Mercoledì scorso sul Messaggero ho riferito di una circolare diffusa dalla Ragioneria generale dello Stato. La circolare ribadisce le misure di risparmio sulle spese delle amministrazioni, sia le spese di funzionamento sia quelle per il personale.
Il testo non contiene grandi novità, si limita a ribadire quanto già è stato scritto nel decreto finanziario di Tremonti e nella precedente Finanziaria di Padoa-Schioppa. C'è però un capitoletto intitolato "Contrattazione integrativa" che non è passato inosservato. La Ragioneria ha voluto ribadire che, in base alla normativa vigente, i fondi di amministrazione (i famosi FUA) sono decurtati. Nella circolare non si fa alcun accenno all'accordo che il governo ha sottoscritto con Cisl, Uil e Confsal. Cioè quel documento con cui il governo si è impegnato a recuperare i soldi tagliati.
Naturalmente, questo non significa che i soldi non saranno recuperati. L'impegno è stato firmato dal sottosegretario Gianni Letta e da due ministri, si suppone che a Palazzo Chigi ci sia tutta l'intenzione di onorarlo. La circolare però testimonia come al ministero dell'Economia il problema non si consideri affatto risolto. Il ministro Tremonti non ha voluto mettere il suo nome sull'accordo con i sindacati, e per il Tesoro la questione delle risorse è ancora tutta da discutere.
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domenica 23 novembre 2008
giovedì 13 novembre 2008
E' arrivato il nuovo "Conto annuale".
E' uscito il nuovo "Conto annuale" della Ragioneria generale. Il "Conto annuale" è il censimento più completo e attendibile sulla popolazione dei dipendenti pubblici italiani, l'unico che riesce a registrare i dati provenienti da tutte (o quasi tutte) le amministrazioni italiane.
Il difetto di questa rilevazione è che richiede molto tempo. Le cifre pubblicate oggi sono aggiornate al 31 dicembre del 2007, ed è già un risultato notevole perché in un passato non troppo lontano i dati venivano raccolti ed elaborati non con mesi bensì con anni di ritardo. E' la natura stessa del censimento a richiedere tempi lunghi: ricevere le informazioni da 10 mila diverse amministrazioni, accertarsi che queste informazioni siano omogenee e che le cifre siano raffrontabili, è un lavoro che non si può sbrigare in pochi giorni.
Di recente il Dipartimento Funzione pubblica si è messo in competizione con la Ragioneria. Per iniziativa del ministro Brunetta, ha cominciato a compiere le rilevazioni per proprio conto, in particolare sulle assenze per malattia, ottenendo nel giro di poche settimane dati abbastanza indicativi. Il lavoro della Funzione pubblica è sicuramente interessante. Consente di avere informazioni discretamente attendibili con aggiornamento mensile. Ma bisogna sempre ricordare che fra queste rilevazioni e il "Conto annuale" c'è la stessa differenza che esiste fra un sondaggio (compiuto su un campione statistico) e un censimento (che interpella un'intera popolazione). Ovvero, per fare un paragone ancora più esplicito: i dati di Brunetta sono come i sondaggi pre-elettorali, il "Conto annuale" sono le elezioni.
Detto questo, dal "Conto annuale 2007" è emerso un dato quasi storico: l'anno scorso c'è stato un sensibile calo nel numero dei dipendenti pubblici e nella spesa per il personale. La riduzione di spesa è in parte l'effetto temporaneo di un anno di vuoto contrattuale. La riduzione degli organici invece è un fatto reale, e sarebbe interessante osservare come il governo precedente sia riuscito a snellire (almeno per un anno) il personale pubblico senza creare grosse tensioni né conflitti sindacali.
Chi vuole approfondire l'argomento può leggere l'articolo pubblicato sul Messaggero, corredato anche di una tabella. In questo articolo ho potuto estrarre solo poche cifre di sintesi dalla mole di tabelle e di notizie che il "Conto" può offrire. Di sicuro il rapporto della Ragioneria sarà lo spunto di altre riflessioni nei giorni a venire.
Il difetto di questa rilevazione è che richiede molto tempo. Le cifre pubblicate oggi sono aggiornate al 31 dicembre del 2007, ed è già un risultato notevole perché in un passato non troppo lontano i dati venivano raccolti ed elaborati non con mesi bensì con anni di ritardo. E' la natura stessa del censimento a richiedere tempi lunghi: ricevere le informazioni da 10 mila diverse amministrazioni, accertarsi che queste informazioni siano omogenee e che le cifre siano raffrontabili, è un lavoro che non si può sbrigare in pochi giorni.
Di recente il Dipartimento Funzione pubblica si è messo in competizione con la Ragioneria. Per iniziativa del ministro Brunetta, ha cominciato a compiere le rilevazioni per proprio conto, in particolare sulle assenze per malattia, ottenendo nel giro di poche settimane dati abbastanza indicativi. Il lavoro della Funzione pubblica è sicuramente interessante. Consente di avere informazioni discretamente attendibili con aggiornamento mensile. Ma bisogna sempre ricordare che fra queste rilevazioni e il "Conto annuale" c'è la stessa differenza che esiste fra un sondaggio (compiuto su un campione statistico) e un censimento (che interpella un'intera popolazione). Ovvero, per fare un paragone ancora più esplicito: i dati di Brunetta sono come i sondaggi pre-elettorali, il "Conto annuale" sono le elezioni.
Detto questo, dal "Conto annuale 2007" è emerso un dato quasi storico: l'anno scorso c'è stato un sensibile calo nel numero dei dipendenti pubblici e nella spesa per il personale. La riduzione di spesa è in parte l'effetto temporaneo di un anno di vuoto contrattuale. La riduzione degli organici invece è un fatto reale, e sarebbe interessante osservare come il governo precedente sia riuscito a snellire (almeno per un anno) il personale pubblico senza creare grosse tensioni né conflitti sindacali.
Chi vuole approfondire l'argomento può leggere l'articolo pubblicato sul Messaggero, corredato anche di una tabella. In questo articolo ho potuto estrarre solo poche cifre di sintesi dalla mole di tabelle e di notizie che il "Conto" può offrire. Di sicuro il rapporto della Ragioneria sarà lo spunto di altre riflessioni nei giorni a venire.
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mercoledì 2 luglio 2008
Per Roberto Abatecola lo scandalo sono i compensi della Ragioneria
A gennaio avevamo già pubblicato una lettera di Roberto Abatecola, storico capo del Service Personale Tesoro, oggi in pensione. Adesso Abatecola ha inviato un suo nuovo intervento a PUBBLICO DOMINIO. Lo pubblichiamo con grande piacere:
L'ultima mia lettera conteneva un mio grido di allarme per ritornare alla meritocrazia e alle sanzioni per i fannulloni e per gli assenteisti; con grande piacere leggo che il Ministro Brunetta vuole seguire questa strada. Colgo l'occasione per fornire un suggerimento che ho tentato invano di proporre negli ultimi anni come emendamento alla legge finanziaria.
Parliamo di risparmi nella pubblica amministrazione: perché non cominciamo dallo scandalo dei compensi che vengono liquidati ai dirigenti e funzionari della P.a. e soprattutto della ragioneria generale dello Stato per lo svolgimento di lavori che rientrano tra i loro compiti istituzionali? Che senso ha liquidare un compenso a coloro che svolgono il compito di revisori dei conti durante l'ordinario orario di lavoro? Pensi ai 10.000 istituti scolastici presenti sul territorio nazionale. Per ogni istituto scolastico, è previsto un collegio di tre revisori dei conti che almeno due volte l'anno si recano per svolgere banali attività. Le scuole liquidano un compenso a ciascun componente e liquidano le spese di missione (albergo di prima categoria, spese del viaggio - aereo o treno in prima classe, più ovviamente i pasti). E' facile fare qualche conto. Non sarebbe sufficiente organizzare dei controlli a campione? Non sarebbe preferibile che i componenti del collegio siano nella stessa provincia per eliminare le spese di missione? E' normale che da Roma siano incaricati a Bressanone o a Villasimius o in altre località di villeggiatura?
Vogliamo anche parlare dei gettoni di presenza che vengono liquidati sempre ai rappresentanti della P.A (quasi sempre della Ragioneria) per arricchire buste paga già abbastanza consistenti? Vogliamo parlare del malcostume di alcune amministrazioni che promuovono alla dirigenza di prima fascia due anni prima del collocamento a riposo in modo tale che vengano raddoppiate le loro pensioni e le loro liquidazioni? Per queste persone vige ancora il sistema retributivo e, quindi, la loro pensione (buona parte) e la loro liquidazione (tutta) vengono calcolate sull'ultima retribuzione.
Non parliamo dei benefici che vengono concessi ai dirigenti meno quotati per invogliarli a pensionamenti anticipati. Nessuno si preoccupa di operai o piccoli impiegati che a 50 anni restano senza lavoro, ma ci preoccupiamo del mancato rinnovo del contratto di Capi dipartimento a seguito dello spoil system.
Proviamo a cambiare questo Paese e ricordiamoci che la "casta" non è solo politica o sindacale, ma oggi forse è fortissima nella P.A.
Cordiali saluti. Roberto Abatecola
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mercoledì 16 gennaio 2008
Gli statali, l'assenteismo e i giornalisti
Chiedo scusa se per una volta parlo del mio lavoro di giornalista e di quello dei miei colleghi.
Lunedì scorso sul Messaggero è uscito un mio articolo dedicato al tema dell'assenteismo. Basandomi sui nuovi dati della Ragioneria ho sottolineato tre cose:
- primo, che le giornate di lavoro perse dai dipendenti pubblici nel 2006 sono state meno che nel 2005;
- secondo, che l'assenteismo è un fenomeno sicuramente molto diffuso, ma meno di quanto si pensi, e sull'argomento si sparano spesso cifre che non trovano alcun riscontro nei dati ufficiali;
- terzo, che fra i lavoratori pubblici e quelli delle aziende private non c'è poi tanta differenza, al contrario di quanto di solito si dice.
Il giorno dopo, martedì, sulla prima pagina di Repubblica si legge un titolo che recita così: "Statali in malattia quattro volte più dei privati". L'articolo è costruito su un confronto palesemente scorretto: si paragonano i soli giorni di malattia dei lavoratori privati con le assenze totali (inclusi cioè gli scioperi, i congedi di maternità, i permessi retribuiti e non) dei pubblici. Per il pubblico impiego si riportano i dati vecchi del 2005. Per il privato, infine, tutto è fondato su alcune cifre di "fonte Inps" di dubbia natura, che probabilmente calcolano soltanto una parte delle assenze reali.
Naturalmente un titolo in prima pagina su Repubblica si nota molto più di un articolo nelle pagine interne del Messaggero. Così ieri in televisione tutti parlavano degli statali assenteisti quattro volte più dei privati. Ci ha scherzato sopra persino Crozza a Ballarò. Una falsa statistica diventa un fatto assodato, universamente conosciuto e perciò incontestabile. In inglese c'è una parola precisa per indicare questo genere di leggende metropolitane: factoid, ovvero "fattoide". Secondo la definizione dell'Oxford English Dictionary, il fattoide è "una informazione inattendibile, ripetuta così tanto spesso da venire accettata come vera".
Il maltrattato dipendente pubblico ha l'unica parziale consolazione di non essere la sola vittima di questo perverso meccanismo informativo. Sull'intera stampa italiana e mondiale dilagano i fattoidi, e prima o poi a tutti tocca di farne le spese.
Lunedì scorso sul Messaggero è uscito un mio articolo dedicato al tema dell'assenteismo. Basandomi sui nuovi dati della Ragioneria ho sottolineato tre cose:
- primo, che le giornate di lavoro perse dai dipendenti pubblici nel 2006 sono state meno che nel 2005;
- secondo, che l'assenteismo è un fenomeno sicuramente molto diffuso, ma meno di quanto si pensi, e sull'argomento si sparano spesso cifre che non trovano alcun riscontro nei dati ufficiali;
- terzo, che fra i lavoratori pubblici e quelli delle aziende private non c'è poi tanta differenza, al contrario di quanto di solito si dice.
Il giorno dopo, martedì, sulla prima pagina di Repubblica si legge un titolo che recita così: "Statali in malattia quattro volte più dei privati". L'articolo è costruito su un confronto palesemente scorretto: si paragonano i soli giorni di malattia dei lavoratori privati con le assenze totali (inclusi cioè gli scioperi, i congedi di maternità, i permessi retribuiti e non) dei pubblici. Per il pubblico impiego si riportano i dati vecchi del 2005. Per il privato, infine, tutto è fondato su alcune cifre di "fonte Inps" di dubbia natura, che probabilmente calcolano soltanto una parte delle assenze reali.
Naturalmente un titolo in prima pagina su Repubblica si nota molto più di un articolo nelle pagine interne del Messaggero. Così ieri in televisione tutti parlavano degli statali assenteisti quattro volte più dei privati. Ci ha scherzato sopra persino Crozza a Ballarò. Una falsa statistica diventa un fatto assodato, universamente conosciuto e perciò incontestabile. In inglese c'è una parola precisa per indicare questo genere di leggende metropolitane: factoid, ovvero "fattoide". Secondo la definizione dell'Oxford English Dictionary, il fattoide è "una informazione inattendibile, ripetuta così tanto spesso da venire accettata come vera".
Il maltrattato dipendente pubblico ha l'unica parziale consolazione di non essere la sola vittima di questo perverso meccanismo informativo. Sull'intera stampa italiana e mondiale dilagano i fattoidi, e prima o poi a tutti tocca di farne le spese.
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venerdì 21 dicembre 2007
La verità sull'assenteismo
Finalmente. Adesso ne sappiamo un po' di più sull'assenteismo dei dipendenti pubblici. Nel nuovo Conto annuale della Ragioneria i dati sulle assenze sono finalmente analitici. Finalmente le assenze per malattia vengono scorporate in più tipologie.
Così scopriamo che in media un dipendente pubblico fa in un anno circa 11 giorni di malattia. Come si arriva allora alla cifra di 23giorni indicati finora dal Conto annuale? Aggiungendo alle malattie vere e proprie le altre voci: la maternità e i congedi parentali, i permessi previsti dalla legge 104 (quelli per assistere disabili e persone in stato di bisogno), e poi gli scioperi, nonché i permessi di varia natura, retribuiti e non.
E' interessante notare come la media sia più o meno la stessa in tutti i settori del pubblico impiego. Si distingue in positivo la scuola (solo 9,66 giorni di assenza a persona), mentre nei ministeri si tende a marcare visita un po' più spesso (14,31 giorni).
Ecco qui le assenze per malattia divise per comparto.
Così scopriamo che in media un dipendente pubblico fa in un anno circa 11 giorni di malattia. Come si arriva allora alla cifra di 23giorni indicati finora dal Conto annuale? Aggiungendo alle malattie vere e proprie le altre voci: la maternità e i congedi parentali, i permessi previsti dalla legge 104 (quelli per assistere disabili e persone in stato di bisogno), e poi gli scioperi, nonché i permessi di varia natura, retribuiti e non.
E' interessante notare come la media sia più o meno la stessa in tutti i settori del pubblico impiego. Si distingue in positivo la scuola (solo 9,66 giorni di assenza a persona), mentre nei ministeri si tende a marcare visita un po' più spesso (14,31 giorni).
Ecco qui le assenze per malattia divise per comparto.
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giovedì 20 dicembre 2007
Nuove cifre sul pubblico impiego
Da oggi sul sito della Ragioneria generale dello Stato sono disponibili i nuovi dati del conto annuale sul personale pubblico, aggiornati al 31 dicembre 2006. Nei prossimi post vedremo le cifre e i fenomeni più interessanti.
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mercoledì 19 dicembre 2007
Un'ipotesi alternativa per il Tesoro
Il ministero dell'Economia deve ridurre il numero dei suoi uffici. Così vuole il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, così è scritto nella Finanziaria dello scorso anno. È stato redatto un piano che prevede la chiusura di 40 sedi in altrettanti capoluoghi di provincia italiani.
Il piano indica una lista di 58 città candidate alla chiusura. Fra queste andranno scelte le 40 sedi da sopprimere. Nell'elenco sono compresi anche uffici di un certo rilievo, a Latina per esempio ci sono 185 dipendenti. Ovviamente l'operazione non prevede licenziamenti, il personale sarà trasferito ad altre amministrazioni della stessa città: gli uffici giudiziari, le agenzie fiscali. Le funzioni invece verrebbero spostate nella sede del capoluogo più vicino.
Questo è il progetto di Padoa-Schioppa e dei suoi capi del personale (prima Giancarlo Del Bufalo, adesso Giuseppina Baffi). Ma esiste anche una proposta alternativa, caldeggiata dai sindacati. Invece di chiudere 40 sedi, non se ne potrebbero dimezzare 110? Ogni sede del Tesoro è divisa in due: c'è una "direzione provinciale servizi vari" e una "ragioneria provinciale". Anziché lasciare oltre un terzo delle province italiane senza uffici del Tesoro, si potrebbero accorpare direzioni e ragionerie in tutta Italia, riducendo dappertutto gli organici e le spese d'affitto. I risparmi sarebbero gli stessi, forse persino superiori, ma il ministero resterebbe presente in tutto il territorio nazionale.
Il tema è stato affrontato anche alla Camera, durante l'esame della Finanziaria. I deputati hanno approvato un ordine del giorno che impegna il governo a valutare l'ipotesi degli accorpamenti in alternativa alle soppressioni. Il governo ha "accolto come raccomandazione" il documento.
Che valore ha questo ordine del giorno? Di solito documenti del genere sono pezzi di carta destinati a restare negli archivi di Montecitorio.
Nei prossimi mesi probabilmente sapremo quali sono le 40 sedi da chiudere.
Il piano indica una lista di 58 città candidate alla chiusura. Fra queste andranno scelte le 40 sedi da sopprimere. Nell'elenco sono compresi anche uffici di un certo rilievo, a Latina per esempio ci sono 185 dipendenti. Ovviamente l'operazione non prevede licenziamenti, il personale sarà trasferito ad altre amministrazioni della stessa città: gli uffici giudiziari, le agenzie fiscali. Le funzioni invece verrebbero spostate nella sede del capoluogo più vicino.
Questo è il progetto di Padoa-Schioppa e dei suoi capi del personale (prima Giancarlo Del Bufalo, adesso Giuseppina Baffi). Ma esiste anche una proposta alternativa, caldeggiata dai sindacati. Invece di chiudere 40 sedi, non se ne potrebbero dimezzare 110? Ogni sede del Tesoro è divisa in due: c'è una "direzione provinciale servizi vari" e una "ragioneria provinciale". Anziché lasciare oltre un terzo delle province italiane senza uffici del Tesoro, si potrebbero accorpare direzioni e ragionerie in tutta Italia, riducendo dappertutto gli organici e le spese d'affitto. I risparmi sarebbero gli stessi, forse persino superiori, ma il ministero resterebbe presente in tutto il territorio nazionale.
Il tema è stato affrontato anche alla Camera, durante l'esame della Finanziaria. I deputati hanno approvato un ordine del giorno che impegna il governo a valutare l'ipotesi degli accorpamenti in alternativa alle soppressioni. Il governo ha "accolto come raccomandazione" il documento.
Che valore ha questo ordine del giorno? Di solito documenti del genere sono pezzi di carta destinati a restare negli archivi di Montecitorio.
Nei prossimi mesi probabilmente sapremo quali sono le 40 sedi da chiudere.
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mercoledì 5 dicembre 2007
Assenteisti, cifre false di un problema vero
A quanto pare l'assenteismo dei dipendenti pubblici è diventato la grande emergenza nazionale. Riportiamo gli statali alle loro scrivanie e di colpo risolveremo tutti i problemi del paese, dal debito pubblico ai ritardi di istruzione e ricerca, forse ne risentiranno un po' i consumi visto che la mattina non ci sarà più nessuno a fare la spesa nei negozi in orario d'ufficio, ma pazienza, mica si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Prima ne aveva parlato Romano Prodi («l'assenteismo tocca punte del 30%».). Adesso torna sull'argomento Luca Cordero di Montezemolo: «Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe ad un risparmio di quasi un punto di pil, 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Tra i ministeri il top si raggiunge al ministero della Difesa, con 65 giornate di assenza in un anno, seguiti da ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate. All'Inpdap si sfondano i 67 giorni».
Come quasi sempre accade, il dibattito si fonda su una premessa sbagliata: tutte le cifre utilizzate sono inattendibili.
A parte la difficoltà di interpretare indicazioni numeriche del tipo «punte del 30%» (30% di che?), la fonte di qualsiasi dato in materia è il Conto annuale redatto dalla Ragioneria generale dello Stato. Sorvoliamo pure sul fatto che le rilevazioni del Conto sono aggiornate al 2005, il punto è un altro. Il punto è che quei dati non registrano il vero tasso di assenteismo nel pubblico impiego, se per assenteismo intendiamo - come fa Montezemolo - le assenze diverse dalle ferie.
In quei dati viene compreso di tutto: le malattie, i permessi sindacali, i congedi per maternità, i congedi matrimoniali; ma anche i riposi compensativi di chi fa i turni di notte, e altri tipi permesso retribuito che sinceramente si fatica a includere nella categoria dell'assenteismo.
Qualche tempo fa è stato lo stesso Ragioniere generale Mario Canzio a riconoscere implicitamente la scarsa affidabilità di quelle cifre. Tanto che con il prossimo Conto annuale la Ragioneria - ha annunciato Canzio - modificherà il suo metodo di raccolta dati: «Per rispondere a specifiche esigenze conoscitive è stato previsto un maggior dettaglio nella rilevazione delle assenze del personale» ha scritto il Ragioniere in una circolare.
Detto questo, non si può negare che il problema esista. In tutti i luoghi di lavoro, anche in quelli privati, c'è sempre qualcuno che fa il furbo, e se in un'amministrazione pubblica c'è un dirigente poco attento e poco coscienzioso anche i suoi dipendenti si regolano di conseguenza. Ma per risolvere un problema la prima cosa da fare è definirne le dimensioni in modo corretto. Solo così si capirà dove e come intervenire. Il resto sono chiacchiere.
Prima ne aveva parlato Romano Prodi («l'assenteismo tocca punte del 30%».). Adesso torna sull'argomento Luca Cordero di Montezemolo: «Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe ad un risparmio di quasi un punto di pil, 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Tra i ministeri il top si raggiunge al ministero della Difesa, con 65 giornate di assenza in un anno, seguiti da ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Altrettanto elevato è l'assenteismo nell'Agenzia delle Entrate. All'Inpdap si sfondano i 67 giorni».
Come quasi sempre accade, il dibattito si fonda su una premessa sbagliata: tutte le cifre utilizzate sono inattendibili.
A parte la difficoltà di interpretare indicazioni numeriche del tipo «punte del 30%» (30% di che?), la fonte di qualsiasi dato in materia è il Conto annuale redatto dalla Ragioneria generale dello Stato. Sorvoliamo pure sul fatto che le rilevazioni del Conto sono aggiornate al 2005, il punto è un altro. Il punto è che quei dati non registrano il vero tasso di assenteismo nel pubblico impiego, se per assenteismo intendiamo - come fa Montezemolo - le assenze diverse dalle ferie.
In quei dati viene compreso di tutto: le malattie, i permessi sindacali, i congedi per maternità, i congedi matrimoniali; ma anche i riposi compensativi di chi fa i turni di notte, e altri tipi permesso retribuito che sinceramente si fatica a includere nella categoria dell'assenteismo.
Qualche tempo fa è stato lo stesso Ragioniere generale Mario Canzio a riconoscere implicitamente la scarsa affidabilità di quelle cifre. Tanto che con il prossimo Conto annuale la Ragioneria - ha annunciato Canzio - modificherà il suo metodo di raccolta dati: «Per rispondere a specifiche esigenze conoscitive è stato previsto un maggior dettaglio nella rilevazione delle assenze del personale» ha scritto il Ragioniere in una circolare.
Detto questo, non si può negare che il problema esista. In tutti i luoghi di lavoro, anche in quelli privati, c'è sempre qualcuno che fa il furbo, e se in un'amministrazione pubblica c'è un dirigente poco attento e poco coscienzioso anche i suoi dipendenti si regolano di conseguenza. Ma per risolvere un problema la prima cosa da fare è definirne le dimensioni in modo corretto. Solo così si capirà dove e come intervenire. Il resto sono chiacchiere.
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