varrebbe la pena di semplificare anche il sistema dei contratti. I primi a guadagnarci sarebbero i lavoratori pubblici.
C'è però un aspetto che non viene mai sottolineato. Molti di coloro che si lamentano lavorano in un piccolo comparto: la Presidenza del Consiglio, i conservatori, le Camere di commercio. Al che, sorge spontanea la domanda: ma non vi conveniva stare in un comparto più grande?
I dipendenti della Presidenza, per esempio, se non si fossero separati dagli altri ministeriali avrebbero avuto già da tempo i loro aumenti con tutti gli arretrati. Hanno preferito andarsene per conto loro, sperando di ottenere così un trattamento economico di favore. Qualche vantaggio forse lo avranno pure, ma per adesso si vedono soprattutto i danni.
Un discorso simile si può fare per le agenzie fiscali, il cui contratto in questi giorni si è impantanato all'Aran. Oppure per i conservatori e le accademie, che sarebbero in procinto di incassare i loro aumenti se non fossero scorporati dal contratto della scuola.
Per rivalutare gli stipendi di tutti dipendenti pubblici bisogna scrivere, firmare e far approvare ben 33 accordi nazionali: i comparti sono 11, più 8 aree dirigenziali, più i 7 enti ex articolo 70 (Enea, Enac, Asi, Cassa depositi e prestiti, Unioncamere, Cnel, Coni), ciascuno diviso fra impiegati e dirigenti.
Si arriva addirittura al paradosso di un contratto nazionale che riguarda appena 8 persone, tanti sono i dirigenti del Cnel.
Fra le semplificazioni burocratiche di cui tanto si parla, forse varrebbe la pena di semplificare anche il sistema dei contratti. I primi a guadagnarci sarebbero i lavoratori pubblici.
Etichette:
agenzie fiscali,
Aran,
Asi,
Cassaddpp,
Cnel,
Coni,
contratti,
Enac,
Enea,
Presidenza,
Unioncamere
Iscriviti a:
Post (Atom)