“Il 97 per cento del bilancio del ministero serve a pagare gli stipendi. A chi giova continuare su questa strada? L'opera irresponsabile di alcuni sindacati e di molti governi compiacenti ha ribaltato la missione della scuola, che è fatta per gli studenti, e non per pagare una cifra spropositata di stipendi”. Così ha dichiarato Mariastella Gelmini, ministra dell'Istruzione, e tanti sono rimasti impressionati: accidenti, il 97 per cento! Che spesa!! Che spreco!!! L'affermazione della Gelmini però si può contestare per almeno due motivi.
Innanzitutto, la cifra indicata dalla ministra non è corretta: la vera percentuale è più bassa. Secondo, perché in realtà negli altri paesi sviluppati si ritrova più o meno lo stesso rapporto fra costo del personale e costo complessivo della scuola.
Per chi volesse entrare nei dettagli, consiglio la lettura del blog Messaggi cifrati, curato dal giornalista-matematico-filosofo Luca Cifoni.
Aggiungo solo una considerazione. A chi si stupisce che oltre il 90% delle spese per la scuola finisca in stipendi per i docenti, mi piacerebbe chiedere: quali altri dovrebbero essere i costi della scuola? Quali materie prime, quali prodotti si dovrebbero acquistare? Guardiamo l'istruzione come se fosse un'attività imprenditoriale: non credo che esistano imprese altrettanto immateriali, altrettanto legate al lavoro delle persone. Il prodotto finale dell'azienda scuola è la conoscenza, e per produrre conoscenza non vedo che cosa altro serva se non le persone.
In effetti, ci sarebbe un'altra spesa da calcolare: quella per i libri. Ma è a carico dei genitori, quindi resta fuori dalle percentuali della Gelmini.
Una volta al Forum PA ho sentito un manager che aveva lavorato in Inghilterra con Richard Branson (uno degli imprenditori di maggior successo del nostro tempo) raccontare: "Branson mi ha insegnato che, quando un'azienda funziona bene, il costo del lavoro aumenta, non diminuisce".
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lunedì 15 settembre 2008
venerdì 1 agosto 2008
Il karaoke di Brunetta e le vignette sui dipendenti pubblici
Qualcuno la prende con spirito. Fioriscono le battute sul ministro Brunetta, le vignette, gli slogan più o meno spiritosi. Su Youtube c'è anche un "Brunetta Karaoke" che segnalo a chi ancora non lo conoscesse.
Qualcun altro la prende sul serio. Il signor Gabriele Ferrandino si è molto arrabbiato perché sul sito ufficiale del Dipartimento Funzione pubblica vengono riprese ed evidenziate alcune vignette a suo giudizio offensive per i dipendenti pubblici. Si è talmente arrabbiato, da annunciare addirittura una denuncia al presidente della Repubblica. Sinceramente trovo l'iniziativa un po' esagerata, ma chi vuole approfondire le argomentazioni del signor Ferrandino può trovarle sul sito del Messaggero.it, fra i commenti a un articolo di Luca Cifoni. Articolo di cui peraltro consiglio la lettura.
Qualcun altro la prende sul serio. Il signor Gabriele Ferrandino si è molto arrabbiato perché sul sito ufficiale del Dipartimento Funzione pubblica vengono riprese ed evidenziate alcune vignette a suo giudizio offensive per i dipendenti pubblici. Si è talmente arrabbiato, da annunciare addirittura una denuncia al presidente della Repubblica. Sinceramente trovo l'iniziativa un po' esagerata, ma chi vuole approfondire le argomentazioni del signor Ferrandino può trovarle sul sito del Messaggero.it, fra i commenti a un articolo di Luca Cifoni. Articolo di cui peraltro consiglio la lettura.
sabato 15 marzo 2008
Nel 2007 pochi aumenti e (incredibile!) meno tasse
Il Dipartimento per le Politiche fiscali ha reso noti i dati sulle entrate tributarie nel corso del 2007. In generale, i contribuenti italiani hanno pagato più tasse dell'anno prima. Ma per quello che riguarda l'Irpef colpisce la voce "ritenute sui dipendenti statali". L'aumento del gettito proveniente dal totale dei lavoratori pubblici (compresi quelli in pensione) è stato minimo: appena lo 0,5%. Niente rispetto ai dipendenti di imprese private (+3,1%) o ai lavoratori autonomi (+6,6%).
Che cosa significano queste cifre? La prima considerazione da fare è che l'incremento del gettito nel 2007 non è dovuto tanto a un inasprimento delle aliquote fiscali, bensì a una minore evasione. E' chiaro che gli evasori si trovano fra i lavoratori autonomi, fra le imprese che assumono lavoratori in nero, ma certo non nel pubblico impiego. Gli statali pagano le tasse oggi come le pagavano ieri e le pagheranno domani.
La seconda considerazione è che, se le aliquote non vengono alzate e non c'è evasione da recuperare, il gettito dell'Irpef può aumentare solo con un aumento dei redditi. Nel corso del 2007 le retribuzioni pubbliche sono rimaste quasi ferme, a causa dei ritardi nel rinnovo dei contratti. Di conseguenza si sono fermati anche gli incassi del fisco.
Ma queste prime due spiegazioni non bastano. E' vero che nel 2007 gli stipendi del personale pubblico sono cresciuti di poco, ma quel poco ammonta - stando alla recente "Relazione unificata" del Tesoro - a un miliardo e 646 milioni. Ovvero un incremento dell'1,1% rispetto al 2006. Quanto alle pensioni, la rivalutazione è stata del 2%.
Dunque, se la matematica non è un'opinione, le tasse sono cresciute meno degli stipendi.
In altre parole, si può pensare che lo scorso anno per i dipendenti pubblici le tasse siano diminuite. E' una ipotesi che andrà magari verificata meglio quando ci saranno più dati a disposizione, ma che al momento appare abbastanza verosimile.
A questo punto il lettore di PUBBLICO DOMINIO si chiederà: ma come è possibile? Quando mai è successo che le tasse sono diminuite? Provo ad azzardare una spiegazione.
A partire dal 2007 le aliquote dell'Irpef sono state modificate in modo da far pagare di più i redditi alti, e un po' di meno i contribuenti con reddito medio-basso, diciamo sotto i 38-40 mila euro lordi. Ebbene, è possibile che da questa operazione i dipendenti pubblici ci abbiano complessivamente guadagnato.
Chi se lo sarebbe aspettato, dal tanto vituperato governo Prodi.
P. S. Per chi volesse scoprire gli effetti della riforma Visco sulla propria busta paga, consiglio di utilizzare il prezioso sito di Luca Cifoni www.irpef.info
Che cosa significano queste cifre? La prima considerazione da fare è che l'incremento del gettito nel 2007 non è dovuto tanto a un inasprimento delle aliquote fiscali, bensì a una minore evasione. E' chiaro che gli evasori si trovano fra i lavoratori autonomi, fra le imprese che assumono lavoratori in nero, ma certo non nel pubblico impiego. Gli statali pagano le tasse oggi come le pagavano ieri e le pagheranno domani.
La seconda considerazione è che, se le aliquote non vengono alzate e non c'è evasione da recuperare, il gettito dell'Irpef può aumentare solo con un aumento dei redditi. Nel corso del 2007 le retribuzioni pubbliche sono rimaste quasi ferme, a causa dei ritardi nel rinnovo dei contratti. Di conseguenza si sono fermati anche gli incassi del fisco.
Ma queste prime due spiegazioni non bastano. E' vero che nel 2007 gli stipendi del personale pubblico sono cresciuti di poco, ma quel poco ammonta - stando alla recente "Relazione unificata" del Tesoro - a un miliardo e 646 milioni. Ovvero un incremento dell'1,1% rispetto al 2006. Quanto alle pensioni, la rivalutazione è stata del 2%.
Dunque, se la matematica non è un'opinione, le tasse sono cresciute meno degli stipendi.
In altre parole, si può pensare che lo scorso anno per i dipendenti pubblici le tasse siano diminuite. E' una ipotesi che andrà magari verificata meglio quando ci saranno più dati a disposizione, ma che al momento appare abbastanza verosimile.
A questo punto il lettore di PUBBLICO DOMINIO si chiederà: ma come è possibile? Quando mai è successo che le tasse sono diminuite? Provo ad azzardare una spiegazione.
A partire dal 2007 le aliquote dell'Irpef sono state modificate in modo da far pagare di più i redditi alti, e un po' di meno i contribuenti con reddito medio-basso, diciamo sotto i 38-40 mila euro lordi. Ebbene, è possibile che da questa operazione i dipendenti pubblici ci abbiano complessivamente guadagnato.
Chi se lo sarebbe aspettato, dal tanto vituperato governo Prodi.
P. S. Per chi volesse scoprire gli effetti della riforma Visco sulla propria busta paga, consiglio di utilizzare il prezioso sito di Luca Cifoni www.irpef.info
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giovedì 6 dicembre 2007
Ancora su Montezemolo e l'assenteismo
Nel suo bellissimo e utilissimo sito Messaggi cifrati, il giornalista-economista Luca Cifoni riprende il nostro precedente post sull'assenteismo.
Cifoni osserva come i calcoli di Montezemolo sul costo dell'assenteismo siano quantomeno vaghi. Nel fare la sua stima il presidente degli industriali avrebbe attribuito alla giornata di lavoro di un dipendente pubblico il valore medio di 212 euro. Quindi un anno di lavoro vale oltre 50 mila euro l'anno. Mica male. E poi dicono che la Confindustria non ha stima degli statali.
Cifoni osserva come i calcoli di Montezemolo sul costo dell'assenteismo siano quantomeno vaghi. Nel fare la sua stima il presidente degli industriali avrebbe attribuito alla giornata di lavoro di un dipendente pubblico il valore medio di 212 euro. Quindi un anno di lavoro vale oltre 50 mila euro l'anno. Mica male. E poi dicono che la Confindustria non ha stima degli statali.
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