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venerdì 22 maggio 2009

Gli aumenti della sanità, contratto 2008-2009

Ecco la tabella con gli aumenti e gli arretrati previsti dal nuovo contratto della sanità 2008-2009.

(Cliccare per ingrandire)

La bozza di accordo è stato firmato dall'Aran e dai sindacati (Cgil inclusa) la scorsa settimana. Se tutto si svolgerà normalmente, entro due mesi il contratto dovrebbe entrare in vigore, quindi l'aumento dovrebbe scattare presumibilmente dalla busta paga di agosto. C'è da dire però che il ministro Brunetta non ha gradito questo accordo (da lui giudicato troppo generoso) e sta contestando l'operato dell'Aran. Questo potrebbe comportare qualche ritardo nella procedura.

martedì 6 gennaio 2009

Ma il contratto degli enti pubblici è valido oppure no?

Fino a un mesetto fa, tutti erano convinti che il contratto degli enti pubblici non potesse essere firmato senza la Cgil. Fra quei tutti c'erano anche il presidente dell'Aran Massimo Massella e il ministro Brunetta, i quali a metà novembre in una conferenza stampa ammettevano: in uno o due comparti del pubblico impiego, senza la Cgil potrebbe non esserci il 51% di rappresentatività.
La legge sulla rappresentatività stabilisce che un accordo è valido soltanto se i sindacati che lo firmano rappresentano il 51% dei dipendenti, percentuale che si calcola facendo la media fra il numero di tessere e i voti raccolti da ciascuna sigla alle elezioni per i rappresentanti sindacali. In teoria il calcolo doveva essere una cosa semplice, perché la matematica non è un'opinione. In pratica, la norma ha aperto un dilemma interpretativo su cui si stanno esercitando da mesi squadre di giuristi, magistrati e avvocati.

La questione è la seguente: quando si dice 51 per cento che cosa si intende per "cento"? La percentuale va calcolata sul totale delle tessere e dei voti validi? Oppure il "cento per cento" è la somma dei voti e delle tessere messi insieme dai soli sindacati ammessi al tavolo? Insomma, i consensi ottenuti dalle sigle che non hanno raggiunto il quorum vanno inclusi nel conteggio o vanno scartati?

La legge infatti prevede che alle trattative possa partecipare solo chi ha una rappresentatività minima del 5%. Negli enti pubblici le sigle al di sopra del quorum sono soltanto cinque. Se il conto si limita a quelle cinque, è chiaro che la firma di Cisl e Uil basta e avanza a garantire il 51%. Se invece si comprendono anche tutti quei sindacati che non hanno i requisiti per entrare nelle trattative, allora Cisl e Uil non sono sufficienti a raggiungere la metà di deleghe e voti.

Quest'ultima interpretazione era sembrata inizialmente quella più sensata, almeno a una prima lettura del testo della legge. Poi però è successo un fatto nuovo. Il ministro Brunetta ha chiesto un parere ufficiale al Consiglio di Stato. E i magistrati del Consiglio di Stato hanno detto che la legge va interpretata nell'altro modo. Quindi la Cgil non serve più. Ecco perché è stato possibile firmare il contratto prima di Natale, come abbiamo già raccontato.

Ma a quanto pare la diatriba non si è ancora del tutto esaurita. La Cgil ha annunciato che presenterà ricorso: "Il contratto - si legge in un comunicato - è stato sottoscritto da Cisl e Uil senza l'adesione del 51% delle organizzazioni sindacali, fatto di una gravità politica inaudita, peraltro illegittimo dal punto di vista normativo, e che certamente troverà seguito in una nostra azione legale". Pare che gli avvocati della Cgil siano abbastanza sicuri di vincere la causa. Vedremo su quali argomenti punteranno.

In ogni caso, nella prossima busta paga gli aumenti previsti dal contratto dovrebbero già esserci a prescindere da eventuali ricorsi e dalla validità del contratto. Così prevede un articolo della legge Finanziaria approvato dal Parlamento per volontà di Brunetta. Ma insieme all'aumento, in quella stessa busta paga i dipendenti di Inps, Inail, Inpdap, Aci e degli altri enti rischiano di trovare anche una brutta sorpresa. Ne parleremo a tempo debito.

venerdì 11 aprile 2008

Firmato il contratto degli enti locali

I dipendenti di comuni, province e regioni potranno ricevere gli aumenti e gli arretrati nella busta paga del prossimo mese, o al massimo in quella di giugno. Oggi il contratto nazionale degli enti locali è stato definitivamente firmato dai sindacati e dall'Aran.
Per qualche giorno si era temuto che la pratica venisse rinviata. La Corte dei conti infatti aveva deciso di non certificare la pre-intesa siglata lo scorso 28 febbraio. Motivo: secondo i giudici il contratto è troppo generoso, o perlomeno sono troppi i soldi concessi nella busta paga fissa, non legati "a miglioramenti di produttività".

I sindacati e il comitato di settore (cioè governo e amministrazioni locali) hanno deciso in sostanza di ignorare le obiezioni della Corte. Alcune correzioni all'accordo sono state apportate, ma non correzioni sostanziali. In un documento unitario, Cgil-Cisl-Uil descrivono nel dettaglio i cambiamenti del testo, sottolineando come queste modifiche non modificano "se non in modo formale" i contenuti dell'accordo.

Cose che succedono due giorni prima delle elezioni.

E così, salvo sorprese nelle singole amministrazioni, fra maggio e giugno 700 mila lavoratori pubblici riceveranno gli aumenti e gli arretrati che si possono verificare nella nostra tabella.

martedì 26 febbraio 2008

Nel contratto delle Agenzie fiscali aumenti e qualche sorpresa

Ieri notte è stato firmato il contratto delle agenzie fiscali. I contenuti dell'accordo si trovano su tutti i giornali di oggi, a cominciare dal Messaggero. Rispetto a quanto abbiamo raccontato nei giorni scorsi su PUBBLICO DOMINIO, la sorpresa sta nel fatto che alla fine il licenziamento immediato di corrotti e concussori è stato effettivamente inserito nel testo. I sindacati hanno accolto la richiesta dell'Aran e delle amministrazioni: Cgil e Cisl erano sempre state abbastanza d'accordo, purché la cosa fosse limitata ai casi di flagranza di reato; la Uil invece ha fatto resistenza fino all'ultimo, poi ha ceduto.

Invece la questione della trattenuta sulla busta paga dei malati è stata rinviata al prossimo contratto, come annunciato. Su questo punto però i sindacati hanno ottenuto due piccoli risultati.
Primo: il testo firmato dall'Aran riconosce esplicitamente "la necessità di rivedere la disciplina relativa alla decurtazione".
Secondo: nel frattempo, è stato previsto un meccanismo per ridistribuire fra i dipendenti i soldi che l'amministrazione risparmia grazie alla trattenuta.
L'idea è semplice: queste risorse serviranno a pagare un particolare premio di produttività annuale, destinato a tutti coloro che nell'arco dei dodici mesi avranno fatto meno di 8 giorni di assenza. Sicuramente non saranno grandi somme, ma è sempre meglio un euro in più che uno in meno.

Quanto agli aumenti di stipendio, si prevedono circa 95 euro lordi di incremento medio sul salario tabellare, altri 7 euro e mezzo circa sull'indennità di amministrazione. A questi soldi bisogna aggiungere altri 12 euro circa di aumento sui premi di produttività, e infine altri soldi che serviranno a "riparametrare" le indennità di amministrazione e dunque andranno a beneficio solo di poche persone (se andassero a tutti sarebbero 2 euro e mezzo a persona). Così si arriva a un aumento complessivo di 116 euro lordi.

Il contratto dovrebbe entrare in vigore a maggio. Con la prima bustra paga ci saranno gli arretrati, che in media dovrebbero ammontare a circa 1.800 euro lordi.
Più tardi, se troverò il tempo, metterò in rete una tabella con il calcolo degli arretrati per tutte le qualifiche.

lunedì 18 febbraio 2008

Funzionari o vicedirigenti? Dipende da chi vince le elezioni

C'è un tema su cui destra e sinistra sicuramente si distinguono. Non è un tema centrale per il paese, per questo nei programmi di Pd e Pdl non ce n'è traccia. Ma è una questione che riguarda personalmente molti dipendenti pubblici: la nascita della vicedirigenza.

Quelli che oggi si chiamano "funzionari", cioè gli impiegati di area C, aspirano a diventare "quadri" o "vicedirigenti" che dir si voglia. Non si tratta soltanto di cambiare nome. In ballo c'è l'istituzione di un corpo separato da quello dei normali impiegati, che si staccherebbe dal contratto nazionale del "personale non dirigente" per avere un suo contratto autonomo. L'obiettivo finale è, ovviamente, quello di ottenere più soldi e più diritti.

Una legge approvata nel 2002 dal centrodestra ha già istituito l'area della vicedirigenza. Ne farebbero parte tutti i dipendenti dei ministeri con qualifica C2 e C3, e negli altri comparti quelli con qualifica equivalente.
La norma per adesso è rimasta scritta sulla carta, senza produrre alcun effetto. A dicembre il ministro Nicolais aveva presentato una riforma della dirigenza che di fatto aboliva i quadri prima ancora della loro nascita: se non fosse caduto il governo, la legge ora sarebbe in Parlamento.

Le posizioni sono abbastanza chiare: il centrosinistra è da sempre contrario all'istituzione della vicedirigenza, mentre il centrodestra è favorevole (in verità il governo Berlusconi dopo aver scritto la sua legge non si è speso troppo per attuarla, ma questo è un altro discorso).

Ma creare la vicedirigenza sarebbe davvero utile? Come ha già scritto in un altro post, il pubblico impiego è già frastagliato in 33 diversi contratti. Ogni contratto richiede un negoziato, una procedura di controlli e approvazioni, una firma preliminare e un'altra definitiva. Questo spezzettamento delle trattative allunga di parecchio i tempi dei rinnovi, come se non bastassero le complicazioni politiche e finanziarie.
Separare i quadri dagli altri dipendenti significa aggiungere un'altra decina di contratti nazionali sull'agenda dell'Aran. Sinceramente, non se ne sente il bisogno.

Si vogliono dare più soldi ai funzionari? Lo si può fare anche con i normali contratti del "personale non dirigente". A meno che il vero interesse non sia un altro: aiutare quei sindacati autonomi che concentrano la loro maggiore rappresentatività proprio nell'area C.

Agenzie fiscali, finisce in pareggio la partita degli stipendi

Come per gli enti locali, anche per le quattro agenzie fiscali il nuovo contratto dovrebbe essere firmato a fine mese. I contenuti dell'accordo sono già abbastanza definiti. L'aumento medio in busta paga sarà di 117 euro lordi mensili, cifra che (in proporzione allo stipendio di partenza) corrisponde ai 101 euro già ottenuti dai ministeriali.

Sarà un contratto, per così dire, di transizione. Sia i sindacati sia le amministrazioni hanno deciso di rinviare le questioni più critiche al contratto del prossimo biennio. Del resto, non si poteva pensare di prendere decisioni importanti senza la copertura di un governo nel pieno dei suoi poteri.

Pur di chiudere subito l'accordo (e portare al più presto gli aumenti nelle buste paga) entrambe le parti hanno per il momento accantonato le loro richieste più impegnative. Perciò questo contratto non adotterà le misure normative più severe che le agenzie chiedevano in materia disciplinare. Ma non ci sarà neppure una misura che invece stava molto a cuore ai dipendenti: lo spostamento sul salario tabellare (la parte fissa dello stipendio) di una quota del salario accessorio (la parte variabile, legata alla produttività).

Per capirci: oggi i premi di produttività pagati alle Entrate sono calcolati in percentuale sulle risorse che l'agenzia riscuote grazie agli accertamenti fiscali; ma siccome una parte di queste riscossioni può essere ormai considerata un fatto acquisito, anche una parte dei premi si può spostare per sempre nello stipendio fisso.
L'idea era stata parzialmente accolta dagli stessi vertici delle agenzie, ma è mancato il consenso del ministero dell'Economia. Se ne riparlerà al prossimo contratto, con il prossimo governo.

Per questo contratto intanto l'appuntamento è fissato per venerdì 29 all'Aran.

venerdì 15 febbraio 2008

Ecco il contratto degli enti locali: più soldi che ai ministeriali

Come anticipato ieri, ecco le buone notizie per i dipendenti di comuni, province e regioni. Il contratto degli enti locali dovrebbe essere vicino alla firma. Ed è un contratto che porta un bell'aumento.
L'annuncio viene dal comitato di settore, cioè dall'organismo che rappresenta le amministrazioni. La soluzione che ha ricevuto il via libera dei sindaci concede un incremento salariale medio di 101 euro, di cui 90 euro sul salario "tabellare" (lo stipendio fisso) e il resto sull'accessorio (premi e indennità varie).

Le cifre sono le stesse già previste dal contratto dei ministeri. Con la differenza che lo stipendio medio di partenza negli enti locali è più basso. Quindi per un dipendente comunale la rivalutazione sarà un po' più alta che per un ministeriale.

Va detto che a 101 euro si potrà arrivare soltanto nei comuni virtuosi, cioè quelli che hanno i conti a posto e un giusto rapporto fra spese di personale ed entrate. Dove non ci sono questi due requisiti, non si possono distribuire aumenti del salario accessorio. Comunque i 90 euro in più sullo stipendio fisso tabellare spettano a tutti, senza eccezioni.

A queste condizioni, l'accordo con i sindacati sembra fatto e la firma all'Aran può arrivare in pochi giorni. Resta un'incognita: il Tesoro darà il suo via libera a un contratto che di fatto supera i limiti di spesa previsti inizialmente?

giovedì 7 febbraio 2008

Un contratto non si nega a nessuno

Ricevo tante email da dipendenti pubblici che protestano perché il loro contratto nazionale non è stato ancora rinnovato. "I nostri stipendi sono fermi, voi giornalisti dovete dirlo!" Hanno ragione, non è possibile che nel 2008 si debbano ancora aspettare gli aumenti del 2006-2007.

C'è però un aspetto che non viene mai sottolineato. Molti di coloro che si lamentano lavorano in un piccolo comparto: la Presidenza del Consiglio, i conservatori, le Camere di commercio. Al che, sorge spontanea la domanda: ma non vi conveniva stare in un comparto più grande?
I dipendenti della Presidenza, per esempio, se non si fossero separati dagli altri ministeriali avrebbero avuto già da tempo i loro aumenti con tutti gli arretrati. Hanno preferito andarsene per conto loro, sperando di ottenere così un trattamento economico di favore. Qualche vantaggio forse lo avranno pure, ma per adesso si vedono soprattutto i danni.
Un discorso simile si può fare per le agenzie fiscali, il cui contratto in questi giorni si è impantanato all'Aran. Oppure per i conservatori e le accademie, che sarebbero in procinto di incassare i loro aumenti se non fossero scorporati dal contratto della scuola.

Per rivalutare gli stipendi di tutti dipendenti pubblici bisogna scrivere, firmare e far approvare ben 33 accordi nazionali: i comparti sono 11, più 8 aree dirigenziali, più i 7 enti ex articolo 70 (Enea, Enac, Asi, Cassa depositi e prestiti, Unioncamere, Cnel, Coni), ciascuno diviso fra impiegati e dirigenti.
Si arriva addirittura al paradosso di un contratto nazionale che riguarda appena 8 persone, tanti sono i dirigenti del Cnel.

Fra le semplificazioni burocratiche di cui tanto si parla, forse varrebbe la pena di semplificare anche il sistema dei contratti. I primi a guadagnarci sarebbero i lavoratori pubblici.

martedì 5 febbraio 2008

Quanto sono cresciuti gli stipendi

Oggi il presidente della Corte dei conti ha lamentato "l'inadeguatezza della politica dei redditi nel settore pubblico". Voleva dire che gli stipendi dei dipendenti pubblici sono troppo bassi? No, al contrario, che sono cresciuti troppo. "La dinamica delle retribuzioni - si legge nel testo del discorso - supera sistematicamente gli obiettivi programmatici di volta in volta prefissati".
Il povero dipendente pubblico è disorientato. Ma la Banca d'Italia non aveva detto, appena una settimana fa, che in Italia le buste paga sono ferme da sei anni? Possibile che gli unici ad arricchirsi siano stati i lavoratori delle amministrazioni statali e locali?
Ovviamente, le cose non stanno così. Vediamo di capirci qualcosa.

Innanzitutto, la Banca d'Italia non ha affatto sostenuto che gli stipendi degli italiani sono "fermi" da sei anni. Il discorso sarebbe lungo, e chi volesse approfondirlo può farsi una cultura consultando il sito di Luca Cifoni. In estrema sintesi, basti sapere che lo studio della Banca d'Italia ha registrato una crescita dei redditi familiari pari a circa l'1% al netto dell'inflazione. Per essere più espliciti, in sei anni le buste paga sono aumentate all'incirca del 18% e su per giù lo stesso hanno fatto i prezzi al consumo.

Detto questo, come sono andate le cose per i dipendenti pubblici? I loro stipendi sono cresciuti più o meno di quelli dei privati? Gli studi più attendibili in materia sono quelli compiuti dall'Aran. In questa tabella si può vedere come sono andate le cose fra il 1997 e il 2006 (anche i rapporti della Banca d'Italia e della Corte dei Conti sono aggiornati a due anni fa). La tabella non è di facile lettura, ma si può tradurre in parole povere così: nell'arco di quasi un decennio, gli aumenti previsti dai contratti nazionali del pubblico impiego sono andati di pari passo con l'inflazione; invece sono stati ben più sostanziosi gli aumenti medi ottenuti dai lavoratori privati e soprattutto da quella parte di dipendenti pubblici che non hanno contratto nazionale (cioè militari e polizia).

Se così stanno le cose, come si spiega allora la denuncia della Corte dei conti? Nel suo discorso il presidente della Corte dice semplicemente che la spesa complessiva per il personale ogni anno supera gli obiettivi prefissati dai governi. Questo in effetti è vero, e dipende da vari motivi. Per esempio, dal fatto che i vincoli alle assunzioni vengono aggirati assumendo precari o ricorrendo ad altri trucchi. Inoltre la spesa complessiva per gli stipendi aumenta perché, oltre agli aumenti dei contratti nazionali, ci sono gli avanzamenti di carriera. Negli ultimi anni centinaia di migliaia, anzi milioni di dipendenti pubblici hanno ottenuto una promozione, e quindi un ulteriore aumento di stipendio. Come l'Aran ha più volte registrato, la crescita delle "retribuzioni di fatto" da qualche tempo è molto più alta dell'inflazione.

Insomma, gli unici dipendenti pubblici che hanno davvero il diritto di lamentarsi sono quelli che non hanno beneficiato delle cosiddette "riqualificazioni professionali". Per gli altri nell'ultimo decennio non è andata poi così male.

domenica 3 febbraio 2008

I contratti, le manifestazioni e il governo che non c'è

Oggi i dipendenti delle quattro agenzie fiscali scendono in piazza. Assemblee negli uffici e manifestazioni in tutta Italia, organizzate da Cgil Cisl e Uil, con conclusivo presidio sotto le finestre dell'Aran, in via del Corso a Roma.
Il motivo per cui le agenzie protestano è ovvio: siamo già nel 2008, ma il rinnovo del contratto nazionale 2006-2007 ancora non arriva. Nelle stesse condizioni si trovano i dipendenti delle asl e quelli degli enti locali. In tutto sono quasi un milione e mezzo di persone in attesa di aumento.
La crisi politica ha ulteriormente complicato le cose. Nei prossimi mesi probabilmente molti lavoratori pubblici scenderanno in piazza per reclamare i loro diritti. Purtroppo, finché l'Italia sarà senza governo, loro protesteranno ma nessuno potrà rispondere.

venerdì 11 gennaio 2008

Contratti, torna il metodo Pomicino

L'altroieri ho riferito la battuta di un sindacalista: "Io le trattative così le facevo tanto tempo fa, al tempo di Cirino Pomicino". Il ritorno del metodo Pomicino nel pubblico impiego è ormai argomento di conversazione diffuso negli ambienti ministeriali.
La nuova trattativa per i contratti pubblici sta per partire senza un tetto, senza un limite di spesa. La quantità delle risorse da spendere si calcolerà a posteriori, dopo che i sindacati e l'Aran avranno concordato l'entità degli aumenti pro capite.
Il governo non solo si è impegnato verbalmente a seguire questa procedura, ma ha persino messo l'impegno nero su bianco in un comunicato ufficiale: "A definizione delle intese contrattuali il Governo provvederà alla relativa copertura finanziaria garantendo in ogni caso la decorrenza dal 1 gennaio 2008".
Cgil Cisl e Uil se la ridono. Con il metodo Pomicino i sindacati si sono sempre trovati molto bene. I dipendenti pubblici possono chiedere, e in teoria anche ottenere, una rivalutazione di stipendio illimitata.
Naturalmente questo non vuol dire che il rinnovo dei contratti 2008-2009 (con eventuale aggiunta del 2010) sarà una passeggiata. I conti pubblici quest'anno potrebbero essere un po' meno floridi dell'anno scorso, e quando arriverà il momento di discutere di soldi cominceranno i guai veri. Scommettiamo che fra un paio di mesi torneremo a parlare di scioperi?

giovedì 22 novembre 2007

Oggi i voti, i risultati fra 4 anni

Oggi si sono concluse le elezioni per rinnovare le rappresentanze sindacali nella pubblica amministrazione, scuola esclusa. In serata sono stati completati anche gli scrutini nei seggi. I risultati li sapremo fra quattro anni.

Non è una battuta. La consultazione del 2007 si è chiusa, eppure non è stato ancora annunciato l'esito nazionale del voto che si è tenuto nel 2004. Verrà reso pubblico l'anno prossimo. I dati ci sono, li custodisce l'Aran, ma non possono essere divulgati. Diventeranno accessibili soltanto quando avranno "esaurito la loro funzione", cioè quando si saranno raccolti i dati delle nuove elezioni.

A scanso di equivoci: questo non significa che andare a votare nel 2004 sia stato inutile. Primo, perché le elezioni sono servite ad eleggere le Rsu in sede locale. Secondo, perché i dati nazionali aggregati esistono, tanto che sulla base di quei dati si è stabilito quali sigle sindacali hanno il diritto di sedere ai tavoli delle trattative. Gli interessati, cioè i sindacati, lo sanno chi ha vinto le elezioni. Siamo noi che non possiamo saperlo. A meno che non ce lo dicano loro.

Sui risultati elettorali del 2004 le uniche tabelle in circolazione - a quanto si sappia - sono quelle preparate dalla Cgil-Funzione pubblica. I dati sono parziali, manca una piccola parte di seggi non scrutinati, ma questo passa il convento. Li vedremo nel prossimo post.

Detto questo, vale la pena di ricordare che i dipendenti pubblici sono gli unici lavoratori italiani che possono votare i loro sindacalisti anche se non sono iscritti a un sindacato. Il merito è di una legge scritta nel 1997 da Massimo D'Antona.