Mentre scriviamo questo post Renato Brunetta sta salendo sulla sua auto blu in direzione di Fiuggi, dove interverrà al congresso della Cisl Funzione pubblica. E' escluso che ci possano essere contestazioni (contrariamente a quanto sembra sia avvenuto al congresso dei medici Cisl: secondo i racconti dei testimoni, quando il ministro Sacconi ha nominato il suo collega di governo sarebbe partita una salva di fischi).
La domanda è: che cosa è disposto a offrire Brunetta alla Cisl per convincerla a rientrare nella schiera degli "amici"? Per adesso sembrerebbe poco. Anche perché la Cisl per adesso sta chiedendo molto. Le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal segretario generale Raffaele Bonanni sono impegnative, il decreto legislativo del governo viene bocciato praticamente in toto.
Nel frattempo si sa per certo che il ministro e i suoi tecnici stanno lavorando a una serie di correzioni da apportare al provvedimento. Correzioni richieste da altri ministri, ma anche da singole amministrazioni, o da settori speciali della pubblica amministrazione. Vediamo di che si tratta.
La regola del 25-50-25. E' forse il punto più importante del decreto. Stando al testo portato da Brunetta in Consiglio dei ministri, tutte le amministrazioni d'ora in poi dovranno distribuire il salario accessorio secondo uno schema prefissato: premio intero al 25% dei dipendenti, i bravissimi; premio dimezzato al 50%, i normali; zero premio al 25%, i presunti fannulloni (chiedo scusa per aver usato questa parola, che detesto). E' un modello molto rigido, che molti contestano, a cominciare da quelle amministrazioni che i premi differenziati ce li hanno già: abbiamo il nostro sistema che funziona bene da anni - dicono - perché ci costringete a cambiarlo?
Ieri uno dei tecnici più vicini a Brunetta, l'economista Leonello Tronti, ha annunciato al Forum Pa che nel testo finale la norma sarà resa più flessibile. Sarà infatti prevista la possibilità di deroga: nelle singole amministrazioni si potrà concordare con il sindacato un meccanismo diverso, senza i limiti fissi del 25-50-25.
Non contrattualizzati. Il ministro Maroni si è lamentato con Brunetta, e i sindacati di polizia hanno emesso un comunicato per protestare contro il decreto. Anche loro (come Cgil, Cisl, Uil e Confsal) contestano le norme che riducono pesantemente il potere di intervento dei sindacati. E' del tutto probabile che alla fine verranno accontentati: dal testo finale del decreto potrebbe essere tagliata tutta la parte che riguarda il personale non contrattualizzato, cioè appunto la polizia, i militari, i prefetti, i diplomatici. Loro si salveranno, tutti gli altri dipendenti pubblici no.
Sanità e scuola (e forse Presidenza). Un altro punto controverso è quello che riguarda l'accorpamento dei contratti. La bozza iniziale del decreto parla di due soli grandi contratti, uno per lo Stato centrale e un altro per le amministrazioni decentrate. E' facile immaginare la reazione, per esempio, del mondo della scuola, che si ritroverebbe improvvisamente senza un contratto tutto suo. Oppure della sanità, con infermieri e medici costretti a entrare negli stessi ranghi dei dipendenti comunali. In realtà il vero obiettivo di Brunetta è un po' meno ambizioso: pare che si punti ad arrivare a quattro contratti, cioè Stato, Scuola, Enti locali e Sanità. C'è però un'incognita: la Presidenza del Consiglio. E' un comparto piccolissimo, che in teoria non avrebbe alcuna ragione di sopravvivere, ma che ha (per evidenti motivi) molte possibilità di farsi sentire nelle stanze che contano. Nel testo del decreto potrebbe spuntare qualche frasetta per salvare il contratto della Presidenza, anche se Brunetta di suo sarebbe contrario.
Stipendi dei dirigenti. Secondo il decreto, d'ora in poi nella busta paga del dirigente la quota legata al risultato dovrà valere almeno il 30% dello stipendio totale. Le amministrazioni non sono d'accordo, anche quelle più vicine al governo. Ieri al Forum Pa il direttore del personale della Regione Lombardia Micele Camisasca ha fatto presente che, per come è scritto il testo ora, questo significherebbe ridurre il salario base dei dirigenti. Infatti se resta l'obbligo di lasciare invariata la spesa, per portare l'indennità di risultato al 30%bisognerebbe abbassare l'indennità di posizione (quella che il dirigente riceve a prescindere, e che è proporzionata all'importanza del suo incarico). Alla richiesta ha risposto anche stavolta positivamente Leonello Tronti: siamo d'accordo, questo punto sarà cambiato. Il tetto del 30% resterà, ma diventerà obbligatorio solo alla fine del 2016. Così ci sarà tutto il tempo per adeguarsi, spostando gli aumenti dei prossimi anni più sull'indennità di risultato che sulle altre voci. E poi non si esclude di aprire una breccia alla regola dell'invarianza di spesa. Scommettiamo che anche questa riforma sarà un'occasione per aumentare gli stipendi dei dirigenti?
mercoledì 13 maggio 2009
venerdì 8 maggio 2009
Uno statale punito perché ha parlato con Santoro
Un dipendente pubblico, dopo una notte passata a soccorrere le vittime del terremoto, parla alle telecamere di "Annozero". E l'amministrazione apre un procedimento disciplinare a suo carico. La storia di Pier Giorgio Cortesi, agente del Corpo forestale, raccontata sul Messaggero.it
Adesso la Cisl si fa sentire
"Il confronto è assolutamente indispensabile". Giovanni Faverin, segretario della Cisl Funzione pubblica, ha diffuso ieri un po' a sorpresa un comunicato stampa che annuncia una richiesta rivolta dal suo sindacato a Brunetta: "La Cisl Fp, che dal 13 maggio sarà in congresso a Fiuggi, anticipa la richiesta al Ministro di un tavolo di confronto sui decreti attuativi della cosiddetta Riforma Brunetta".
La tattica del bastone. Il tono di voce suona piuttosto diverso da quello che avevamo descritto nel nostro post di qualche giorno fa. Faverin definisce "indispensabile un vero confronto con le forze sociali disponibili", invita il ministro a "mettere da parte la tattica 'bastone e opinione pubblica'”, denuncia le "strategie mediatiche che giocano sull’effetto annuncio", e avverte: "in un piano di rilancio delle amministrazioni pubbliche, non ci può essere spazio per finalità punitive a priori che colpiscano i tanti dipendenti pubblici che si impegnano e fanno bene il proprio lavoro”.
La risposta. La mossa di Faverin probabilmente vuole dare una risposta a quanti, dentro la Cisl, vedevano la posizione del sindacato troppo appiattita sulla linea del governo. A questo punto, un ministro intelligente dovrebbe accogliere la richiesta del sindacato che finora lo ha più aiutato. Dovrebbe cioè, come si suol dire, "aprire un tavolo". E poi a quel tavolo dovrebbe concedere qualche cosa, fare sua qualche proposta del sindacato. Per dimostrare che la disponibilità verso il governo produce qualche frutto, altrimenti un sindacato che tratta a fare?
Il congresso della Cisl Fp. Pare che al congresso della Cisl Fp Brunetta sarà presente. Vedremo.
La tattica del bastone. Il tono di voce suona piuttosto diverso da quello che avevamo descritto nel nostro post di qualche giorno fa. Faverin definisce "indispensabile un vero confronto con le forze sociali disponibili", invita il ministro a "mettere da parte la tattica 'bastone e opinione pubblica'”, denuncia le "strategie mediatiche che giocano sull’effetto annuncio", e avverte: "in un piano di rilancio delle amministrazioni pubbliche, non ci può essere spazio per finalità punitive a priori che colpiscano i tanti dipendenti pubblici che si impegnano e fanno bene il proprio lavoro”.
La risposta. La mossa di Faverin probabilmente vuole dare una risposta a quanti, dentro la Cisl, vedevano la posizione del sindacato troppo appiattita sulla linea del governo. A questo punto, un ministro intelligente dovrebbe accogliere la richiesta del sindacato che finora lo ha più aiutato. Dovrebbe cioè, come si suol dire, "aprire un tavolo". E poi a quel tavolo dovrebbe concedere qualche cosa, fare sua qualche proposta del sindacato. Per dimostrare che la disponibilità verso il governo produce qualche frutto, altrimenti un sindacato che tratta a fare?
Il congresso della Cisl Fp. Pare che al congresso della Cisl Fp Brunetta sarà presente. Vedremo.
Etichette:
Brunetta Renato,
Cisl,
Faverin Giovanni
mercoledì 6 maggio 2009
Facebook vietato per gli statali
A qualcuno potrà non fregargliene di meno, ma per qualcun altro è sicuramente una brutta notizia. Ieri Brunetta ha fatto sapere che sui computer degli uffici pubblici sarà messo un filtro per impedire ai dipendenti di collegarsi con Facebook. Le dichiarazioni del ministro si possono leggere qui.
Brunetta sostiene che "uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche". Sarebbe interessante sapere da dove abbia ricavato questa informazione.
Brunetta sostiene che "uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche". Sarebbe interessante sapere da dove abbia ricavato questa informazione.
domenica 3 maggio 2009
La Cisl condivide la linea di Brunetta, anzi "l'amico Renato"
Finora ha solo scherzato: adesso Brunetta comincia a fare sul serio. Venerdì prossimo porterà in Consiglio dei ministri il decreto legislativo, cioè la sua vera riforma. Altro che gli interventini sulle assenze o le chiacchiere sui precari, ora arrivano le norme che cambieranno alla radice il lavoro e la contrattazione nelle amministrazioni. I contenuti del decreto sono stati anticipati in questo articolo sul Messaggero.it.
Qui su PUBBLICO DOMINIO vogliamo concentrarci su un aspetto marginale ma non irrilevante: l'atteggiamento della Cisl verso la riforma in corso.
Le proteste degli statali. In coda all'articolo che ho linkato si possono leggere i commenti inviati dai lettori del Messaggero.it. Molti sono dipendenti pubblici che se la prendono con Brunetta, e fin qui c'è poco da stupirsi. Ma ci sono anche diversi dipendenti pubblici che non rivolgono le loro critiche tanto al ministro, quanto alla Cisl. Sono presumibilimente attivisti di altri sindacati (c'è chi ad esempio si firma "Cub"), ma qualcuno dei commenti sembra provenire dall'interno del sindacato di Bonanni. Come quel lettore che ha scelto lo pseudonimo "Ex Cisl" e che a quanto si capisce annuncia addirittura una scissione e la nascita di una nuova sigla.
Cosa vuol dire? L'episodio vale per quello che è. I commenti inviati a un sito internet ovviamente non hanno significato statistico e non rappresentano un campione di alcunché. E' difficile misurare la diffusione del malcontento nella Cisl, potrebbe essere confinato a una scarsa minoranza di iscritti e simpatizzanti, che del resto non hanno mai fatto sentire la loro voce in circostanze ufficiali. Ciò che la lettura di questi commenti segnala però è che ormai la posizione di Bonanni e del segretario di categoria Giovanni Faverin viene generalmente identificata con quella di Brunetta e del governo.
Identità di vedute. Bisogna dire che Faverin e gli altri dirigenti della Funzione pubblica non fanno molto per distinguere le loro idee da quelle del ministro. In passato era già successo che il fronte del sindacato confederale si spaccasse (anche se nel pubblico impiego in verità è la prima volta che accade); ma quando sceglievano di firmare senza la Cgil, i cislini non rinunciavano mai a un atteggiamento dialettico e se necessario polemico nei confronti del governo, quantomeno nella forma. Adesso invece nelle posizioni pubbliche della Cisl sembra quasi che la vera controparte sia diventata la Cgil. Mentre si esibisce una grande omogeneità di vedute con Brunetta.
La lettera. Nelle comunicazioni interne poi l'affinità di intenti fra il sindacato e il ministro della Pubblica amministrazione viene messa ancora più in rilievo. Mi è capitato ad esempio di leggere una lettera inviata ai dirigenti della categoria Fps dal segretario nazionale Daniela Volpato. Nell'allegare la bozza del decreto Brunetta, la Volpato scrive: "Lo schema di decreto rappresenta l’avvio del percorso applicativo della legge delega n. 15/2009 di riforma delle Pubbliche Amministrazioni e del lavoro pubblico di cui condividiamo obiettivi e strategie". Una precisazione che chiarisce una volta per tutte la linea del sindacato, a scanso di equivoci.
Una specie di lapsus. Si può essere più espliciti di così? Sì, e lo ha dimostrato alcuni giorni fa il segretario generale Faverin, intervenendo a un seminario pubblico. Cito testualmente un passaggio del suo discorso: "E' la sfida che abbiamo lanciato con l'accordo di secondo livello e con l'abbracciare anche molte delle proposte di Renato Brunetta. Proposte che io condivido, e lo dico. Lasciamo stare il modo, la strategia di comunicazione, cioè l'usare l'opinione pubblica come elemento di spinta perché avvengano le cose. Io ne sono intimamente convinto". Subito dopo Faverin pronuncia una frase che inizialmente suona come una specie di lapsus: "Se Renato ha il coraggio di dire..." Fra i presenti qualcuno lo interrompe: e chi sarebbe questo Renato? Il segretario non si tira indietro e risponde: "Renato è Brunetta, Renato è il mio amico Renato Brunetta".
Qui su PUBBLICO DOMINIO vogliamo concentrarci su un aspetto marginale ma non irrilevante: l'atteggiamento della Cisl verso la riforma in corso.
Le proteste degli statali. In coda all'articolo che ho linkato si possono leggere i commenti inviati dai lettori del Messaggero.it. Molti sono dipendenti pubblici che se la prendono con Brunetta, e fin qui c'è poco da stupirsi. Ma ci sono anche diversi dipendenti pubblici che non rivolgono le loro critiche tanto al ministro, quanto alla Cisl. Sono presumibilimente attivisti di altri sindacati (c'è chi ad esempio si firma "Cub"), ma qualcuno dei commenti sembra provenire dall'interno del sindacato di Bonanni. Come quel lettore che ha scelto lo pseudonimo "Ex Cisl" e che a quanto si capisce annuncia addirittura una scissione e la nascita di una nuova sigla.
Cosa vuol dire? L'episodio vale per quello che è. I commenti inviati a un sito internet ovviamente non hanno significato statistico e non rappresentano un campione di alcunché. E' difficile misurare la diffusione del malcontento nella Cisl, potrebbe essere confinato a una scarsa minoranza di iscritti e simpatizzanti, che del resto non hanno mai fatto sentire la loro voce in circostanze ufficiali. Ciò che la lettura di questi commenti segnala però è che ormai la posizione di Bonanni e del segretario di categoria Giovanni Faverin viene generalmente identificata con quella di Brunetta e del governo.
Identità di vedute. Bisogna dire che Faverin e gli altri dirigenti della Funzione pubblica non fanno molto per distinguere le loro idee da quelle del ministro. In passato era già successo che il fronte del sindacato confederale si spaccasse (anche se nel pubblico impiego in verità è la prima volta che accade); ma quando sceglievano di firmare senza la Cgil, i cislini non rinunciavano mai a un atteggiamento dialettico e se necessario polemico nei confronti del governo, quantomeno nella forma. Adesso invece nelle posizioni pubbliche della Cisl sembra quasi che la vera controparte sia diventata la Cgil. Mentre si esibisce una grande omogeneità di vedute con Brunetta.
La lettera. Nelle comunicazioni interne poi l'affinità di intenti fra il sindacato e il ministro della Pubblica amministrazione viene messa ancora più in rilievo. Mi è capitato ad esempio di leggere una lettera inviata ai dirigenti della categoria Fps dal segretario nazionale Daniela Volpato. Nell'allegare la bozza del decreto Brunetta, la Volpato scrive: "Lo schema di decreto rappresenta l’avvio del percorso applicativo della legge delega n. 15/2009 di riforma delle Pubbliche Amministrazioni e del lavoro pubblico di cui condividiamo obiettivi e strategie". Una precisazione che chiarisce una volta per tutte la linea del sindacato, a scanso di equivoci.
Una specie di lapsus. Si può essere più espliciti di così? Sì, e lo ha dimostrato alcuni giorni fa il segretario generale Faverin, intervenendo a un seminario pubblico. Cito testualmente un passaggio del suo discorso: "E' la sfida che abbiamo lanciato con l'accordo di secondo livello e con l'abbracciare anche molte delle proposte di Renato Brunetta. Proposte che io condivido, e lo dico. Lasciamo stare il modo, la strategia di comunicazione, cioè l'usare l'opinione pubblica come elemento di spinta perché avvengano le cose. Io ne sono intimamente convinto". Subito dopo Faverin pronuncia una frase che inizialmente suona come una specie di lapsus: "Se Renato ha il coraggio di dire..." Fra i presenti qualcuno lo interrompe: e chi sarebbe questo Renato? Il segretario non si tira indietro e risponde: "Renato è Brunetta, Renato è il mio amico Renato Brunetta".
Etichette:
Brunetta Renato,
Cisl,
Faverin Giovanni
mercoledì 15 aprile 2009
Brunetta e il terremoto: lo Stato c'è, gli statali no
In questo blog cerchiamo di concentrarci soprattutto sui fatti, ma quando una politica è fatta prevalentemente di chiacchiere diventa a volte inevitabile occuparsi anche delle parole. In questi giorni di tragedia e di emergenza abbiamo sentito tanta retorica sull'efficienza dei soccorsi in Abruzzo e sul generoso impegno dei soccorritori. Quasi tutti hanno tessuto l'elogio dei "volontari della Protezione civile", come se la Protezione civile non fosse composta anche di dipendenti pubblici.
Ma le dichiarazioni che più colpivano erano quelle del ministro Brunetta. Il quale ha rimarcato con orgoglio che nelle zone colpite dal terremoto "lo Stato c'è". Ha detto proprio così, "lo Stato". Non gli statali. Quelli esistono solo quando le cose funzionano male. Quando invece funzionano bene allora lo Stato non è più composto di persone. Non esistono più i vigili del fuoco, i medici, gli infermieri, gli impiegati e i funzionari ministeriali che partecipano ai soccorsi, i dipendenti delle amministrazioni locali. C'è solo lo Stato. Che poi nelle parole del ministro diventa sinonimo di "il governo". Insomma, per essere più espliciti, secondo Brunetta quello che ha funzionato in Abruzzo è stato Brunetta stesso. Anzi no, il merito va condiviso con il sottosegretario Bertolaso, che peraltro è anche "il migliore capo della Protezione civile d'Europa".
Una dimenticanza? Colui che (impropriamente) si definisce "il capo del personale di 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici" di fronte a una prova decisiva per le strutture della pubblica amministrazione si dimentica di ringraziare le persone di cui si proclama direttore. Nelle famose aziende private tante volte portate ad esempio da Brunetta in genere non funziona così. Qualunque manager prima o poi fa i complimenti ai suoi dipendenti. Ma probabilmente non si tratta di una dimenticanza. L'esperienza di questo primo anno di governo ha dimostrato che l'attacco allo statale fannullone paga molto in termini di consenso, mentre l'elogio dello statale lavoratore è molto meno redditizio. E' un ragionamento che abbiamo già fatto in passato su PUBBLICO DOMINIO, e che probabilmente è stato fatto anche dal ministro.
Post scriptum. Ma siamo poi sicuri che in Abruzzo ci sia stata tanta efficienza? Personalmente, non sono in grado di pronunciarmi. Per esprimere un giudizio attendibile bisognerebbe essere stati sul posto, aver visto di persona cosa sta accadendo, e poi avere vissuto l'esperienza di altri terremoti passati in Italia, e magari anche di altre calamità avvenute all'estero, per poter fare il paragone con ciò che accade in questi casi negli altri paesi. Può darsi che dai diversi confronti alla fine la "macchina dei soccorsi" abruzzese risulti davvero molto ben congegnata, ma escludo che le tante lodi ascoltate in questi giorni siano il frutto di analisi approfondite e competenti. Certo, non basta aver visto un servizio al telegiornale per sentenziare che in Abruzzo "le cose hanno funzionato".
Ma le dichiarazioni che più colpivano erano quelle del ministro Brunetta. Il quale ha rimarcato con orgoglio che nelle zone colpite dal terremoto "lo Stato c'è". Ha detto proprio così, "lo Stato". Non gli statali. Quelli esistono solo quando le cose funzionano male. Quando invece funzionano bene allora lo Stato non è più composto di persone. Non esistono più i vigili del fuoco, i medici, gli infermieri, gli impiegati e i funzionari ministeriali che partecipano ai soccorsi, i dipendenti delle amministrazioni locali. C'è solo lo Stato. Che poi nelle parole del ministro diventa sinonimo di "il governo". Insomma, per essere più espliciti, secondo Brunetta quello che ha funzionato in Abruzzo è stato Brunetta stesso. Anzi no, il merito va condiviso con il sottosegretario Bertolaso, che peraltro è anche "il migliore capo della Protezione civile d'Europa".
Una dimenticanza? Colui che (impropriamente) si definisce "il capo del personale di 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici" di fronte a una prova decisiva per le strutture della pubblica amministrazione si dimentica di ringraziare le persone di cui si proclama direttore. Nelle famose aziende private tante volte portate ad esempio da Brunetta in genere non funziona così. Qualunque manager prima o poi fa i complimenti ai suoi dipendenti. Ma probabilmente non si tratta di una dimenticanza. L'esperienza di questo primo anno di governo ha dimostrato che l'attacco allo statale fannullone paga molto in termini di consenso, mentre l'elogio dello statale lavoratore è molto meno redditizio. E' un ragionamento che abbiamo già fatto in passato su PUBBLICO DOMINIO, e che probabilmente è stato fatto anche dal ministro.
Post scriptum. Ma siamo poi sicuri che in Abruzzo ci sia stata tanta efficienza? Personalmente, non sono in grado di pronunciarmi. Per esprimere un giudizio attendibile bisognerebbe essere stati sul posto, aver visto di persona cosa sta accadendo, e poi avere vissuto l'esperienza di altri terremoti passati in Italia, e magari anche di altre calamità avvenute all'estero, per poter fare il paragone con ciò che accade in questi casi negli altri paesi. Può darsi che dai diversi confronti alla fine la "macchina dei soccorsi" abruzzese risulti davvero molto ben congegnata, ma escludo che le tante lodi ascoltate in questi giorni siano il frutto di analisi approfondite e competenti. Certo, non basta aver visto un servizio al telegiornale per sentenziare che in Abruzzo "le cose hanno funzionato".
Etichette:
Brunetta Renato,
fannulloni,
protezione civile,
vigili del fuoco
venerdì 3 aprile 2009
Mentre Brunetta parla di donne, Tremonti congela le liquidazioni
Parlare d'altro, divagare, buttarla in caciara. E' la tecnica ben nota adottata dai governi nell'era dei mass media, un espediente talmente sfruttato e risaputo che ormai viene la nausea persino a denunciarlo. Accusare un premier o un ministro di averla sparata grossa solo per distrarre l'attenzione da ciò che si sta davvero facendo: è diventato un luogo comune così sentito e risentito che ormai anche questa accusa suona come un'arma dialettica spuntata.
D'altra parte che cosa si può dire dopo una giornata come quella di ieri? Telegiornali, giornali radio, siti internet si sono tuffati sulla grande chiacchiera del giorno: l'attacco del ministro Brunetta alle dipendenti statali che "vanno a fare shopping durante l'orario di lavoro". Nel frattempo le agenzie di stampa battevano un'altra notizia, passata del tutto inosservata. Cioè questa: alla Camera il governo ha presentato un articolo di legge per bloccare le liquidazioni dei dipendenti pubblici con 40 anni di contributi.
Da una parte le discussioni da bar di un ministro, senza alcuna conseguenza pratica; dall'altra le misure concrete che il governo sta assumendo per tagliare i costi del personale. Quale delle due notizie meritava di più un titolo di giornale? A leggere i quotidiani di oggi non ci sono dubbi, la notizia del giorno è il discorso di Brunetta sulle assenteiste. Permettetemi però di confessare i miei dubbi in proposito. (Per chi poi fosse interessato alla vicenda delle liquidazioni e della legge presentata dal governo, ecco l'articolo che ho scritto per il Messaggero.it)
Va precisato che questa volta il ricorso alle armi di distrazioni di massa non è stato intenzionale, o quanto meno non era stato calibrato in modo così scientifico. A quanto ci risulta, la norma sulle liquidazioni non è opera di Brunetta, è stata scritta da qualche collaboratore di Tremonti al ministero dell'Economia. Forse il ministro della Pubblica amministrazione non ne era neppure a conoscenza. Dunque quando ha parlato di donne che fanno la spesa Brunetta non pensava di coprire la notizia vera con un'altra apparente. Ha semplicemente fatto quello che fa tutti i giorni: ha tirato una mazzata contro i dipendenti pubblici (questa volta è toccato alle donne) per attirare l'attenzione su di sé e guadagnarsi le simpatie di tutti gli altri italiani. E' una scelta di comunicazione che gli ha consentito di diventare, stando ai sondaggi, il ministro più amato dagli italiani. Chiamatelo fesso!
D'altra parte che cosa si può dire dopo una giornata come quella di ieri? Telegiornali, giornali radio, siti internet si sono tuffati sulla grande chiacchiera del giorno: l'attacco del ministro Brunetta alle dipendenti statali che "vanno a fare shopping durante l'orario di lavoro". Nel frattempo le agenzie di stampa battevano un'altra notizia, passata del tutto inosservata. Cioè questa: alla Camera il governo ha presentato un articolo di legge per bloccare le liquidazioni dei dipendenti pubblici con 40 anni di contributi.
Da una parte le discussioni da bar di un ministro, senza alcuna conseguenza pratica; dall'altra le misure concrete che il governo sta assumendo per tagliare i costi del personale. Quale delle due notizie meritava di più un titolo di giornale? A leggere i quotidiani di oggi non ci sono dubbi, la notizia del giorno è il discorso di Brunetta sulle assenteiste. Permettetemi però di confessare i miei dubbi in proposito. (Per chi poi fosse interessato alla vicenda delle liquidazioni e della legge presentata dal governo, ecco l'articolo che ho scritto per il Messaggero.it)
Va precisato che questa volta il ricorso alle armi di distrazioni di massa non è stato intenzionale, o quanto meno non era stato calibrato in modo così scientifico. A quanto ci risulta, la norma sulle liquidazioni non è opera di Brunetta, è stata scritta da qualche collaboratore di Tremonti al ministero dell'Economia. Forse il ministro della Pubblica amministrazione non ne era neppure a conoscenza. Dunque quando ha parlato di donne che fanno la spesa Brunetta non pensava di coprire la notizia vera con un'altra apparente. Ha semplicemente fatto quello che fa tutti i giorni: ha tirato una mazzata contro i dipendenti pubblici (questa volta è toccato alle donne) per attirare l'attenzione su di sé e guadagnarsi le simpatie di tutti gli altri italiani. E' una scelta di comunicazione che gli ha consentito di diventare, stando ai sondaggi, il ministro più amato dagli italiani. Chiamatelo fesso!
Etichette:
Brunetta Renato,
informazione,
Liquidazioni,
pensione,
Tremonti Giulio
Iscriviti a:
Post (Atom)