Questa storia delle vignette su Brunetta pubblicate sul sito internet della Funzione pubblica è diventata un caso nazionale. Io l'avevo accennata in un post, e il giorno dopo me la sono ritrovata su Repubblica e Corriere della sera. Dopo di che sono arrivate anche le dichiarazioni di politici e sindacalisti.
Sulle vignette in realtà la Cgil aveva già preso posizione il 30 luglio, con un comunicato firmato Lorenzo Mazzoli. Ma l'iniziativa di scrivere una lettera ai giornali e al Quirinale pare che sia partita dal sindacato autonomo Rdb-Cub. Così almeno sostengono loro stessi sul loro sito, e non c'è motivo per non credergli.
I giornali che ne hanno parlato (in particolare la Repubblica) dicono di aver ricevuto centinaia di lettere contro Brunetta e le sue vignette. La cosa mi sembra strana, perché alla redazione del Messaggero tutte queste lettere non risultano essere arrivate. I casi sono due: o gli altri giornali esagerano, oppure chi aderisce a Rdb non legge il Messaggero (o perlomeno non gli scrive). Ma potrebbero anche essere vere tutte e due le cose.
Come dicevo già ieri, l'idea di chiamare in causa il capo dello Stato per qualche fumetto poco spiritoso mi sembra decisamente esagerata. Vorrei però cogliere l'occasione per segnalare un'altra questione finora trascurata. Vignette a parte, l'uso che i ministri fanno dei siti istituzionali è sempre corretto? Secondo me no.
E' un vizio tipicamente italiano quello di confondere l'istituzione con la persona che la occupa temporaneamente. Il sito internet di un ministero dovrebbe servire a dare informazioni utili ai cittadini, non a promuovere l'immagine di un ministro. Invece ci siamo abituati a vedere gli spazi web delle amministrazioni trasformati in vetrina per il politico: le fotografie del ministro; le interviste del ministro, sia quelle in video che quelle sui giornali; i convegni a cui ha partecipato il ministro; la rassegna stampa, ma solo con gli articoli che parlano bene, quelli che parlano male si eliminano.
Succedeva già con i governi precedenti, con questo le cose sono persino peggiorate. Chi frequenta il sito del Tesoro avrà notato da qualche settimana a questa parte una clamorosa metamorfosi. Prima era un luogo austero, impersonale, pieno di cifre e di norme legislative. Adesso apri la home page e ti trovi di fronte il busto di Giulio Tremonti scontornato, che ti guarda negli occhi e sembra volerti dire: questa è casa mia. Sotto alla foto, un titolone di giornale dedicato al padrone di casa (se lo aprite adesso, per esempio, trovate una bella "Intervista del ministro Tremonti a Libero: l'Italia riparte con i conti in riga").
Gli addetti alla comunicazione dei ministeri hanno comunque un'attenuante. Viviamo in un'epoca in cui nessuno si preoccupa più di distinguere l'informazione dalla pubblicità. Se non lo fanno i giornalisti, perché dovrebbero farlo i portavoce?
P. S. Ancora a proposito delle vignette su Brunetta, mi pare che nessuno abbia notato la cosa forse più importante: non fanno ridere.
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domenica 3 agosto 2008
giovedì 17 luglio 2008
Vorrei intervistare la vicina di Brunetta
Fino a un mesetto eravamo tutti in luna di miele (perdonate la banalità giornalistica: si fa per capirsi). I sondaggi dicevano che il governo godeva di ottima popolarità in tutto il paese, e il più popolare di tutti era il ministro della Pubblica amministrazione, che raccontava di ricevere gli incoraggiamenti della gente per la strada, a cominciare dai dipendenti pubblici, compresa la sua vicina di casa maestra elementare. I sindacati erano entusiasti della nuova situazione, o almeno facevano finta di esserlo. Raffaele Bonanni sembrava veramente contento di non avere più a che fare con Prodi e faceva capire che il rinnovo dei contratti sarebbe stato difficile solo per colpa del precedente governo che non aveva lasciato i soldi necessari. Quelli della Cgil mugugnavano in privato, ma in pubblico facevano ampie concessioni di credito ai nuovi ministri. Il segretario generale della Fp-Cgil Carlo Podda invitava il governo ad agire invocando "una riforma decisiva per rilanciare l'economia", e il ministro Sacconi nelle interviste si rammaricava che "la parte più moderata della Cgil" (cioè proprio Podda e la Funzione pubblica) fosse in minoranza all'interno di quel sindacato.
Il comportamento dei sindacati era tutto sommato comprensibile. Quando ti trovi di fronte un governo che ha ottenuto un pieno mandato dagli elettori e che comincia a lavorare, non ha alcun senso dichiarare guerre preventive: contano solo i fatti.
Ecco, adesso i fatti sono arrivati. Per i contratti si prevedono aumenti pari a metà dell'inflazione, in compenso si tagliano i premi di produttività e si bloccano le promozioni, le assunzioni dei precari sono rinviate all'anno del mai, si estende e appesantisce la trattenuta sulla malattia, le dotazioni finanziarie degli apparati statali vengono drasticamente ridimensionate, in qualche ministero si cominciano a contare gli esuberi, si parla di trasferimenti e licenziamenti.
La luna di miele fra governo e pubblico impiego è finita.
Dappertutto si annunciano manifestazioni, si diffondono volantini, si organizzano iniziative.
Il 28 luglio a Roma dovrebbe esserci una mobilitazione unitaria di Cgil Cisl Uil, che stanno pensando a una fiaccolata serale intorno al Colosseo.
Sempre il 28, il personale del ministero del Lavoro ha convocato assemblee unitarie cittadine all'esterno delle sedi di lavoro.
Già oggi pomeriggio i dipendenti del ministero della Salute protestano davanti a Montecitorio.
Il 24 mattina invece il presidio a Piazza Montecitorio lo faranno i dipendenti delle agenzie fiscali.
Al ministero dei Beni culturali il Consiglio Superiore ha approvato un documento contro i tagli agli investimenti in cultura, la Uil organizza per il 22 luglio una manifestazione nazionale nei musei e nelle biblioteche, il segretario Gianfranco Cerasoli appoggia il ministro ma lo invita a dimettersi se non otterrà un aumento delle risorse.
Lo stesso giorno, il 22, i lavoratori degli archivi notarili di Cgil Cisl e Uil organizzano un sit-in al ministero della Giustizia contro "i tagli indiscriminati a retribuzione e organici".
Per il ministero dello Sviluppo economico, dove si prevedono 700 posti di lavoro in meno, si mobilitano i segretari nazionali di categoria, che accusano il ministro Scajola e denunciano "l'attacco al lavoro pubblico". Assemblea dei lavoratori martedì.
Oggi sono in piazza persino polizia e forze armate, che in genere prima di fare una manifestazione contro il governo di centrodestra ci pensano dieci volte.
Le Rdb-Cub hanno già tenuto la loro prima manifestazione e si preparano allo sciopero in autunno.
Protestano anche i sindacati autonomi meno ostili al centrodestra. La Confsal, con il suo segretario Marco Paolo Nigi, definisce "irricevibili" le proposte economiche del governo e conclude: "L'unica risposta obbligata è la mobilitazione immediata di tutti i lavoratori pubblici". L'Ugl di Renata Polverini avverte: "Si rischia il conflitto".
Carlo Podda stigmatizza le "comunicazioni ad effetto" di Brunetta (che ha ipotizzato di ricorrere alla Guardia di Finanza per stanare gli assenteisti) e commenta: "Siamo oltre la soglia del sopportabile, alla denigrazione ed alla lesione della dignità delle persone che lavorano al servizio dei cittadini e del Paese".
Il segretario della Cisl Rino Tarelli dichiara: "Il ministro deve rassegnarsi al fatto che il sindacato non intende seguirlo sulla strada dell’insulto e della provocazione".
E chissà cosa sta dicendo la vicina di casa di Renato Brunetta.
Il comportamento dei sindacati era tutto sommato comprensibile. Quando ti trovi di fronte un governo che ha ottenuto un pieno mandato dagli elettori e che comincia a lavorare, non ha alcun senso dichiarare guerre preventive: contano solo i fatti.
Ecco, adesso i fatti sono arrivati. Per i contratti si prevedono aumenti pari a metà dell'inflazione, in compenso si tagliano i premi di produttività e si bloccano le promozioni, le assunzioni dei precari sono rinviate all'anno del mai, si estende e appesantisce la trattenuta sulla malattia, le dotazioni finanziarie degli apparati statali vengono drasticamente ridimensionate, in qualche ministero si cominciano a contare gli esuberi, si parla di trasferimenti e licenziamenti.
La luna di miele fra governo e pubblico impiego è finita.
Dappertutto si annunciano manifestazioni, si diffondono volantini, si organizzano iniziative.
Il 28 luglio a Roma dovrebbe esserci una mobilitazione unitaria di Cgil Cisl Uil, che stanno pensando a una fiaccolata serale intorno al Colosseo.
Sempre il 28, il personale del ministero del Lavoro ha convocato assemblee unitarie cittadine all'esterno delle sedi di lavoro.
Già oggi pomeriggio i dipendenti del ministero della Salute protestano davanti a Montecitorio.
Il 24 mattina invece il presidio a Piazza Montecitorio lo faranno i dipendenti delle agenzie fiscali.
Al ministero dei Beni culturali il Consiglio Superiore ha approvato un documento contro i tagli agli investimenti in cultura, la Uil organizza per il 22 luglio una manifestazione nazionale nei musei e nelle biblioteche, il segretario Gianfranco Cerasoli appoggia il ministro ma lo invita a dimettersi se non otterrà un aumento delle risorse.
Lo stesso giorno, il 22, i lavoratori degli archivi notarili di Cgil Cisl e Uil organizzano un sit-in al ministero della Giustizia contro "i tagli indiscriminati a retribuzione e organici".
Per il ministero dello Sviluppo economico, dove si prevedono 700 posti di lavoro in meno, si mobilitano i segretari nazionali di categoria, che accusano il ministro Scajola e denunciano "l'attacco al lavoro pubblico". Assemblea dei lavoratori martedì.
Oggi sono in piazza persino polizia e forze armate, che in genere prima di fare una manifestazione contro il governo di centrodestra ci pensano dieci volte.
Le Rdb-Cub hanno già tenuto la loro prima manifestazione e si preparano allo sciopero in autunno.
Protestano anche i sindacati autonomi meno ostili al centrodestra. La Confsal, con il suo segretario Marco Paolo Nigi, definisce "irricevibili" le proposte economiche del governo e conclude: "L'unica risposta obbligata è la mobilitazione immediata di tutti i lavoratori pubblici". L'Ugl di Renata Polverini avverte: "Si rischia il conflitto".
Carlo Podda stigmatizza le "comunicazioni ad effetto" di Brunetta (che ha ipotizzato di ricorrere alla Guardia di Finanza per stanare gli assenteisti) e commenta: "Siamo oltre la soglia del sopportabile, alla denigrazione ed alla lesione della dignità delle persone che lavorano al servizio dei cittadini e del Paese".
Il segretario della Cisl Rino Tarelli dichiara: "Il ministro deve rassegnarsi al fatto che il sindacato non intende seguirlo sulla strada dell’insulto e della provocazione".
E chissà cosa sta dicendo la vicina di casa di Renato Brunetta.
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giovedì 14 febbraio 2008
Contratto enti locali, forse ci siamo
E' una vecchia regola del sindacalismo: quando non parla più nessuno, è segno che la trattativa si sta per chiudere.
Da un po' di giorni sulla questione dei rinnovi contrattuali non vola più una mosca: niente dichiarazioni dei sindacalisti, niente comunicati, niente minacce e niente "tavoli" da convocare. Sicuramente sta succedendo qualcosa.
Pare che il contratto degli enti locali sia una questione di giorni se non di ore. E pare che l'aumento concordato possa essere abbastanza alto: in proporzione, un po' più alto di quello strappato dagli statali.
A conferma del fatto che tira una buona aria, oggi le Rdb-Cub hanno sciolto il loro presidio davanti alla sede dell'Anci (l'associazione dei comuni). In questi minuti la loro delegazione sta incontrando Lucio D'Ubaldo, l'assessore del Comune di Roma che rappresenta le amministrazioni locali all'Aran (per la precisione, presiede il "comitato di settore").
Qualche buona notizia sul contratto potrebbe arrivare già domani.
Da un po' di giorni sulla questione dei rinnovi contrattuali non vola più una mosca: niente dichiarazioni dei sindacalisti, niente comunicati, niente minacce e niente "tavoli" da convocare. Sicuramente sta succedendo qualcosa.
Pare che il contratto degli enti locali sia una questione di giorni se non di ore. E pare che l'aumento concordato possa essere abbastanza alto: in proporzione, un po' più alto di quello strappato dagli statali.
A conferma del fatto che tira una buona aria, oggi le Rdb-Cub hanno sciolto il loro presidio davanti alla sede dell'Anci (l'associazione dei comuni). In questi minuti la loro delegazione sta incontrando Lucio D'Ubaldo, l'assessore del Comune di Roma che rappresenta le amministrazioni locali all'Aran (per la precisione, presiede il "comitato di settore").
Qualche buona notizia sul contratto potrebbe arrivare già domani.
sabato 24 novembre 2007
Rsu, i dati del 2004
Come promesso, ecco i risultati delle vecchie elezioni, quelle che si tennero tre anni fa.
Nel precedente post si è spiegato che questi dati sono comunque parziali e approssimativi. Lo scrutinio non è completo, mancano più di 2 mila seggi (su 13 mila). La fonte è uno dei sindacati in competizione, la Cgil-Funzione pubblica, e bisogna dire che fino a oggi le proiezioni della Cgil si sono sempre dimostrate abbastanza azzeccate. Il dato non specifica il dettaglio delle "altre liste", dunque non si può vedere quale sia il peso reale - ad esempio - delle Rdb Cub.
Inoltre bisogna tenere presente che i confronti fra un'elezione e l'altra sono sempre un po' imprecisi. Pensiamo al voto che si è appena concluso: quando, con molta pazienza, arriveranno i nuovi dati, come si farà a confrontarli con quelli del 2004, visto che nel frattempo i vigili del fuoco sono usciti dal pubblico impiego, i monopoli di Stato sono passati alle agenzie fiscali, eccetera eccetera?
Bene, le avvertenze sono terminate. Ecco i dati.
Questo è il riepilogo generale di tutti i comparti.
E queste sono le tabelle dei singoli comparti.
Nel precedente post si è spiegato che questi dati sono comunque parziali e approssimativi. Lo scrutinio non è completo, mancano più di 2 mila seggi (su 13 mila). La fonte è uno dei sindacati in competizione, la Cgil-Funzione pubblica, e bisogna dire che fino a oggi le proiezioni della Cgil si sono sempre dimostrate abbastanza azzeccate. Il dato non specifica il dettaglio delle "altre liste", dunque non si può vedere quale sia il peso reale - ad esempio - delle Rdb Cub.
Inoltre bisogna tenere presente che i confronti fra un'elezione e l'altra sono sempre un po' imprecisi. Pensiamo al voto che si è appena concluso: quando, con molta pazienza, arriveranno i nuovi dati, come si farà a confrontarli con quelli del 2004, visto che nel frattempo i vigili del fuoco sono usciti dal pubblico impiego, i monopoli di Stato sono passati alle agenzie fiscali, eccetera eccetera?
Bene, le avvertenze sono terminate. Ecco i dati.
Questo è il riepilogo generale di tutti i comparti.
E queste sono le tabelle dei singoli comparti.
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