giovedì 20 novembre 2008

Ancora sul contratto e sulle "fasce"

Sono stato rimproverato da alcuni sindacalisti per l'ultimo post che ho scritto. Io dicevo che nessuno, né nei sindacati né al Dipartimento Funzione pubblica, aveva saputo spiegarmi che cosa volevano dire quelle sigle che si leggono nelle tabelle del nuovo contratto dei ministeri (II F 3, III F 1, eccetera). "Se lo chiedevi a me, te lo spiegavo", mi ha detto qualcuno dopo aver letto il post. Evidentemente mi sono rivolto ai sindacalisti sbagliati, comunque non avevo alcuna intenzione di fare polemica: anche nei sindacati, come in qualunque altra organizzazione, ognuno ha il suo ruolo e i suoi compiti, c'è chi si occupa dell'impostazione "politica" (in senso buono) e chi si concentra su numeri e tabelle.

Mi è stato anche rimproverata una piccola imprecisione linguistica. Ho usato il termine "fasce" in modo sbagliato. Non è vero che le fasce corrispondono alle vecchie "aree". Le aree continuano a chiamarsi aree: prima erano "area A", "area B" e "area "C", adesso "area 1", "area 2" e "area 3". Le fasce invece sono le posizioni economiche all'interno di ciascuna area.

martedì 18 novembre 2008

Ministeri, ecco gli aumenti del contratto 2008-2009 (con le nuove qualifiche)

Questa è la tabella con tutti gli aumenti del 2009 e l'una tantum degli arretrati 2008. Per ingrandirla bisogna cliccarci sopra.


Nel nuovo contratto nazionale dei ministeri si trovano in allegato, come in tutti i contratti, le tabelle con gli aumenti e con le nuove retribuzioni annue.
Quando ho letto per la prima volta le tabelle mi è saltata agli occhi una cosa che non capivo. Nel contratto 2008-2009 non si trovano più le qualifiche che tutti conosciamo, B2, B3, C1 e così via. Da questo biennio i livelli professionali e retributivi sono espressi con una classificazione completamente nuova: si va dalla posizione più bassa I F 1 a quella più alta III F 7. E che roba è?

Ho rivolto la domanda a molte persone: sindacalisti, alti dirigenti del Dipartimento Funzione pubblica. Nessuno ha saputo rispondermi. Per capirci qualche cosa ho dovuto rivolgermi all'Aran. Così ho scoperto che con questo contratto si è deciso di adottare un nuovo ordinamento, articolato come quello vecchio ma con due differenze. La prima è una differenza solo nominale: quelle che prima si chiamavano "aree" (area A, area B, area C) d'ora in poi si chiameranno fasce (I F sta per prima fascia). La seconda novità invece è sostanziale: all'interno di ciascuna fascia si istituiscono una o due posizioni economiche in più.

Che cosa cambia concretamente per i dipendenti? Provo a spiegare quello che credo di aver capito io (anche se all'Aran non me l'hanno detta proprio così).
Prima un dipendente di area B, una volta arrivato alla posizione economica più alta (B3-S) non poteva sperare più in un avanzamento. Per salire doveva essere ammesso all'area C, e per fare il salto di area bisogna aspettare che venga bandito un concorso. Adesso invece quel dipendente, divenuto II F 4, avrà davanti a sé altri due possibili gradini economici da scalare con discreta facilità.

Dunque nella nuova classificazione ci sono cinque caselle vuote, cioè momentaneamente prive di personale: una nella prima fascia, due nella seconda e due nella terza. Dovrebbero riempirsi nei prossimi anni.

All'Aran mi hanno spiegato che fra "area" e "fascia" ci sarebbe anche una differenza normativa, ma qui ho paura di essermi proprio perso. Non voglio neanche provare a ripetere quello che ho sentito: mi fermo qui.

P. S. In verità le posizioni economiche divise in fasce non sono una novità di questo contratto. Erano state introdotte dal contratto precedente, biennio 2006-2007, ma non erano ancora state utilizzate nelle tabelle degli aumenti, se non per il contratto delle Agenzie fiscali. In effetti i dipendenti conoscono già da tempo la loro nuova posizione economica, perché possono leggerla sulla busta paga.

giovedì 13 novembre 2008

Firmato il contratto dei ministeri: i soldi vanno tutti sul salario fisso

Ieri sera è stato firmato il contratto nazionale dei ministeri. Rispetto al pre-accordo di Palazzo Chigi c'è una novità: l'aumento di 70 euro andrà tutto sul salario tabellare. In altre parole i soldi vengono distribuiti, come si suol dire, "a pioggia". Per i premi di produttività in questo contratto non ci saranno aumenti, le risorse dei fondi di amministrazione restano quelle di prima.

E' un risultato che Cisl e Uil possono vantarsi di aver ottenuto al tavolo delle trattative con l'Aran. Per quanto riguarda invece la controparte, cioè il governo, va sottolineato come in questo primo anno di legislatura si sia deciso di destinare tutte le risorse disponibili allo stipendio fisso. Al salario da distribuire con criteri meritocratici si è riservata qualche attenzione solo come possibile fonte di risparmio: i fondi di amministrazione per il governo andavano tagliati, e se alla fine si salveranno sarà solo per l'insistenza dei sindacati.

Il ministro Brunetta ha motivato queste scelte con la scarsa fiducia che il governo ripone negli attuali meccanismi di distribuzione del salario variabile. In altre parole, i soldi che ci sono vengono spesi male, non servono a premiare realmente il merito, quindi per adesso si possono ridurre. Se ne potrà riparlare in seguito, quando saranno riformati i criteri di misurazione della produttività.
Certo è che per adesso di riforme concrete non se ne vedono. E l'accordo sui ministeri firmato ieri non sembra proprio quel "contratto innovativo" che il ministro aveva promesso poco tempo fa (come documenta questo lancio dell'agenzia Adnkronos). E se proprio si tratta di innovare Brunetta ha scelto di seguire un'altra strada: il disegno di legge delega in discussione al Senato, e soprattutto i successivi decreti delegati. Le nuove regole per il personale pubblico verranno introdotte dal governo per via legislativa. Senza dover discutere con i sindacati.

E' arrivato il nuovo "Conto annuale".

E' uscito il nuovo "Conto annuale" della Ragioneria generale. Il "Conto annuale" è il censimento più completo e attendibile sulla popolazione dei dipendenti pubblici italiani, l'unico che riesce a registrare i dati provenienti da tutte (o quasi tutte) le amministrazioni italiane.

Il difetto di questa rilevazione è che richiede molto tempo. Le cifre pubblicate oggi sono aggiornate al 31 dicembre del 2007, ed è già un risultato notevole perché in un passato non troppo lontano i dati venivano raccolti ed elaborati non con mesi bensì con anni di ritardo. E' la natura stessa del censimento a richiedere tempi lunghi: ricevere le informazioni da 10 mila diverse amministrazioni, accertarsi che queste informazioni siano omogenee e che le cifre siano raffrontabili, è un lavoro che non si può sbrigare in pochi giorni.

Di recente il Dipartimento Funzione pubblica si è messo in competizione con la Ragioneria. Per iniziativa del ministro Brunetta, ha cominciato a compiere le rilevazioni per proprio conto, in particolare sulle assenze per malattia, ottenendo nel giro di poche settimane dati abbastanza indicativi. Il lavoro della Funzione pubblica è sicuramente interessante. Consente di avere informazioni discretamente attendibili con aggiornamento mensile. Ma bisogna sempre ricordare che fra queste rilevazioni e il "Conto annuale" c'è la stessa differenza che esiste fra un sondaggio (compiuto su un campione statistico) e un censimento (che interpella un'intera popolazione). Ovvero, per fare un paragone ancora più esplicito: i dati di Brunetta sono come i sondaggi pre-elettorali, il "Conto annuale" sono le elezioni.

Detto questo, dal "Conto annuale 2007" è emerso un dato quasi storico: l'anno scorso c'è stato un sensibile calo nel numero dei dipendenti pubblici e nella spesa per il personale. La riduzione di spesa è in parte l'effetto temporaneo di un anno di vuoto contrattuale. La riduzione degli organici invece è un fatto reale, e sarebbe interessante osservare come il governo precedente sia riuscito a snellire (almeno per un anno) il personale pubblico senza creare grosse tensioni né conflitti sindacali.

Chi vuole approfondire l'argomento può leggere l'articolo pubblicato sul Messaggero, corredato anche di una tabella. In questo articolo ho potuto estrarre solo poche cifre di sintesi dalla mole di tabelle e di notizie che il "Conto" può offrire. Di sicuro il rapporto della Ragioneria sarà lo spunto di altre riflessioni nei giorni a venire.

lunedì 10 novembre 2008

In Veneto la Cgil ce l'ha con i "finocchi", la Cisl si offende e minaccia querela

La disputa fra Cgil e Cisl si fa sempre più animosa, e forse ormai non fa neanche più notizia. La Cisl si lamenta per la veemenza verbale che stanno dimostrando i sindacalisti e i militanti della Cgil durante le manifestazioni di questi giorni.
In Veneto, la regione da cui proviene Giovanni Faverin (prossimo segretario generale della Fp Cisl), si è arrivati persino a minacciare azioni legali.

L'episodio che ha scatenato la lite è un video-intervento diffuso dalla Cgil veneta attraverso un blog chiamato Radio 18 (ormai la battaglia sindacale si combatte su internet, almeno nel pubblico impiego). Un esponente locale della Fp-Cgil, tale Giuseppe Franchi, avrebbe pronunciato fra l'altro la seguente frase: "Cisl e Uil hanno fatto i finocchi con i culi dei lavoratori".
L'espressione ha fatto molto arrabbiare il segretario della Fp Cisl Veneto, Daniele Dal Cortile, che ha annunciato querela. La Cgil ha subito inviato una lettera di scuse, e a quanto si capisce l'incidente si può considerare chiuso.

Come sono cambiati i tempi. Appena un anno fa, Bonanni ed Epifani insieme sul palco di Piazza San Giovanni davano del "Pinocchio" al governo Prodi. Oggi invece i sindacati si danno del finocchio l'un l'altro.

Questo Beppe Franchi della Cgil deve essere un tipo particolarmente creativo. Nel già menzionato sito Radio 18 compare anche come attore, in un curioso filmettino di propaganda per le elezioni delle Rsu.


P.S. In un articolo pubblicato sul Messaggero, ho confuso il ruolo di Daniele Dal Cortile definendolo "segretario regionale della Cgil Funzione pubblica". Chiedo scusa qui, non avendo avuto la possibilità di farlo sul giornale. Mi consolo pensando che non sono l'unico a sbagliare. La Cisl nel suo comunicato ufficiale ha sbagliato il nome di Giuseppe Franchi: lo ha chiamato Giovanni. In effetti nella Fp-Cgil esiste un Giovanni Franchi, ma lavora in Toscana e si occupa di polizia penitenziaria.

venerdì 7 novembre 2008

Un sindaco in difesa dei dipendenti pubblici

Una notizia che non ha avuto grande eco sui giornali nazionali.

Laura Puppato, sindaco di Montebelluna (Treviso), ha fatto sapere che rinuncerà a un giorno di paga in segno di solidarietà con i dipendenti pubblici.
"La messa all'indice dei dipendenti pubblici - spiega - mi trova in completo disaccordo". La Puppato difende in particolare i dipendenti degli enti locali. "Questo atteggiamento di generica riprovazione mette sullo stesso piano persone che, con passione, dedizione, competenza e disponibilità, spesso sotto pagate, svolgono meritorio lavoro a favore di collettività diverse".

martedì 4 novembre 2008

Il protocollo Brunetta è un successo per il governo, un affare per i contribuenti, una fregatura per i dipendenti pubblici

E' ora di dare un giudizio sul protocollo d'intesa siglato da governo e sindacati. Quelle tre pagine segnano l'inizio di una nuova epoca per i dipendenti pubblici italiani, e non si può non esprimere una valutazione. Chi scrive su questo blog non fa parte del governo, né di un partito di maggioranza, né di uno di opposizione, né di un sindacato, e non è neppure un dipendente pubblico. Perciò è libero di dire la sua senza essere influenzato da alcun interesse personale.
Analizzerei il testo del protocollo a seconda dei punti di vista.

1. Per i dipendenti pubblici.
Chi lavora in un'amministrazione pubblica non troverà in questo accordo molte ragioni per gioire. Firmandolo i sindacati hanno di fatto rinunciato a un anno di aumenti (nel 2008 ci saranno soltanto gli 8 euro della vacanza contrattuale) e hanno dato il via libera a un contratto nazionale da 70 euro lordi mensili (di cui 60 di aumento di stipendio vero e proprio e 10 da distribuire con i contratti integrativi). Sono cifre che gli stessi sindacati firmatari consideravano fino a pochi giorni fa una miseria. Vi ricordate che cosa si diceva nei posti di lavoro appena qualche mese fa, quando furono firmati i contratti dell'ultimo biennio? Malumori fra i dipendenti, assemblee di fuoco, crisi di coscienza fra i sindacalisti, dirigenti di Cgil-Cisl-Uil contestati, e alle Agenzie fiscali addirittura si andò vicini alla bocciatura del contratto. In alcuni comparti la Confsal (che oggi ha aderito alla proposta di Brunetta) si rifiutò di firmare. All'epoca si trattava di un aumento medio da 101 euro lordi, ma tutti i dipendenti pubblici la consideravano "un'elemosina". Eppure gli stipendi si rivalutavano del 4,5, cioè più dell'inflazione, mentre con l'accordo di Brunetta la rivalutazione sarà del 3,2%, cioè molto meno di quanto crescerà il costo della vita (si veda questa tabella).
La Cisl e la Uil ribattono: sì, ma grazie a questo accordo abbiamo recuperato i soldi che Tremonti aveva tagliato dai fondi di amministrazione. E' vero. Ma è come dire che si è ottenuto il risultato di avere quello che si aveva già. Si è accettata una perdita di potere d'acquisto per non dover subire un danno ancora maggiore. Non mi sembra un grande successo. Senza contare che, siglando la pace con il governo, Cisl e Uil hanno di fatto rinunciato a difendere quei 50-60 mila precari destinati a rimanere disoccupati fra meno di un anno.

2. Per i contribuenti.
Quelli che forse dovrebbero gioire sono gli altri italiani. Coloro che non lavorano per il settore pubblico, e che pagano le tasse. Il contratto da 70 euro, unito alla riduzione degli organici programmato per i prossimi anni, farà risparmiare parecchi soldi allo Stato. Ridurre il costo del personale è una cosa molto negativa per il personale, ma molto positiva per il paese. In questo momento vanno di moda le ricette economiche keynesiane, e tutti consigliano al governo di aumentare la spesa pubblica per sostenere i consumi e favorire la ripresa. Ma per Keynes - che era un genio - la spesa pubblica non era mica tutta uguale: c'è spesa e spesa. Personalmente, rimango dell'idea che lo Stato italiano ha ancora bisogno di ridurre le sue spese correnti (cioè pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici), mentre le poche risorse disponibili andrebbero concentrate sugli investimenti (cioè ferrovie, porti, reti tecnologiche, ricerca scientifica, volendo anche istruzione). Un investimento è una spesa che mi garantirà un reddito maggiore nel futuro. Una spesa corrente è una spesa e basta.
Certo, non tutti i contribuenti sono uguali. Per i lavoratori autonomi, un risparmio sui contratti pubblici è sicuramente un affare. Per i dipendenti delle imprese invece il discorso è più complesso: risparmieranno sulle tasse, ma ci rimetteranno sui loro stipendi, perché il 3,2% di rivalutazione concesso ai pubblici farà da parametro per i contratti nazionali dei privati.

3. Per il governo.
Non c'è dubbio: dalla vertenza sul pubblico impiego chi esce sicuramente vincitore è il governo. Con il protocollo d'intesa si è garantito un biennio di moderazione salariale. Ma soprattutto, è riuscito a spaccare il fronte dei sindacati confederali. E' un successo politico. Isolare la Cgil è stato sin dall'inizio un obiettivo primario del centrodestra, soprattutto di quell'area del centrodestra che fa capo a Sacconi e Brunetta. Con la Cgil e la Cisl che si fanno la guerra, il Partito democratico si trova in forte imbarazzo. Lo si è visto già lo scorso 25 ottobre al Circo Massimo: Walter Veltroni ha potuto sfogarsi sulla scuola (dove i sindacati sono rimasti uniti) ma riguardo al pubblico impiego è dovuto rimanere sul generico, per evitare di scontentare l'una o l'altra confederazione.
Per il governo Berlusconi, un accordo separato senza la Cgil ha un valore politico altissimo. Ecco perché Brunetta ha ottenuto il via libera da Palazzo Chigi, nonostante l'opposizione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che non voleva concedere neppure quei pochi soldi necessari a raggiungere l'accordo.

Ma dei contrasti fra Tremonti e Brunetta parleremo nei prossimi giorni.